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STATO DEI NEGOZIATI DEL WTO E MOBILITAZIONI INTERNAZIONALI
Dopo lo stallo seguito al fallimento del Vertice di Seattle, sebbene in forma meno evidente e pubblicizzata, i negoziati sulla liberalizzazione del commercio sono andati avanti nelle stanze
dell'Omc.
Come è noto, le negoziazioni avvengono in modo "informale" tra i principali paesi (e blocchi di paesi) che partecipano al commercio mondiale. Tale "struttura" viene chiamata QUAD e comprende Stati Uniti, Unione Europea, Giappone e Canada (la Cina sta per entrarvi). Sono questi che determinano davvero lo stato delle negoziazioni, anche se da dopo Seattle comincia a formarsi un fronte di paesi meno avanzati
(1).
Le tappe della preparazione del Vertice di Doha
(previsto per il 9-13 novembre, con la partecipazione dei 142 membri dell'Omc)
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Mexico City, 31 agosto - 1 settembre 2001: si sono riuniti 18 paesi chiave dell'Omc
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Ginevra, 4 settembre 2001: a Ginevra è stata annunciata una prima bozza della dichiarazione finale di Doha per la fine di settembre. Quello stesso giorno, il Financial Times ha pubblicato una serie di punti essenziali da risolvere prima del vertice in Qatar:
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le richieste di revisione dell'implementazione degli accordi esistenti avanzate dai paesi meno avanzati devono essere soddisfatte prima del vertice, perché si possa parlare di "development round" (formula inventata per far passare l'esigenza di un nuovo round di negoziati)
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bisogna risolvere le controversie relative all'accordo sull'agricoltura, in particolare per quanto concerne l'abolizione dei sussidi e il miglioramento dell'accesso al mercato da parte dei paesi più
ricchi
Note
(1) Ricordiamo che durante i giorni di Seattle, oltre 70 paesi hanno sottoscritto un comunicato comune che denunciava la mancanza di democraticità all'interno dell'Omc e poneva questo come il problema da risolvere prima di procedere a ulteriori negoziati per la liberalizzazione.
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- Punta del Este, 3 - 5 settembre 2001: si è riunito il Gruppo di Cairns, formato dai principali paesi esportatori di prodotti agricoli, che ha formulato una serie di richieste per Doha:
- l'accordo sull'agricoltura deve essere pienamente integrato all'interno dell'Omc (esattamente la posizione opposta rispetto ai sindacati contadini e altre organizzazioni della società civile, che invece chiedono l'esclusione dell'agricoltura dai negoziati dell'Omc)
- l'accordo va riformato nel senso di un'effettiva abolizione dei sussidi all'esportazione e alla produzione in agricoltura e di un migliore accesso ai mercati dei paesi più avanzati
deve essere concesso un trattamento preferenziale ai prodotti strategici per i paesi meno avanzati
- necessità di trovare soluzioni entro il 2003, anno in cui scade la cosiddetta "peace clause"
- Bruges, 6 e 7 settembre 2001: si sono riuniti i ministri del commercio con l'estero dell'UE, che hanno ribadito che il mandato del Commissario europeo Lamy per Doha è identico a quello per Seattle
Dopo 11 settembre:
Terrorismo e Omc
La situazione che si è creata dopo l'11 settembre sta ovviamente determinando una serie di conseguenze sul piano delle relazioni multilaterali. In generale, si consolida una sensibile diversità di posizioni tra il gruppo di paesi del "nord" (e tra essi soprattutto Usa e Ue) e quello del "sud". I sostenitori del libero commercio sostengono che la liberalizzazione ulteriore è un passaggio necessario anche in termini di pacifiche relazioni tra stati, oltre che per ripartire meglio i vantaggi dell'economia globale e sono dunque favorevoli al lancio di un nuovo ciclo di negoziati. I paesi meno avanzati, dal canto loro, lamentano che un ulteriore impulso in questo senso non potrà che aggravare le differenze e quindi sono contrari ad allargare i negoziati a nuovi settori prima di una revisione dei trattati esistenti.
Ma c'è un dato reale che rischia di portare acqua al mulino dei sostenitori di un nuovo ciclo di negoziati: l'effetto "economico" degli attacchi dell'11 settembre, che si innesta su una situazione di crisi già in corso, si traduce in un rallentamento generale dei flussi commerciali, dovuto al rafforzamento delle misure di sicurezza. Ciò determina un aumento del costo di produzione, dal momento che implica il passaggio dall'attuale modello di produzione "just-in-time", fondato sulla fluidità dei flussi, ad un modello (più costoso) di produzione "just-in-case" di stock di magazzino. L'effetto che si produce è di uno choc dal lato dell'offerta, molto simile ad un aumento del prezzo del petrolio, che tende a provocare inflazione sui prezzi e contrazione della produzione reale. Secondo alcuni economisti, una rapida riduzione delle tariffe e delle barriere doganali potrebbe compensare questo effetto, almeno in parte. Se questo argomento ha un senso nel brevissimo periodo, d'alta parte gli obiettivi di lungo periodo danno ragione a quanti sostengono che l'apertura di nuovi settori (come i servizi) al mercato non farebbe altro che peggiorare i disequilibri globali e dunque renderebbe più profonda la crisi.
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- Si sono succedute, sia da parte degli Usa che dell'Ue, le dichiarazioni di
rilancio dei negoziati dell'Omc, visti come strumento di garanzia della democrazia globale e della pace. E' anche cominciato un balletto su Doha si - Doha no: si sono alternate per settimane le dichiarazioni sullo slittamento del vertice, sul suo spostamento in un altro paese, ecc. Al momento è confermato il vertice dal 9 al 13 novembre a Doha
- il 17 settembre la Cina ha completato l'iter per l'ingresso ufficiale nell'Omc, che dovrebbe essere formalizzato proprio durante il vertice di Doha
- il 18 settembre il commissario europeo Pacal Lamy ha incontrato le ONG (l'80% delle organizzazioni presenti era costituito da gruppi di interesse economico, quelle che Friends of the Earth International ha classificato come BINGOs, Business Initiated Ngos, vale a dire organizzazioni non governative costituite da lobby e che faranno la parte del leone anche a Doha). Durante l'incontro, Lamy ha fatto una serie di dichiarazioni rispetto alla posizione europea, che però vanno oltre il mandato a suo tempo conferitogli per Seattle e riaffermato pochi giorni prima dai ministri UE:
- l'Ue sosterrà la considerazione degli
aspetti non commerciali dell'agricoltura, in particolare il cosiddetto principio
precauzionale, che consente ad uno stato o ad un'organizzazione regionale di bloccare le importazioni di prodotti considerati dannosi per la salute pubblica (questione sulla quale in passato l'UE è stata condannata a forti sanzioni su ricorso degli Usa in merito alla "carne agli ormoni"). Si tratta anche dell'intera questione degli Organismi Geneticamente Modificati (OGM)
- l'UE sosterrà la concessione di un regime preferenziale ai paesi meno avanzati, punto sul quale si era già vagamente impegnata a Seattle
- l'UE ha assunto un generico impegno a sostenere la collaborazione tra OMC e Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) per quanto riguarda le cosiddette
"clausole sociali e ambientali" degli accordi commerciali, punto estremamente controverso tra i sindacati internazionali
- il 20 e 21 settembre si è svolto a Hong Kong il congresso della lobby dei servizi (World Congress Services), sponsorizzato dalla stessa Omc e dall'Ocse: la richiesta è ovviamente di dare corso al Gats durante il vertice di Doha
LA BOZZA DELLA DICHIARAZIONE FINALE DI DOHA
il 26 settembre è stata diffusa la prima bozza della dichiarazione ministeriale per
Doha:
- premessa: centralità dell'Omc nel sistema del commercio mondiale; accenno agli standard sul lavoro con generica promessa di collaborazione con l'OIL; tutela ambientale consentita se non si traduce in protezionismo (UE insoddisfatta per la debolezza dell'affermazione; paesi meno avanzati contrari); soddisfazione per l'ingresso della Cina; richiamo alla trasparenza interna e alla necessità di "far comprendere i benefici del sistema Omc"; non si fa più alcun accenno né al "Millennium", né al "Development Round", non si parla più di round in generale
- agricoltura: non compare nel testo, che rimanda a "ulteriori consultazioni"
I punti del negoziato sull'agricoltura
La doverosa premessa è che su questo accordo pende una spada di Damocle che ne esaspera i tempi: nel 2003, infatti, scadrà la cosiddetta "peace clause" (clausola di pace) e membro dell'Omc potrà fare ricorso contro un altro stato in merito ai sussidi (dichiarati e non) alla produzione e all'esportazione di prodotti agricoli.
I punti in discussione sono:
1. crediti all'esportazione
2. accesso al mercato
3. sussidi interni
4. sicurezza alimentare
5. salute alimentare
6. aiuti alimentari
Secondo l'Omc, l'orientamento nella discussione di questi punti deve essere verso l'eliminazione delle distorsioni del mercato. I paesi meno avanzati, invece, pongono un problema di riequilibrio, in particolare per quanto concerne il punto 2 (accesso al mercato): le barriere tariffarie e non tariffarie sui loro prodotti, infatti, in qualche caso ammontano al 200-300% del prezzo all'entrata. Denunciano, inoltre, che all'interno dei paesi Ocse i sussidi sono in aumento e chiedono un accesso minimo ai mercati più ricchi, garantito attraverso un sistema di quote, la riduzione delle barriere e delle tariffe e l'eliminazione dei sussidi.
Sul punto 4 (sicurezza alimentare), i paesi meno avanzati chiedono di poter introdurre misure di protezione dei propri mercati, da includere in un apposito sistema ("development box"). Sul punto 5 (salute alimentare), l'Ue insiste sulla necessità di deroghe al regime Omc per salvaguardare la salute pubblica (principio precauzionale), mentre insiste per mantenere i
sussidi interni, come del resto Usa e Giappone.
E' utile ricordare, a questo proposito, che nel 2001 gli Usa finanziano sussidi agricoli per ben 32.300 milioni di dollari, pari al 25-30% dell'intera produzione. I paesi meno avanzati, dal canto loro, riescono a malapena a coprire il 5% della produzione. La Politica Agricola Comunitaria (Pac) dell'UE assorbe circa il 50% dell'intero bilancio comunitario.
I paesi meno avanzati
Non esiste un'unica posizione dei paesi meno avanzati, nonostante il processo di liberalizzazione dell'agricoltura sia astato lo stesso, come identici sono i problemi che ne sono derivati, soprattutto in termini di crisi del settore interno e crescente dipendenza dalle importazioni.
Il Gruppo di Cairns, che riunisce i principali paesi esportatori agricoli, preme per una ulteriore liberalizzazione; i paesi importatori di prodotti agricoli chiedono un migliore accesso al mercato dei paesi più ricchi e il diritto di proteggere i loro fragili sistemi dalla concorrenza internazionale (dumping). L'opposizione dei paesi meno avanzati alla liberalizzazione del settore risulta debole e insufficiente rispetto ai problemi da affrontare. I motivi sono essenzialmente due: hanno accettato la liberalizzazione in cambio di
promesse (mai mantenute) per un migliore accesso dei loro prodotti ai mercati più
ricchi; la liberalizzazione è stata loro imposta già da almeno venti anni, attraverso i
Piani di Aggiustamento Strutturale di Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale, che hanno ridotto il livello delle loro tariffe ben al di sotto degli impegni previsti dall'Omc (la Bolivia, per es., doveva tagliare le proprie tariffe fino al 40% secondo l'Omc, ma i Pas le hanno fatte arrivare al 10%). Come se non bastasse, molti governi hanno svenduto concessioni in materia di liberalizzazione dei mercati agricoli in cambio di vaghi impegni su assistenza tecnica e aiuto alimentare.
Il Vertice sulla sovranità alimentare dell'Havana ( 3-7 sett. 2001) e le posizioni di Via Campesina
La dichiarazione finale del Vertice dell'Havana ribadisce il diritto dei popoli alla sovranità alimentare, condanna la liberalizzazione economica dell'Omc, della Bm e del Fmi, e avanza una serie di richieste:
- sovranità alimentare basata su un'agricoltura fortemente legata al territorio, su piccola scala e rispettosa dei diritti di coloro che vi lavorano
- riconoscimento dei diritti, dell'autonomia e della cultura delle popolazioni indigene, in particolare per quanto concerne il controllo del territorio, delle risorse e delle conoscenze
- obbligo degli stati di garantire un'alimentazione sana per tutti: l'accesso al cibo è un diritto
- processi radicali di riforma agraria per garantire ai contadini equo accesso alle risorse produttive (terra, acqua, semi), ai finanziamenti (accesso al credito) e alla formazione
- adozione da parte dell'Onu di una "Convenzione sulla Sovranità Alimentare e sul Benessere Nutrizionale", cui siano subordinati tutti gli accordi commerciali
- esclusione di alimentazione, agricoltura e pesca dagli accordi dell'Omc
- no ai brevetti sulle forme viventi e all'estensione del campo di azione dell'Omc
- nuovo ordine internazionale per il commercio, sotto l'egida dell'Unctad (Onu)
- sospensione immediata delle pratiche di dumping sui prodotti alimentari
- no all'ALCA
- sospensione del NAFTA rispetto all'agricoltura
- lotta alla biopirateria e bando degli Ogm destinati al consumo, con l'applicazione del principio precauzionale
- valorizzare i sistemi produttivi locali, diversificati e sostenibili
- valorizzare il ruolo delle donne in agricoltura
- riforma delle politiche degli aiuti alimentari, per combattere la dipendenza e la distorsione dei mercati locali che generano
- condanna degli embarghi
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- servizi: soddisfazione per il rinnovo del GATS (Accordo Generale su Commercio e Servizi), voluto in particolare dal QUAD
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Il GATS (negoziazioni aperte nel febbraio 2000)
"Il Gats fornisce garanzie su un più ampio numero
di regole e leggi del Gatt: il diritto di stabilire
presenze commerciali ovunque e l'obbligo a trattare
i servizi esteri equamente in tutte le aree dei regolamenti
nazionali estende la portata dell'accordo ad aree sinora
mai considerate come politica commerciale"
Renato Ruggiero, ex direttore generale dell'Omc |
Si tratta di un accordo firmato nel 1994 a Marrakesh, all'atto della costituzione dell'Omc e sostiene la continua liberalizzazione dei servizi attraverso periodiche trattative. Le regole del GATS non riguardano solo i servizi destinati all'esportazione (cross-border), ma si applicano a tutti i livelli di governo: da quello nazionale agli enti locali. Gli impegni che gli stati assumono sottoscrivendo questo tipo di accordi, inoltre, sono praticamente irreversibili, dato il funzionamento dell'Omc. Dell'accordo fanno parte anche gli investimenti esteri, ragione per cui il Gats è stato definito il "Mai bis".
Ricordiamo che il settore dei servizi costituisce il 60% del Pil dei paesi più avanzati e il 50% degli altri paesi. Il valore totale del commercio di servizi ammontava, nel 1999, a 1.350 miliardi di dollari, equivalemte a circa ¼ del commercio di beni. I paesi industrializzati esportano il 71% dei servizi totali e ne importano il 67%. Nell'UE, i servizi assorbono il 2/3 dell'economia e dell'occupazione (di cui l'80% è femminile). Negli Usa, essi hanno rappresentato 1/3 della crescita nazionale degli ultimi 5 anni.
Le tipologie di servizi individuate dal Gats sono:
1) fornitura transfrontaliera (es. servizi bancari)
2) consumo all'estero (es. chi si fa curare in un ospedale all'estero)
3) presenza commerciale (es. filiale all'estero per la fornitura di servizi)
4) presenza di persone fisiche (es. chi esercita la propria professione all'estero)
In generale, vengono definiti servizi oggetto dell'accordo, e dunque oggetto di liberalizzazione, tutti quei servizi che "comportano un pagamento".
Il Gats prevede due tipi di regole per il libero commercio dei servizi:
- obblighi generali: norme che si applicano a tutti i tipi di servizi
- impegni specifici: norme che si applicano ai servizi inclusi in liste concordate dai singoli paesi e che possono prevedere delle esclusioni (comunque destinate ad essere ridotte). In ogni caso, vanno rispettati i due principi base dell'Omc:
trattamento nazionale e accesso al mercato.
Trattamento nazionale
Secondo questo principio, nessuno stato può discriminare un fornitore straniero sul territorio nazionale, né porre vincoli ai suoi investimenti (diventano illegittime, per esempio, le normative relative all'obbligo di assumere una percentuale di personale locale, di trasferire tecnologia e formazione, di fornire servizi ad un prezzo "sociale", e così via). Il divieto di discriminazioni vale anche per quelle di fatto, oltre che per quelle giuridicamente definite. E questo a tutti i livelli di governo, inclusi gli enti locali. Diventano quindi illegittimi i bandi municipali, che dovranno essere aperti alla concorrenza internazionale.
Accesso al mercato
In base a questo principio, diventano - di fatto - obbligatorie e definitive le privatizzazioni, dal momento che le attuali partecipazioni pubbliche non potranno essere fissate per legge, ma saranno in concorrenza con capitali privati, anche stranieri. L'accordo rende sanzionabile anche l'obbligo di una quota di partecipazione nazionale a joint ventures con fornitori stranieri: la golden share diventa dunque illegittima. Allo stesso modo, gli enti locali non potranno più porre restrizioni alle licenze commerciali o edilizie.
GATS E SERVIZI PUBBLICI
La liberalizzazione imposta da questo accordo travolgerà definitivamente i servizi pubblici come la sanità, l'istruzione, la fornitura di utenze e i trasporti. Questi settori sono già stati ampiamente spostati sotto il controllo del mercato, attraverso i processi nazionali di privatizzazione, i piani di aggiustamento strutturale ed i tagli alla spesa pubblica. L'adozione definitiva del Gats renderà
irreversibili tutti questi processi, a prescindere dalla volontà successiva di singoli governi. Le norme del sistema Omc, inoltre, sono accompagnate da un
potente sistema di sanzioni.
Lo spostamento dei servizi pubblici sul mercato, evidentemente, determina l'esclusione da essi di tutti coloro che non hanno un reddito sufficiente e la totale marginalità dei senza reddito. Trattandosi di una vera e propria sottrazione di reddito reale, inoltre, esso provoca un immediato impoverimento dei lavoratori dipendenti, costretti a destinare quote crescenti di salario al pagamento di servizi prima forniti dallo stato.
Il concetto di "servizio pubblico"
Ci sono tre possibili definizioni di servizio pubblico, a seconda del punto di osservazione:
1) sono pubblici i servizi considerati "bene comune"
2) sono pubblici i servizi "destinati al pubblico", in modo universale e a condizioni accessibili
3) sono pubblici i servizi "forniti da un entità pubblica", sia essa direttamente lo stato, una sua agenzia o un'impresa pubblica
La definizione che ne dà il Gats non rientra in nessuna di queste. L'accordo, infatti, definisce
pubblici i servizi che "non comportano un pagamento e non sono offerti in concorrenza con altri
fornitori".
Secondo questa generica definizione, non sono da considerarsi pubblici l'istruzione (le tasse universitarie, ad es., sono una forma di pagamento e la presenza di università private rende il servizio "offerto in concorrenza"), le prestazioni sanitarie (ticket), i trasporti (biglietti) e così via.
E' opportuno ricordare l'entità del mercato potenziale oggetto delle negoziazioni relative al Gats:
- Sanità: 3.500 miliardi di $ l'anno
- Istruzione: 2.000 miliardi di $ l'anno
- Acque: 1.000 miliardi di $ l'anno.
TORNA L'ACCORDO MULTILATERALE SUGLI INVESTIMENTI (AMI)
L'aspetto più preoccupante dell'Accordo Gats è quello relativo alla cosiddetta "protezione degli investimenti esteri". Nella parte relativa alle garanzie di accesso e alla trasparenza, infatti, l'Accordo introduce il
diritto per le imprese di perseguire direttamente uno stato o un ente pubblico che ritenga responsabile di limitazioni o danni ai propri investimenti. Si tratta delle introduzione nel corpo normativo dell'Omc dei due principi cardine del fallito Ami e presenti nell'accordo Nafta: le clausole
investor-to-state e roll-back. La prima, come detto sopra, dà il diritto alle imprese nazionali e straniere di citare direttamente in giudizio stati o enti locali (e non più attraverso il proprio governo, come finora accaduto in ambito Omc). La seconda di fatto costringe, attraverso l'imposizione di sanzioni, a rimuovere la normativa contestata. Inutile dire, a questo riguardo, che non viene introdotta analoga possibilità per stati e enti locali contro investitori privati.
Questo tipo di previsioni vedono l'accordo dell'Ue, che le recepisce pienamente nei punti oggetto del mandato di Lamy per Doha (votato la settimana scorsa dal Parlamento europeo) e, ovviamente, la spinta degli Usa.
Si oppongono decisamente, come è naturale, i paesi meno avanzati e le campagne internazionali no-global, che chiedono che investimenti e concorrenza non siano settori oggetto del nuovo round di liberalizzazione (moratoria), ma che costituiscano, invece, oggetto di un attento studio di valutazione di impatto sulle economie meno avanzate. |
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- accesso al mercato per i prodotti
industriali: tema che non fa parte dell'agenda dell'Omc. La bozza fa riferimento ad un nuovo accordo per la riduzione delle tariffe sui prodotti "non agricoli": a vantaggio dei paesi industrializzati, ovviamente, con la forte opposizione di tutti quelli meno avanzati
- TRIPS (diritti di proprietà
intellettuale): mandato al Comitato interno all'Omc per risolvere i conflitti tra questo accordo e la Convenzione sulla biodiversità (Protocollo di Montreal, gennaio 2000). Manca ogni riferimento alla decisiva questione dei medicinali, sulla quale dovrebbe esserci una dichiarazione ad hoc
- Investimenti: si prefigurano due possibilità:
1) avvio dei negoziati per un accordo su questo, sul modello del Gats (UE favorevole);
2) mandato al gruppo di studio ad hoc per la prossima conferenza (opzione dei paesi meno avanzati). Idem per le regole relativa alla concorrenza
- Appalti governativi: nuovo accordo multilaterale sulla trasparenza (opposizione dei paesi meno avanzati e del gruppo dei paesi africani, che in generale sono contrari all'estensione dei negoziati a nuovi settori prima di una verifica degli accordi esistenti e dei disequilibri che hanno prodotto)
- Commercio e ambiente, piccole economie, commercio-debito-finanza, trasferimento di tecnologie: mandato ad appositi gruppi di studio
LE CAMPAGNE INTERNAZIONALI E GLI APPUNTAMENTI
- su posizioni opposte, ovviamente, troviamo tutte le campagne internazionali: in particolare, negli Usa ha ripreso slancio al
campagna contro la concessione della "Trade promotion authority" a Bush per Doha: si tratta di quello che prima veniva chiamato "fast track", e cioè la possibilità per il Presidente di negoziare accordi commerciali senza possibilità per il Congresso di modificarli successivamente, ma solo di approvarli o bocciarli in toto. La campagna è sostenuta dall'intera coalizione presente a Seattle ed è anche collegata alla contestazione dell'ALCA (Area di Libero Commercio delle Americhe), oggetto delle proteste di aprile in Argentina e Quebec e di un'ampia mobilitazione in tutta l'America Latina.
- dal 13 al 16 novembre si svolgerà a Cuba un incontro continentale per lanciare la
mobilitazione popolare contro l'ALCA, ed in particolare l'indizione di plebisciti in tutti i paesi interessati. La questione dell'ALCA è anche intimamente legata al
Plan Colombia, definito il suo "braccio armato", volto ad esasperare il conflitto interno in Colombia e, più in generale, alla stabilizzazione politico-sociale dell'intero continente.
- Shrink or sink: Il mondo non è in
vendita: è la piattaforma internazionale della società civile sull'Omc, i cui punti essenziali sono:
- No ad un nuovo round e no all'estensione delle negoziazioni ad altri settori (in particolare, investimenti e concorrenza e appalti governativi);
- Moratoria degli accordi esistenti per valutarne l'impatto, in particolare sui paesi economicamente meno avanzati:
- L'Omc non deve occuparsi di ambiti che insistono sui diritti sociali e i bisogni di base delle popolazioni (acqua, cibo, servizi sociali, salute, ambiente, biodiversità)
- Escludere i servizi pubblici essenziali dal Gats
- Impedire che i Gats limiti la sovranità degli stati su ambiente, salute e altri interessi pubblici
- Limitare la protezione dei brevetti su semi e medicine essenziali
- Divieto di brevettare forme viventi
- No all'Accordo sull'Agricoltura
- No alla liberalizzazione degli investimenti: no ad un nuovo accordo, no alle norme specifiche nel Gats
- Concessione di un trattamento speciale e differenziato per i paesi meno avanzati
- Gli accordi dell'Omc devono sottostare alle Dichiarazioni e Convenzioni ONU su ambiente, biodiversità, diritti del lavoro, etc.
- Democrazia e trasparenza dei processi decisionali all'interno dell'Omc
- Modifica del sistema di risoluzione delle dispute
- Cancellazione totale del debito estero
- Fine piani di aggiustamento strutturale di Bm e Fmi
- Stop the Gats attack: si tratta di una campagna internazionale contro l'accordo sui servizi (Gats), lanciata da Public Citizen (l'organizzazione di Ralph Nader), da Public Services International (sindacato internazionale dei lavoratori dei servizi pubblici) e da tutte le campagne contro l'Ami e dalle organizzazioni internazionali dei sindacato (ICFTU, CES, ecc.). Le richieste principali sono:
- Moratoria immediata sui negoziati relativi ai servizi
- Valutazione dell'impatto del Gats nei primi 5 anni di applicazione, da farsi con il coinvolgimento delle istanze democratiche e dei cittadini di ogni stato membro
- Riaffermare il dovere degli stati di garantire a tutta la popolazione l'accesso ai servizi pubblici essenziali per l'effettivo godimento dei diritti umani, sociali e politici sanciti dalle Nazioni Unite
- Eliminare dall'attuale accordo le clausole che limitano la potestà degli stati di introdurre requisiti minimi in materia di salute e sicurezza
- Introdurre clausole di salvaguardia per il servizi pubblici
- Finanziare i paesi meno avanzati nel garantire servizi essenziali a tutta la popolazione
- Coinvolgimento effettivo delle popolazioni in ogni futura negoziazione riguardante i servizi
- Interrompere ogni pressione da parte di Bm e Fmi per l'ulteriore privatizzazione dei servizi nei paesi posti sotto la loro tutela
- dal 5 all'8 novembre si svolgerà a Beirut il controvertice della società civile
sull'Omc. Partecipano tutte le campagne internazionali, Via Campesina, i sindacati e le Ong, nonché il comitato di organizzazione del secondo Forum sociale Mondiale di Porto Alegre.
- il 9 novembre è la giornata scelta dai sindacati internazionali per la mobilitazione contro l'Omc. Vi aderiscono le organizzazioni internazionali dei sindacati (era anche la data iniziale dello sciopero FIOM, poi slittato al 16 novembre).
- 8, 9 e 10 novembre sono le giornate nazionali di mobilitazione decise dai Social Forum a Firenze.
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