FORO CONTADINO - ALTRAGRICOLTURA DA PORTO ALEGRE

Porto Alegre 22/01/03

I contadini aprono la loro assemblea mondiale con la mistica della lotta per la terra, preparandosi a rilanciare i movimenti sociali.
Gianni Fabbris

La chitarra di Marcìal, che accompagna ormai storicamente le riunioni di Via Campesina, anche questa volta introduce i lavori della tre giorni contadina a Porto Alegre.
La sua esperienza è tutta nel saper offrire, con il suono, il canto, la simbologia semplice e immediata lo stesso gesto socializzante dei contadini del mondo oltre la loro lingua e le loro differenze culturali.
La socializzazione e la simbologia diventano rito collettivo e politico ed esprimono contenuti più di mille relazioni e discorsi.
Così si apre, dopo i canti con Marcìal, l’assemblea contadina con la mistica della lotta per la terra che unisce tutti i contadini delle sette diverse aree continentali che riempiono la sala del teatro.
Il palco del teatro è già di per se fortemente simbolico: ai piedi della scena, su un piano inclinato sono in mostra, fra frutta e verdura fresca, i cinque continenti messi in fila. I loro profili sono realizzati con assi di legno a formare una scatola irregolare che ne evoca la forma (l’Europa e l’Asia, l’Africa, le Americhe, l’Oceania), riempita di terra. Una terra spoglia, vuota non lavorata, senza altro: la terra vergine, la madre di tutti.
La scena si apre, i pesanti drappi rossi scoprono i gesti di un gruppo di contadini che, con calma, serenità, normalità lavorano zappando, arando, piantando, raccogliendo. La terra di Asia, Europa, Africa, Oceania e Americhe si copre, così, di semi colorati di fagioli, mais, grano, frutta. I profili dei continenti non hanno più solo terra abbandonata…sulla terra madre sono stati posti i semi del lavoro che daranno cibo.
Su questi gesti la scena si chiude, lentamente e la sala si riempie del silenzio di una pausa che annuncia l’imminenza di eventi angosciosi. Dietro i drappi pesanti che chiudono la scena si sentono spari, grida, colpi, urla e, per lunghi minuti, la sala si fa spessa del silenzio della tragedia.
La scena si riapre e illumina un gruppo di uomini in divisa che marciano aggirandosi con fare minaccioso; sui dorsi le insegne ci indicano i loro nomi: Fondo Monetario Internazionale, Banca Mondiale, Organizzazione Mondiale del Commercio, ALCA, CIA.
Prendono, da sotto i drappi che chiudono la scena in fondo, i corpi delle contadine e dei contadini che prima vivevano e lavoravano, li trascinano al centro della scena e, mentre li bastonano e li picchiano, li ammonticchiano facendone un cumulo.
Vanno via così, lasciando il posto ad altri che entrano a donne con i bambini in braccio, a giovani, anziani che arrivano prima timidamente ed alla spicciolata poi, aumentando diventano una folla. Spuntano le bandiere, i corpi vengono allineati e composti con onore e rispetto al centro della scena e coperti da un lungo lenzuolo rosso. Sarà un bambino a chiamare alla lotta a sventolare la bandiera in nome di tutti a ricordare il sacrificio di centinaia e migliaia di contadini che ogni anno soffrono, muoiono, vengono incarcerati o, forse meno drammaticamente ma non meno brutalmente, sono cancellati dalle regole di un mondo ridotto a mercato a da una politica fatta per servire, in nome della modernità, gli interessi dei più forti. Ma ormai la terra ha dato i suoi frutti e sul drappo rosso da cui sono scomparsi i corpi compaiono frutta e verdura. Il lungo corteo di gente che li raccoglie e scende dal palco offrendo a tutti i frutti del lavoro, del sacrificio e della resistenza contadina, mentre la chitarra di Marcìal ritorna chiamando tutti a cantare per un ultima volta le canzoni dei sem terra e dei contadini del mondo.
Questa è stata la relazione introduttiva all’assemblea mondiale contadina di Porto Alegre in un mattino del 21 gennaio 2003. Il primo intervento di Rafael Alegrìa ha potuto così parlare del futuro, delle proposte e delle mobilitazioni senza dover dire con le parole perché eravamo lì, perché 250 rappresentanti di movimenti contadini di tutto il mondo hanno deciso di incontrarsi nel mezzo della mobilitazione dei movimenti sociali e scommettere su un mondo senza fame e con una vita degna, con la guerra cancellata dalla storia, insomma fuori dal capitalismo.