Battista D. era su
un trattore nel corteo degli agricoltori
"Volevano nascondere le mazze però non li ho visti fare danni"
da
La Repubblica, di Massimo Calandri |
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GENOVA - Il 20 luglio 2001, il
primo dei due giorni di guerriglia urbana che devastarono Genova e costarono la vita a
Carlo Giuliani, i manifestanti avevano cominciato a radunarsi nel quartiere della Foce
verso le 10 di mattina.
C'era anche Battista D., 59 anni, pensionato, rintracciato dalla Digos e interrogato
alcuni mesi dopo a palazzo di giustizia. La sua testimonianza, che Repubblica è in grado
di riferire, getta pesanti interrogativi sul comportamento di alcune frange dei Cobas
proprio nel momento in cui le "tute nere" scatenano la loro guerriglia. Battista
D., che si occupa di volontariato ed assistenza agli anziani, quel giorno aveva deciso di
fare compagnia all'amico Pietro di Pavia, quello della mucca Ercolina, e partecipare alla
marcia dei Cobas degli agricoltori. Senza Ercolina ma a bordo di un trattore, al quale era
attaccato un rimorchio con una mucca di gesso, i due sono partiti per piazza Paolo da
Novi. «Arrivati, ho subito notato che c'era molta gente e in particolare un gruppo di
persone prevalentemente vestite di nero che stava distruggendo il selciato della piazza»
dice Battista D. nel verbale. I "black bloc" cominciano ad armarsi, smontando la
segnaletica stradale o sradicando le ringhiere delle aiuole, procurandosi assi di legno e
spranghe da un vicino cantiere, rompendo la pavimentazione per recuperare pietre e
mattonelle:
«Dalla parte posteriore di un furgone alcune persone stavano estraendo dei manici
di attrezzi agricoli nuovi; le persone che si stavano armando con tali attrezzi
sicuramente non erano vestite di nero. Mi sembra di aver visto almeno 7 o 8 persone che li
impugnavano».
Parte l'assalto all'istituto di credito all'angolo tra corso Buenos Aires e corso
Torino, è quasi mezzogiorno. Una telecamera dei vigili urbani filma i devastatori e una
coppia di Cobas (Giacomo Mondovì, Simona Cerrone) che parla con due presunte "tute
nere" (Marina Cugnaschi, Vincenzo Vecchi). La polizia carica, ci sono i primi lanci
di lacrimogeni.
«Dato che la situazione stava degenerando - prosegue la testimonianza del pensionato -
con Pietro abbiamo deciso di abbandonare la manifestazione e di fare ritorno col trattore
in piazza Rossetti. Non ricordo che ore fossero. Mentre percorrevamo via Nizza abbiamo
notato molte devastazioni, cassonetti della spazzatura incendiati e siamo stati costretti
a superare tre barricate. Ad un certo punto siamo stati raggiunti da un gruppo di
manifestanti (circa 150-200 persone), con fazzoletti rossi al collo e bandiere rosse dei
Cobas; erano organizzati, nel senso che seguivano i comandi di tre o quattro persone
munite di cellulari. Quelli che mi sembravano i capi mi hanno avvicinato per chiedermi
informazioni su come raggiungere piazzale Kennedy».
Il trattore fa strada, arriva un altro gruppo di Cobas.
«Ad un certo punto circa 50 persone facenti parte del suddetto gruppo di Cobas hanno
affiancato il trattore e, senza chiederci il permesso, hanno incominciato a disfarsi dei
bastoni in loro possesso infilandoli all'interno di un bidone trasportato sul rimorchio
del nostro trattore, o fra le gambe della mucca di gesso, sempre collocata sul rimorchio.
Ho potuto notare che tali bastoni consistevano in manici di attrezzi agricoli nuovi, dello
stesso tipo di quelli che avevo visto estrarre dal furgone in piazza Paolo Da Novi. Mi
sono allarmato molto, ed ho manifestato a Pietro la mia forte preoccupazione per tale
fatto che ci metteva in una brutta situazione da noi non voluta, ed alla fine abbiamo
deciso di chiedere ai Cobas di riprendersi i bastoni, assumendo come pretesto che dovevamo
andare in una direzione diversa rispetto alla loro.
I Cobas dapprima hanno cercato di opporsi, poi io ho manifestato l'intenzione di scaricare
comunque a terra i bastoni, afferrandone 7 od 8 ed a quel punto i Cobas si sono decisi a
riprenderseli, manifestando comunque disappunto nei nostri confronti».
Il lavoro della Procura, che indaga sul comportamento "singolare" dei
sindacalisti, si concentrano sugli episodi di piazza Paolo da Novi: è questo il concorso
in devastazione e saccheggio di cui parla il procuratore aggiunto Pellegrino? «Preciso
che non ho visto tali persone rendersi responsabili di danneggiamenti per il periodo in
cui hanno seguito il nostro trattore - dichiara il testimone -. Non ricordo
se avessero il volto travisato. Ricordo che i "capi" del gruppo di Cobas
parlavano con forte accento toscano; non sarei in grado di riconoscerli se li rivedessi.
Ricordo solo che erano di mezza età: 45-55 anni, capelli corti, e "tosti", cioè
dall'atteggiamento molto determinato e risoluto».
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