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Rete di Lilliput

Forum Sociali

Retelilliput a Firenze con il movimento, Cofferati ed altri
Intervento integrale di Ugo Biggeri della Rete Lilliput Firenze alla manifestazione di Firenze del 10 gennaio 2003

Roma
18-19 Gennaio 2002
Assemblea nazionale del movimento antiglobal

Marina di Massa
18-19-20 Gennaio 2002
2a Assemblea nazionale della Rete Lilliput

Dal numero 7 di Adista (www.adista.it) un resoconto dell'assemblea nazionale dei social forum.

IL CORTEO DEI MIGRANTI: TOGLIAMO AL GOVERNO IL PERMESSO DI SOGGIORNO

ROMA-ADISTA. Dopo il grande successo della manifestazione contro la guerra (militare, economica, sociale) del 10 novembre scorso, il movimento antiliberista mette a segno un altro importante risultato, contro - questa volta - la guerra del governo Berlusconi agli immigrati, che il disegno di legge Bossi-Fini punta a trasformare in pura forza lavoro. A sei mesi esatti da un altro corteo dei migranti - quello che il 19 luglio, a Genova, aprì (senza alcun incidente e con una grande, allegra e colorata partecipazione) la tre giorni di mobilitazioni contro il G8 - 150mila persone, tre volte di più di quelle previste, hanno preso parte il 19 gennaio al più imponente, festoso ma anche sanamente rabbioso, corteo multietnico e multiculturale che abbia mai sfilato per le vie di Roma. Aperto dal grande striscione "Un percorso di civiltà per il diritto al futuro. Contro la legge razzista del governo" e da cartelli in ricordo delle stragi "dell'esodo e del proibizionismo" che hanno colpito gli immigrati negli ultimi anni, il corteo, partito da piazza della Repubblica, ha attraversato il quartiere Esquilino, il più multietnico della capitale, e tra canti, balli e slogan scritti e gridati (da "Siamo incazzati bianchi" a "Più neri di noi solo il lavoro" fino a "La clandestinità è reato. Berlusconi ci vedremo in galera", per citarne solo alcuni) si è concluso a Piazza Navona, dove hanno preso la parola rappresentanti di associazioni e movimenti e alcuni dei firmatari dell'appello che, raccogliendo la proposta dei forum sociali, rilanciava l'idea di una manifestazione a Roma (v. Adista n. 4/02). Appello a cui hanno aderito centinaia di associazioni, laiche e religiose, cristiane e musulmane, ong, organismi di volontariato, centri sociali, comunità di stranieri, l'Unione degli studenti, tante camere del lavoro e strutture territoriali della Cgil, i Cobas e tutti i partiti di sinistra.

Prossima fermata: Porto Alegre

L'importanza strategica della questione migranti per il movimento no global era già stata ribadita dalla seconda assemblea dei social forum, svoltasi a Roma il 18 e 19 gennaio. Un incontro che aveva il doppio obiettivo di definire modalità e compiti della delegazione italiana al Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre, in programma dal 31 gennaio al 5 febbraio, e di compiere un ulteriore passo verso la riscrittura di un Patto di lavoro tra tutte le componenti del movimento. 
Porto Alegre - ha affermato Vittorio Agnoletto nella relazione introduttiva della plenaria del 18 pomeriggio, interamente dedicata all'appuntamento brasiliano - "non è la riunione di tutti coloro che sono genericamente di sinistra. Ma è, secondo lo stesso documento istitutivo del Forum Sociale Mondiale, l'incontro dei movimenti sociali impegnati contro il neoliberismo e, come deciso all'unanimità dal Consiglio internazionale del FSM, contro la guerra in generale e contro questa guerra in particolare": contro la guerra globale come "volto ripugnante, ma anche il più fedele, del moderno liberismo", secondo quanto si legge nella mozione conclusiva dell'assemblea. 
Quanti di quei politici che, dopo aver votato a favore dei bombardamenti e difeso, in casa, misure neoliberiste, si precipiteranno a Porto Alegre (al Forum degli enti locali o al Forum dei parlamentari, eventi peraltro distinti dal Forum Sociale Mondiale propriamente detto) per non mancare a un evento dal sicuro impatto mediatico, sono dunque avvertiti: "il terreno di confronto si baserà su questi due criteri e nessuna terza via sarà possibile. Chi sta con il Fondo Monetario Internazionale non può stare con il Forum Sociale Mondiale", come dimostra una volta di più la crisi dell'Argentina, 'allievo modello dell'Fmi e della Banca Mondiale. E poiché, ha proseguito Agnoletto, "Porto Alegre non sarà un'allegra scampagnata, agli amministratori locali che parteciperanno al Forum chiederemo un impegno preciso: di applicare cioè forme di bilancio partecipativo nel nostro Paese".
Porto Alegre vuole essere però anche un'altra cosa: l'occasione per "riproporre un'alterità culturale contro il pensiero unico. Perché è stata proprio l'assenza di un'autonomia di pensiero a danneggiare maggiormente la sinistra", portandola a ripetere supinamente, come ha sottolineato Giorgio Cremaschi della Fiom, il dogma del "non ci sono alternative".
Tra le proposte della delegazione italiana, che almeno per quanto riguarda il movimento dei Social Forum sarà unitaria, quelle dell'avvio di una campagna internazionale contro le privatizzazioni (riproponendo, come ha sottolineato Alfio Nicotra di Rifondazione, la questione del controllo pubblico delle risorse e dei servizi essenziali); della realizzazione di una Carta Sociale Europea in funzione antiliberista; di una grande mobilitazione in occasione del vertice della Fao che dovrebbe svolgersi a Roma il prossimo giugno. Ma la delegazione italiana sarà chiamata ad esprimersi anche riguardo alla scelta della prossima sede del FSM - che dovrà essere comunque una città del Sud del mondo -; all'organizzazione del Forum continentale e di un Forum euromediterraneo (uno dei quali dovrebbe vedere proprio l'Italia come Paese ospitante); alla stesura di un documento conclusivo dei movimenti sociali (analogo a quello che ha chiuso la prima edizione del FSM con l'indicazione delle principali scadenze per il 2001). Sarà, la delegazione italiana, la più numerosa dopo quella del Brasile (con circa 500 delegati) e anche, grazie all'impatto internazionale delle giornate di Genova (non a caso sarà intestato a Carlo Giuliani l'Accampamento dei giovani), uno dei principali punti di riferimento per i movimenti degli altri Paesi. 

Verso un nuovo Patto di Lavoro

Riguardo al patto di lavoro, era già stato annunciato (in una lettera alla Rete di Lilliput, forzatamente assente, v. notizia successiva) che l'assemblea non avrebbe avuto alcun mandato deliberante, ma avrebbe solo posto le basi della discussione a partire da un documento provvisorio elaborato a conclusione della prima assemblea dei forum sociali dell'ottobre scorso a Firenze (Adista lo ha pubblicato sul n. 6/02). E' certo, però, che il nuovo patto di lavoro, con cui il movimento intende darsi obiettivi, modalità e contenuti condivisi, partirà, anch'esso, dalla doppia discriminante del no alla guerra e al neoliberismo. 
Quanto ai punti sollevati dal documento preparatorio, è stata indicata da più parti l'esigenza di approfondire quelli relativi al terrorismo, evidenziando il rischio di strumentalizzazioni politiche legato alle campagne internazionali contro il terrorismo; alle tematiche del lavoro, rivendicando con forza l'estensione dell'articolo 18 e l'introduzione del reddito di cittadinanza; alla questione ambientale, sottolineandone il nesso con il tema del controllo delle risorse; al tema della nonviolenza (su cui ha insistito in particolare Giampiccoli della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia).
Rispetto alle modalità organizzative, è emersa dalla discussione la necessità che ogni due o tre mesi i forum sociali si riuniscano in assemblea nazionale individuando campagne, eventi e mobilitazioni da portare avanti, e della cui realizzazione dovrebbe essere incaricato il gruppo di lavoro tematico corrispondente, aperto alla partecipazione di tutti, secondo una modalità sperimentata con successo (come ha sottolineato Raffaella Bolini dell'Arci) sia per la mobilitazione del 10 novembre (promossa dal Gruppo Fao-Wto) che per quella contro il ddl Bossi-Fini (affidata al Gruppo sui migranti). 
Tra un'assemblea e un'altra dovrebbe essere prevista una qualche forma, anche se leggera, di coordinamento (la cui natura sarebbe ancora, però, tutta da precisare). Il rischio sollevato da più parti è quello di una deriva verso il plebiscitarismo, dove, come ha affermato Franco Russo del Roma Social Forum, a decidere finirebbero per essere i leader imposti dai media, o il rischio che l'assemblea si trovi nella condizione di dover ratificare decisioni già prese dalle organizzazioni preesistenti che l'hanno convocata. 
Infine, l'indicazione delle scadenze immediate del dopo-Porto Alegre: una giornata di mobilitazione sociale il 15 febbraio (il giorno in cui è stato proclamato lo sciopero generale della scuola e del pubblico impiego) e una nuova assemblea nazionale del movimento il 2 e 3 marzo. 

LILLIPUT E I SOCIAL FORUM: RIPARTE IL CONFRONTO SUL PATTO DI LAVORO

MARINA DI MASSA-ADISTA. La sovrapposizione dell'assemblea dei Forum sociali e di quella della Rete di Lilliput (decisa molto tempo prima) aveva fatto storcere la bocca a molti lillipuziani, malgrado le spiegazioni fornite, in una lettera aperta, dai rappresentanti dei social forum sulla "obbligatorietà" di fatto della data del 18 e 19 gennaio (l'ultimo fine settimana utile prima di Porto Alegre e quello in cui era già prevista da tempo la manifestazione nazionale dei migranti). Che tra le due anime del movimento vi siano differenze e anche tensioni non è un segreto per nessuno. Ma la volontà di proseguire il confronto è fuori discussione, come sta a dimostrare anche lo scambio di delegazioni tra le due assemblee. A Roma il delegato della Rete di Lilliput, Alberto Zoratti, ha ribadito la volontà dei lillipuziani di offrire il loro contributo, sia sul versante organizzativo che su quello dei contenuti, alla riscrittura del Patto di lavoro dei social forum. Sulle modalità organizzative, la Rete chiede uno sviluppo più orizzontale e reticolare possibile dei movimenti, senza portavoce nazionale, senza direzione dall'alto. I social forum dovrebbero rappresentare non un soggetto politico in sé e per sé, ma solo punti di incontro e anche di scontro dialettico, spazi di discussione e di convergenza su temi specifici, su iniziative particolari e temporanee. Il nuovo Patto di lavoro, secondo Zoratti, dovrà comunque avere una forte accentuazione sui contenuti: non solo rispetto alle singole campagne, ma anche alle stesse scelte quotidiane, nel quadro di un'economia di sobrietà, e alla loro capacità di impatto sul sistema economico. Contraria, la Rete di Lilliput, all'idea di una delegazione unitaria a Porto Alegre: è preferibile, secondo i lillipuziani, che le diverse realtà siano presenti in maniera autonoma, con il proprio portato di contenuti ed esperienze, libere di esprimere tutte le differenze che le contraddistinguono perché già inserite nel contesto unitario del Forum Sociale Mondiale.
Anche l'assemblea nazionale della Rete di Lilliput aveva, tra i punti in discussione, le regole per il funzionamento della Rete e le proposte per Porto Alegre, ma anche il tema dell'identità e del ruolo. Respinte le facili etichettature dei media, che definiscono la Rete di Lilliput come l'ala moderata e cattolica del movimento, i lillipuziani rivendicano la radicalità dei loro contenuti e la scelta forte della nonviolenza. Di seguito la dichiarazione finale dell'incontro.


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