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La Revisione di Mezzo Termine della PAC
Un commento del Gruppo di Bruges
Settembre 2002
Il 10 luglio la Commissione Europea ha pubblicato l'attesa comunicazione per la revisione di mezzo termine della PAC. Il documento è molto articolato e contiene diverse novità.
La prima: il più netto disaccoppiamento. Si passa dal sostegno al prodotto, al sostegno al produttore sotto forma di un pagamento unico a beneficio del reddito di impresa, basato su riferimenti storici. Così si conserva il sostegno all'imprenditore, mentre lo si libera nelle sue decisioni produttive.
La seconda novità consiste nella adozione sistematica dell'eco-condizionamento (la cosiddetta cross-compliance). I pagamenti diretti saranno legati all'uso di buone pratiche agricole e al rispetto di standard ambientali. Il tutto sottoposto a certificazione a livello di intera impresa.
Terza novità, la "modulazione dinamica", cioè la graduale diminuzione dei pagamenti diretti, oltre una franchigia di 5000 € per impresa. L'importo complessivo dei pagamenti diretti sarà decurtato del 3% all'anno dal 2004, fino al massimo del 20%. I risparmi di spesa così ottenuti, assieme al tetto di 300 mila Euro per impresa e alle riduzioni connesse alla cross-compliance, aumenterà di 5-600 milioni di Euro l'anno le risorse dedicate al secondo pilastro (quello dello sviluppo rurale). A nostro avviso, la modulazione dinamica rappresenta una opportunità per rafforzare il contributo della PAC alla coesione economio-sociale; a questo scopo dovrebbero essere introdotti dei meccanismi più selettivi a beneficio della piccola impresa, favorendo nel contempo l'adattamento dell'intervento alle condizioni economiche e sociali di ciascuno Stato membro. Questa strategia dovrebbe essere anche finalizzata a rafforzare il collegamento tra la politica agricola e le altre politiche europee a carattere strutturale. La modulazione d'altra parte va progettata oltre la soglia del 20% in modo da raggiungere progressivamente e in tempi ragionevoli l'equivalenza dei pagamenti diretti in tutti i Paesi membri (inclusi quelli entranti dell'Europa centro-orientale) affermando concretamente il livello di sussidiarietà. Ciò che in definitiva conta è che, anche attraverso questa iniziativa si contribuisca alla riforma degli obiettivi e degli strumenti della PAC così da evitare tagli nel budget perseguendo maggiore coesione e sussidiarietà.
Ci sono dei significativi passi in avanti nella proposta della Commissione. Innanzitutto la scelta di porre, diversamente che in passato, l'imprenditore e l'impresa al centro della PAC. Questo aspetto è cruciale per l'inserimento di giovani nelle campagne. Secondo, c'è più coerenza tra la PAC e il "modello di agricoltura europea" preconizzato da Agenda 2000. Infine non dovrebbe sfuggire il potenziale effetto redistributivo che la revisione proposta produrrebbe tra regioni d'Europa e tra forme diverse di agricoltura e di impresa. Finora il sostegno si è concentrato nelle grandi pianure dell'Europa continentale a spese di quella mediterranea, nelle aziende estensive ad alta meccanizzazione a scapito di quelle che offrono maggiore occupazione, nelle commodities a danno delle produzioni tipiche, di qualità e ad alto valore aggiunto. Se ci si muove nella nuova direzione, l'Europa ha moltissimo da guadagnare.
L'ormai prossimo allargamento sarà la cartina al tornasole della proposta di riforma e di tutta la PAC. Sarà in quell'occasione che si vedrà quanto l'Europa sia capace di individuare una soluzione coerente con gli impegni della fase di graduale equiparazione dei nuovi entranti. Anche perché oggi nessuno può dire quale sarà l'effettivo budget necessario per i pagamenti diretti dopo l'allargamento, né se le risorse disponibili saranno effettivamente sufficienti.
Ma il principale punto debole della proposta della Commissione consiste nella regolazione del mercato. Viviamo in una realtà globale in cui non è possibile separare l'ecologia dall'economia, la gestione della natura e la produzione di alimenti, lo sviluppo territoriale e la gestione dei mercati. Il secondo pilastro non può esistere senza il primo. Dobbiamo evitare il rischio di una agricoltura guidata dal libero mercato e di una politica pubblica concentrata soltanto sulla protezione della natura e su programmi di sviluppo rurale. Questa opzione condurrebbe ad un divorzio che potrebbe minacciare la sopravvivenza stessa del nostro modello di agricoltura.
Sottolineiamo allora la necessità di una effettiva politica di gestione dell'offerta al fine di prevenire la produzione di surplus, il collasso dei prezzi, con le connesse perdite strutturali; il sistema delle quote latte ad esempio non può essere abbandonato finché non si siano messe a punto delle valide alternative ad esso.
Un'altra questione riguarda i mercati esterni all'UE. Un effetto perverso della PAC non riformata è stato il dumping connesso all'immissione di surplus alimentari sussidiati sui mercati mondiali. E' stato questo un freno allo sviluppo agricolo ed al perseguimento dell'autosufficienza alimentare in molti paesi in via di sviluppo. I principi introdotti con le proposte per la riforma di mezzo termine della PAC rappresentano un passo avanti nella giusta direzione, contenendo le tendenze alla produzione di eccedenze. Non finanziare i surplus è un impegno per la regolazione dei mercati e per la coesione europea.
Condividiamo questo giusto orientamento, ma riteniamo si debba chiedere ancora di più. Sarebbe stato infatti opportuno che la Commissione Europea si pronunciasse anche in favore di un modello europeo per la lotta alla fame. L'Europa deve favorire il superamento dell'emergenza nel processo di integrazione internazionale tra Paesi meno sviluppati e deve agire in modo che essi possano beneficiare di migliori prezzi per i propri prodotti proteggendosi così dalla instabilità dei mercati internazionali e assicurandosi la sicurezza alimentare.
La proposta della Commissione è dunque un tentativo di rendere progressivamente compatibile il mantenimento di una politica agricola e rurale in Europa in consonanza con le attese dei cittadini e dei consumatori. In questa prospettiva, essa può aprire le porte ad un significativo progresso, proponendo soluzioni graduali ai problemi contingenti, coerenti e compatibili con una adeguata strategia a lungo termine.
Franco SOTTE (Italia), Franz GREIF (Austria), Hans POPP (Svizzera), Göran DJURFELD (Svezia), Jean-François SNESSENS (Belgio), Zdenek LINHART (Repubblica Ceca), Arie VAN DEN BRAND (Olanda), Hilkka VIHINEN (Finlandia), Bill VORLEY (Regno Unito), Eduardo MOYANO (Spagna), Pierre-Yves GUIHENEUF (Francia)
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