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marzo 2004
APPELLO europeo e internazionale: cambiamo la Politica Agricola della Unione Europea!
Noi, contadine e contadini europei, oggi minacciati di estinzione a causa della Politica Agricola Comunitaria della Unione Europea ampliata,
Noi, cittadine e cittadini europei, vittime di questa politica al livello della qualità dei prodotti (industrializzazione della produzione agricola), del medio ambiente, del benessere degli animali (allevamenti industriali)
dell'impiego e del mondo rurale (volontà dell' Unione Europea di diminuire notevolmente il numero di aziende agricole e concentrazione della produzione in alcune regioni), del finanziamento ( presupposto agricolo diviso ingiustamente fra aziende, settori e paesi),
Noi, contadine e contadini degli Stati Uniti ( EE.UU.), vittime di una politica agricola simile nella stessa dinamica di dumping a quella dell' Unione Europea
( la politica agricola nordamericana non ha soglie di prezzo minimo, per cui i prezzi sono a terra, e manca anche una politica di risorse per aiutare a stabilizzare l'offerta. E' necessario un programma di gestione dell'offerta in cui i nostri prezzi di vendita in origine si basino sui prezzi di produzione e che sostituisca il sistema attuale, il quale obbliga i contadini a coltivare in ogni centimetro quadrato e osserva come il nostro mais e soia a basso prezzo si convertono in alimento per la grande industria del bestiame).
Noi, contadine e contadini di Africa, America Latina e Asia, a cui è stato impedito coltivare i nostri prodotti a causa delle importazioni a basso prezzo provenienti dall' UE e dagli
USA, primo gruppo sociale a soffrire fame, povertà ed emigrazioni rurali.
Noi, contadine e contadini del mondo intero, giocattoli della superproduzione spinti a far scendere i prezzi agricoli, pregiudicati dai livelli di prezzi mantenuti artificialmente molto bassi nei mercati internazionali , e vittime della deregolamentazione dei mercati, che ora esistono in funzione degli interessi delle imprese multinazionali,
Dichiariamo che la Politica Agricola Comune attuale
° Ha perso legittimazione sia a livello europeo come internazionale,
° Distrugge il lavoro nel mondo rurale,
° Deve riorientarsi secondo le necessità e le aspettative dei contadini e dei
cittadini ( e non a favore delle grandi distributrici e dell' agro-industria ),
Dichiariamo che un'altra politica agricola europea è possibile,
Dichiariamo che tutti i contadini e contadine e i cittadini e cittadine potranno
Obbligare i Governi a cambiare la politica agricola,
Dichiariamo che lanceremo oggi una campagna europea e internazionale con
Questi obiettivi.
Salviamo i contadini e le contadine.
Salviamo la nostra alimentazione,
Salviamo i nostri paesaggi,
Salviamo il Pianeta.
Perché è necessario cambiare la Politica Agricola Comune ( PAC ) ?
Il fallimento dei negoziati di Cancun, nell'Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), nel settembre del 2003 mise in chiaro il punto morto con cui si è compromessa l'Unione Europea nel riformare la sua politica agricola.
La PAC deve ricuperare credibilità e legittimità internazionali. Inoltre,a proposito della clausola di pace con la OMC, la UE probabilmente si scontrerà con tutta una serie di lamentele che la obbligheranno a rivedere la riforma della PAC, concepita soprattutto per i negoziati con la OMC.
La politica Agricola Comune adottata a giugno del 2003, seguita dalle riforme di alcuni prodotti mediterranei nell'aprile del 2004,contrariamente agli allegati delle Istituzioni Europee, non mette in discussione ne' la produttività né il dumping dell'Unione Europea. La UE e gli USA hanno semplicemente spostato il loro sistema di appoggio per l'esportazione a prezzi bassi, sostituendo gli aiuti per l'esportazione con i pagamenti diretti svincolati dalla produzione ( cassa verde dell'OMC).
L'obiettivo è chiaro :
- fornitura a basso prezzo all'industria agro alimentare e alle grandi distributrici,
- drastica diminuzione del numero di agricoltori in Europa,
- impiego sovente di bassa qualità per i lavoratori nello sfruttamento agricolo,
- esportazione di eccedenze a basso prezzo a paesi terzi, cosa che rovina le loro economie agricole locali.
Con l'abbandono di vari milioni di piccoli sfruttamenti dell'Europa Centrale , questa PAC brutale non darà loro una prospettiva economica né sociale.
Senza confessarlo, la UE sta preparando uno spostamento importante della produzione agricola per l'agro-industria europea. Questo processo è già incominciato.
Cambiamo le loro priorità:
Dobbiamo applicare nell'Unione Europea il principio di sovranità alimentare:la sovranità alimentare stabilisce il DIRITTO dei popoli,dei loro paesi o Unioni di definire la loro politica agricola e alimentare, senza dumping in relazione a paesi terzi ( Via Campesina). Per questo è necessario:
- sviluppare un'agricoltura contadina in Europa, che favorisca il rifornimento del mercato interno europeo,
- riconoscere e mantenere il lavoro agricolo grazie a prezzi vincolati ai costi di produzione,
- controllare l'offerta della produzione agricola,
- sviluppare sistemi di produzione che siano sostenibili sia socialmente che nel medio ambiente,
- ricuperare una migliore autonomia europea per i ( piensos ? ) in particolare le proteine vegetali e oleose,
- offrire prodotti di qualità e sicuri,
- favorire i mercati regionali e la trasformazione locale dei prodotti,
- sviluppare un sistema rurale vivo, basato su un intreccio di piccole e medie aziende agricole: gli agricoltori vogliono avere dei vicini ,non solo degli ettari di terra, in tutto il territorio dell'UE,anche se si tratta di zona sfavorevole, di montagna o di altro tipo.
- Dare priorità alla sistemazione di giovni contadine e contadini,
- Sostituire la concorrenza con la solidarietà come principio economico e sociale della UE di 25 paesi,
- Negoziare nuove regole per un commercio internazionale senza alcun tipo di dumping.
Le organizzazioni che qui si firmano lanciano un appello alle organizzazioni del Nord e del Sud, come pure alle altre associazioni della Società civile,affinchè facciano una campagna insieme fin da adesso che obblighi i nostri Governi e le nostre istanze internazionali a cambiare la Politica Agricola Comune e adottare politiche agricole e commerciali solidali.
_ PRIME FIRME _
CPE- Coordinatrice Contadina Europea: Belgio-Fuja-Fronte unito di Giovani Agricoltori, VAC- Vlaams Agrarisch Centrum, MAP- Mouvement d' Action Paysanne. Deutschland ABL-Arbeits-gemeinschaft bauerliche Landwirtschaft, BDM-Bundesverband Deutscher Milchviehhalter-Estado Espanol SLG-Sindicato Labrego Galego, EHNE-Euskal Herriko Nekazarien Elkartasuna, UAGR- Union de Agricultores y Ganaderos de Rioja, Plataforma Rural - France Confederation Paysanne, MODEF-Confederation Nationale des Syndicats d'Exploitants Familiaux- Italia ARI-Associazione Rurale Italiana, Foro Contadino- Luxemburg FLB-Fraie Letzebuerger Baureverband- Nederland- KLB-Kritisch Landbouw-Beraad- Norge NBS - Norske Bonde og Smabrukarlag-Osterreich
OBV- Osterreichsche Bergbauernvereinigung- Portugal- CNA
Confederacao Nacional de Agricultura- Suisse- Uniterre, VKMB-Vereinigung zum Schutz der kleinen und mittleren Bauern- Sverige-Nordbruk-United Kingdom- FFA- Family Farmers' Association- Magyar-
MAGOSZ- Magyar Gazdakorok Es Gazdaszovetkezetek Szovetsege-Malta- ATB- Assocjazzjoni Tal Bdiewa Europe-Mijarc-Mouvement International Agricole et rurale catholique.
COAG- Coordinadora de Organizaciones de Agricultores y Ganaderos (Espana)
SOC - Sindicato de Obreros del Campo ( Andalucia - Espana)
NFFC- National Family Farm Coalition ( Estados Unidos )
FSPI- Federation of Peasant Union of Indonesia
MST- Movimiento Sem Terra ( Brasil)
VIA CAMPESINA
ROPPA- Reseau des Organisations Paysannes et des Producteurs de l' Afrique
De l' Ouest ( Africa)
Platform ABC ( Paises Bajos) NMV-Dutch Dairyfarmers Union, NAJK - Dutch
Agrarian Youngsters, NAV-Dutch Arable farmers Union, WLA- Working group on Agricolture and poverty, Point of support for National Female Farmers Concern, Foundation Hands off milkleasing, KLB- Critical Agriculture Council, Association on Organic Agriculture and Nutrition.
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26 giugno 2003
Comunicato stampa
CPE
Riforma della PAC adottata il 26 giugno:
uno scandalo
La riforma, basata sulla truffa del disaccoppiamento dei pagamenti diretti, accellererà la scomparsa dei
contadini.
L'UE cerca per Cancun di svendere l'agricoltura europea in cambio di altri settori.
La riforma della PAC adottata è più il risultato dei patteggiamenti tra la Commissione Europea e gli Stati Membri, che una negoziazione tra Stati
Membri.
La Commissione è finalmente riuscita ad imporre il disaccoppiamento per mezzo di multiple concessioni nazionali, che
porteranno a una crescente ri-nazionalizzazione della PAC.
Questo non è un buon segnale, nel momento dell'allargamento e lascia intravedere una prossima scomparsa di una politica agricola europea, lasciando l'Europa senza una regolazione dei mercati, con prezzi agricoli mantenuti bassi dalle importazioni e dalla sovrapproduzione, dove i pagamenti diretti, in mancanza di legittimità internazionale, sociale, ambientale, si ridurranno di
molto.
Se la Commissione Europea ha esercitato tale pressione per far adottare il disaccoppiamento, è perchè se ne vuole servire
come moneta di scambio a Cancun per poter imporre ai paesi terzi l'apertura dei loro mercati ai servizi, investimenti ....
europei. Ora non è per niente sicuro che i paesi terzi accettino l'errore del disaccoppiamento messo in atto dagli USA e dall'UE.
Rammentiamo che la combinazione di prezzi interni bassi, al disotto del costo di produzione, con dei pagamenti diretti disaccoppiati dalla produzione, non cambia il dumping, cioè l'esportazione di prodotti agricoli a prezzi al di sotto dei costi di produzione, che rovinano le economie
agricole dei paesi terzi.
Basare una riforma della PAC su una truffa internazionale è uno scandalo.
L'UE persevera nel suo errore di dare la priorità all'esportazione.
La possibilità per gli Stati Membri di ritardare il disaccoppiamento o di applicarlo parzialmente, ne complicherà l'applicazione e probabilmente non sarà che
temporanea.
I contadini delle piccole e medie aziende agricole non resisteranno all'abbassamento dei prezzi e il disaccoppiamento condurrà ad effetti perversi quale una crisi agricola nelle regioni sfavorite, dove non ci sarà più alcun interesse economico a produrre per dei prezzi agricoli al disotto dei costi di
produzione.
Il disaccoppiamento è quindi una misura chiaramente anti-sviluppo rurale, dagli effetti più vistosi che il magro trasferimento di fondi al primo pilastro, che rischierà di non portar alcun beneficio alle aziende che realmente fanno vivere il mondo rurale, privilegiando le
grandi.
Contrariamente al messaggio che cerca di trasmette oggi la Commissione Europea, non si tratta in alcun caso di una riforma radicale in direzione di una agricoltura durevole, o più giusta che avrebbe potuto essere contesa a dei contadini e a degli Stati Membri conservatori.In effetti alla luce dei problemi essenziali, la riforma non cambia
niente:
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non cambia niente circa l'enorme disparità nella ripartizione dei fondi pubblici tra le aziende agricole, tra gli Stati Membri, tra i settori: al contrario la base storica scelta per i pagamenti diretti disaccoppiati fossilizza questa disparità e gli Stati Membri possono conservare l'80% dei fondi trasferiti nello sviluppo rurale. Questa PAC non ha alcuna legittimità sociale, e i contribuenti rischiano di non poter mantenere nel tempo tali pagamenti diretti. Tanto più che il disaccoppiamento permetterà ad una grande azienda agricola di ricevere centinaia di migliaia di EURO senza produrre
nulla.
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Non cambia niente circa i gravi problemi
ambientali:
l'allevamento industriale continuerà a svilupparsi, la produzione lattiera si intensificherà, e gli allevatori che avevano preferito coltivare il mais "premiato" anzichè i pascoli saranno ricompensati dal "forfait storico". Malgrado la propaganda della Commissione dal luglio scorso, e ripetuta insistentemente in questi ultimi giorni, il disaccoppiamento non è una misura legata all'ambiente: aiuti accoppiati o disaccoppiati possono essere buoni o cattivi per l'ambiente e l'esempio dei cereali, dove i premi sono stati disaccoppiati dalla produzione fin dal 1992, è proprio poco convincente.Se l'UE vuole proprio voltar le spalle al produttivismo, non è proprio con questa PAC che ne imbocca la
strada.
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Non cambia niente sui problemi della
sovrapproduzione, al contrario la si incoraggia attraverso la deregulation dei mercati, l'abbassamento dei prezzi (esempio del latte), le importazioni
crescenti,...
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Non cambia niente circa le distorsioni dei mercati (vedi più in
alto)
Produrre a prezzi bassi, esportare a prezzi bassi: con questa PAC l'Unione Europea ha scelto come priorità quelle dell'industria agro-alimentare, della grande distribuzione e delle aziende di import/export. Non
le priorità dei contadini, ne' quelle dei consumatori o dei contribuenti.
La Cpe continuerà a difendere un'altra PAC centrata
su:
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guadagni agricoli fatti prima di tutto da prezzi agricoli
remunerativi,
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rifiuto di ogni dumping all'esportazione e
all'importazione,
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la padronanza della
produzione,
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la messa in causa dei modelli di produzione troppo intensivi.
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