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17 luglio 2003 L’impatto
della riforma della PAC in seno all’Unione Europea e sui paesi
in via di sviluppo I – L’ impatto della nuova riforma della PAC nella UE A – L’impatto sugli agricoltori La riforma accelererà l’eliminazione delle piccole aziende e la concentrazione delle grandi per diverse ragioni: 1°- Perché continuerà la caduta dei prezzi agricoli, contemporaneamente dei prezzi mondiali e dei prezzi interni : -> I prezzi mondiali continueranno a calare perché: La nuova Farm Bill spinge le aziende degli USA a produrre sempre più perché ottengono prezzi garantiti (loan rate, sostenute dai counter-cyclical payments) superiori ai prezzi mondiali per tutti i “grani” (cereali, oleo-proteaginose, cotone) e perché gli USA hanno soppresso tutte le misure di controllo dell’offerta dal 1996: gelo delle terre, stoccaggio pubblico delle granaglie, sovvenzione allo stoccaggio in azienda. -> I prezzi agricoli interni caleranno perché : 1) La riforma ha deciso un forte abbassamento dei prezzi di intervento del riso, del burro e del latte in polvere scremato. 2) Un aumento dell’1,5% delle quote latte e l’abbassamento di metà delle maggiorazioni mensili del prezzo d’intervento dei cereali. 3) Soprattutto l’UE ha proposto all’OMC di ridurre i diritti di dogana sui prodotti agro-alimentari del 36% alla fine del Doha Round, ciò che sicuramente sarà un minimo poiché gli altri paesi membri dell’OMC chiedono una riduzione dal 40 al 60% per i paesi sviluppati e poiché l’UE negozia un accordo bilaterale di libero scambio con i paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay ed Uruguay), i cui prezzi sono molto inferiori a quelli dell’UE per i cereali, lo zucchero, le carni ed i latticini, senza parlare degli altri accordi già conclusi con altri ed i cui effetti non si sono ancora fatti pienamente sentire, in particolare per i vini, la frutta, gli ortaggi (Cile, Africa del Sud, Messico) e degli accordi ancora in negoziazione (con altri paesi del Mediterraneo ed i paesi ACP). 4) La concorrenza accresciuta dell’Ucraina, della Russia e dei nuovi Stati membri PECO, soprattutto per i cereali. 5) La probabile tenuta di un euro forte di fronte al dollaro, che frenerà le esportazioni e stimolerà le importazioni. In questo contesto, il gelo delle terre del 10% dell’arativo sarà un debole soccorso per contenere la caduta dei prezzi in quanto sarà fisso (anche se sarà ammesso il gelo rotazionale) ed interesserà le terre meno produttive.2°- La riforma accelererà l’eliminazione delle piccole aziende perché il disaccoppiamento accrescerà la volatilità dei prezzi agricoli interni da un anno all’altro. I cicli di sovrapproduzione creeranno un crollo dei prezzi, seguito da penurie con prezzi elevati. Se le grandi aziende che beneficiano di un premio unico elevato saranno capaci di sopportare periodi di prezzi bassi, ciò non sarà possibile per le piccole aziende con un debole pagamento unico o addirittura prive di questo. 3°- Le piccole aziende soffriranno anche di prezzi accresciuti delle terre agricole.Per diverse ragioni : -> La corsa all’ampliamento delle aziende poiché il pagamento unico per azienda sarà diviso per il numero degli ettari aventi diritto in maniera da permettere il trasferimento dei diritti al pagamento con la terra avente diritto e questo aumenterà il prezzo delle terre e frenerà l’installazione dei giovani agricoltori. -> Questo farà crescere anche i canoni di affitto delle terre che beneficiano di un pagamento unico, come si è constatato anche in Francia sulle terre con diritto di aiuti diretti o ancor più di quote latte o di zucchero nonostante che le prime non siano liberamente negoziabili. I proprietari saranno più reticenti ad affittare le loro terre come si è constatato negli USA dopo il Fair Act del 1996, e questo sarà un altro fattore di lievitazione del prezzo delle terre agricole. -> In altri termini, il pagamento unico per azienda continuerà ad essere capitalizzato nel prezzo delle terre agricole. -> Peggio, l’articolo 49 della Proposta di Regolamento al Consiglio fatto dalla Commissione stipula che “i diritti al pagamento unico per azienda possono venire trasferiti con la vendita, con o senza terra”, il che significa che il pagamento unico disaccoppiato potrebbe diventare un valore mobiliare negoziabile! 4°- In questa contesto di prezzi ridotti, anche le aziende più grandi che godranno della rendita perpetua della media degli aiuti diretti ricevuti dal 2000 al 2002, vedranno ridursi rapidamente il loro reddito dato che la riforma ha previsto una riduzione del 5% degli aiuti diretti oltre i 5000 euro, mentre i costi di produzione aumenteranno ed ulteriori riduzioni sono previste in caso di insufficienza finanziaria, perché le spese non dovranno superare il plafond fissato fino al 2013. 5°- Il disaccoppiamento non porterà ad una PAC maggiormente orientata dal mercato -> Col pretesto che il pagamento unico per azienda sarà versato agli agricoltori senza obbligo di produrre, soprattutto cereali (per gli Stati membri che adotteranno un tasso di disaccoppiamento del 100%, sicuramente la larga maggioranza poiché gli stessi cerealisti francesi sembrano orientati verso questa opzione), la Commissione prevede che la nuova PAC permetterà agli agricoltori di adattare meglio la loro produzione ai segnali del mercato, cioè ai prezzi, o addirittura di non produrre niente. -> Se è vero che gli agricoltori che godono di una grossa rendita di pagamento unico per azienda potranno scegliere di produrre altro che COP, carne bovina o ovina, per contro, quelli che non l’avranno (perché non hanno prodotto dal 2000 al 2002) non potranno produrne perché i loro prezzi sono stati abbassati molto sotto i loro costi di produzione dalla riforma della PAC del 1992. Ad esempio, il frumento è pagato agli agricoltori dell’UE attorno ai 100 euro la tonnellata ( un prezzo molto vicino al prezzo mondiale) anche se il suo costo di produzione è di circa 160 euro la tonnellata in Francia (uno degli Stati membri più competitivi per il frumento). -> Numerosi produttori di cereali o di carne bovina od ovina cesseranno di produrne a prezzi inferiori al loro costo di produzione, particolarmente nelle zone sfavorite, se possono trovare produzioni più redditizie. Alcuni agricoltori che godranno di aiuti diretti significativi penseranno di scegliere un altro mestiere intascando il pagamento unico annuale! -> L’esigenza iniziale di Hervé Gaymard di mantenere una percentuale minima di aiuti accoppiati era dunque pienamente giustificata ma la possibilità lasciata agli Stati membri di adottare il disaccoppiamento totale, anche per le carni bovine ed ovine, lascia prevedere conseguenze gravi di devitalizzazione di zone sfavorite e quindi anche danni all’ambiente, paesaggio, qualità dei prodotti. -> Apparentemente la riforma è stata ben accolta nel RU, compreso
la NFU il cui Presidente, Sir Ben Gill, ha dichiarato : “Sono incoraggiato dal fatto
che gli altri agricoltori europei sono divenuti coscienti dei vantaggi del
disaccoppiamento totale, ciò che i loro Ministri non hanno compreso … Il compromesso
permette agli altri paesi l’opzione di mantenere il legame, almeno parziale, con la
produzione. (Financial Times del 28/6/2003). B – L’impatto della riforma sulle altre categorie
1°- L’impatto sui contribuenti -> Di fronte alla caduta prevedibile dei prezzi agricoli, l’UE si troverà nella stessa situazione degli USA che, constatando l’incapacità dei loro aiuti diretti fissi ad assicurare un reddito sufficiente ai loro agricoltori, sono stati obbligati a quadruplicare i loro aiuti diretti dal 1996 al 2000, ed a legalizzare e rendere perenni questi aumenti per i prossimi dieci anni nella loro Farm Bill del 2002.Perciò : -> Malgrado la forte determinazione del Consiglio Europeo di stabilizzare le spese agricole fino al 2013 nell’UE a 25 stati al livello fissato per il 2006 nell’UE a 15 (più una crescita annuale dell’1% per tener conto dell’inflazione), -> malgrado la disciplina finanziaria prevista per assicurare che il budget agricolo non sarà superato fino al 2013, -> sapendo che questo budget fisso dovrà anche pagare gli aiuti diretti per compensare le cadute di prezzo d’intervento di riso, burro, polvere di latte scremata, -> si può essere sicuri che gli agricoltori dell’UE, che lottano per difendere il loro livello di vita, eserciteranno le necessarie pressioni a livello nazionale e comunitario per ottenere nuovi aiuti dai contribuenti. -> E’ ancor più prevedibile che le norme più strette sul rispetto dell’ambiente, la qualità dei prodotti ed il benessere animale non permetteranno gli stessi livelli di rendimento e di produttività del passato, quando questi livelli avevano reso più sopportabili le cadute di prezzo. -> Perciò questa rendita perpetua versata a dei grandi imprenditori diventerà sempre più insopportabile politicamente, soprattutto nel caso del disaccoppiamento totale (non sarà questo il caso della Francia per carni bovine ed ovine, o non lo sarà che parzialmente) e i disoccupati ed i titolari di protezioni sociali minime avranno buon gioco a protestare contro il fatto che una certa categoria di cittadini intaschi sovvenzioni talvolta decine di volte superiori al loro magro sussidio, potendo anche non produrre nulla.-> In effetti l’obiettivo inconfessato della Commissione è di eliminare progressivamente le sovvenzioni agricole, secondo il voto di Alan Buckwell, l’economista agricolo il cui rapporto ordinato dalla Commissione ha ispirato l’Agenda 2000 : per lui gli aiuti diretti devono essere una “assistenza provvisoria all’adeguamento… per aiutare gli agricoltori ad adattarsi alla realtà, fornendo loro un ammortizzatore nel periodo in cui essi ricevono ed assimilano il messaggio che la società pagherà i prezzi di mercato per i prodotti mercantili e dei prezzi ragionevoli per i servizi non mercantili che essi forniscono, ma niente più. Questo messaggio deve essere spiegato e ripetuto sottolineando molto chiaramente che l’assistenza all’adattamento è effettivamente transitoria per il tempo in cui essi si preparano a cambiare attività e, se necessario, la loro vita”. -> Un altro Rapporto dell’Università di Amsterdam del febbraio 2000 ordinato dalla Commissione si situa nella stessa prospettiva precisando che “poiché solo le aziende che raggiungono un grado minimo di competitività internazionale sopravvivranno nei mercati liberalizzati a lungo termine… un obiettivo chiave della PAC dovrebbe essere di contribuire alla competitività internazionale di un nucleo di aziende commerciali nelle zone più adatte d’Europa”.
2°) L’impatto sui consumatori
I consumatori perderanno perché la più forte volatilità dei prezzi agricoli avrà come effetto di elevare i prezzi al dettaglio : -> L’esperienza ha già mostrato che l’abbassamento dei prezzi alla produzione non si ripercuote sui prezzi al dettaglio. E’la constatazione della Corte dei Conti dell’UE la quale ha mostrato che l’abbassamento dei prezzi alla produzione dei cereali e della carne bovina non si è tradotto nell’abbassamento del prezzo del pane o delle carni nutrite con cereali, e la Commissione stessa ha ripetuto che non ci si deve attendere che l’abbassamento del prezzo del latte alla produzione abbia delle ripercussio ni.-> I periodi di lievitazione dei prezzi alla produzione – legati all’abbassamento della produzione consecutiva ai periodi di prezzi bassi dovuti alla sovrapproduzione – stabiliranno un nuovo livello dei prezzi al consumo che diminuiranno poco o niente quando i prezzi alla produzione si abbasseranno. -> Facendo pesare il finanziamento dell’alimentazione sempre più sui contribuenti, invece che sui consumatori attraverso prezzi remuneratori senza aiuti diretti salvo per le aziende più piccole, la riforma è socialmente regressiva perché i cittadini più poveri finanziano, attraverso l’IVA pagata su tutte le loro spese, l’alimentazione dei cittadini più ricchi. Sottolineiamo che è sorprendente constatare che diverse ONG di ispirazione libero-scambista hanno fatto recentemente alleanza con il BEUC (Bureau européen des Unions des consommateurs, www.beuc.org), che fa pressione da sempre per una politica di abbassamento dei prezzi agricoli, particolarmente attraverso l’abbassamento delle protezioni alle importazioni, senza preoccupazione per la multifunzionalità dell’agricoltura: Così “Il BEUC ha ora unito le sue forze a Oxfam International, l’agenzia di sviluppo, ed al WWF, l’organizzazione mondiale di protezione della natura, in una campagna per una profonda riforma della Politica Agricola Comune (PAC). La sostenibilità ambientale, lo sviluppo rurale, la qualità e la sicurezza dell’alimentazione e delle relazioni commerciali leali con i paesi in via di sviluppo dovrebbero costituire il motore di una PAC riformata, e più semplicemente il sotto-prodotto del rispetto dei criteri dell’OMC… L’UE ha bisogno di una strategia coerente per rispettare l’impegno preso nella riunione ministeriale dell’OMC a Doha l’anno scorso di ridurre “in vista di sopprimere, tutte le forme di aiuto all’esportazione; e delle riduzioni sostanziali di sostegno interno che altera gli scambi”. Se tale strategia non viene attuata, le speranze di un accordo dell’OMC tendente a mettere un termine al dumping all’esportazione saranno infrante, schernendo l’impegno preso dall’UE per un “round dello sviluppo” ne l quadro delle discussioni commerciali multilaterali. Ciò potrebbe mettere in pericolo l’assieme del processo di negoziati ed i risultati della Conferenza ministeriale dell’OMC a Cancun in settembre 2003.Gli interessi dei consumatori devono essere presi in considerazione. E’ tempo che delle decisioni commerciali chiave beneficino i paesi in via di sviluppo ed i consumatori del mondo intero” (Memorandum alla Presidenza italiana del maggio 2003). Se queste due ONG libero-scambiste hanno creduto di poter influenzare positivamente il BEUC per compartire il loro desiderio di sopprimere il dumping dell’UE, reciprocamente questa alleanza di Oxfam internazionale (e di WWF, che sembra meno presente sul terreno delle politiche agricole) con il BEUC è costernante e riduce le speranze delle altre ONG dell’UE di farle evolvere sulle loro posizioni. Purtroppo Christian Aid (Duncan Green) è sulle stesse posizioni, come si è rivelato durante la riunione dell’UK Food Group del 10 luglio 2003. E’sempre pericoloso frequentare Mammona: non si riesce a convertirla, ma l’inverso non è vero ! Oxfam International e WWF non si sono rese conto che, se il BEUC si batte per la soppressione del dumping, è perché l’identifica – come la Commissione – alle sole restituzioni all’esportazione e perché la loro soppressione obbliga a rimpiazzarle con aiuti diretti che accompagnino l’abbassamento dei prezzi agricoli – obiettivo del BEUC – ciò che le restituzioni non implicavano. Naturalmente il BEUC non considera che gli aiuti diretti disaccoppiati hanno un effetto di dumping, come la Commissione. E’ proprio qui l’aspetto più incoerente delle ONG libero-scambiste che, sempre militando per la soppressione del dumping, fanno finta di credere che gli aiuti diretti completamente disaccoppiati non hanno effetto di dumping, altrimenti esse affermerebbero molto chiaramente che bisogna proibire ogni esportazione agli agricoltori che godono del pagamento agricolo unico. Oxfam International e WWF si sono lasciate sedurre dalla così detta solidarietà del BEUC con i PVS, quando appoggia una maggior apertura dell’UE alle loro esportazioni : “I consumatori europei vogliono più varietà e più scelte riguardo agli alimenti loro offerti… Noi ci chiediamo perché diritti all’importazione elevati ed altre barriere restringano tanto la scelta dei consumatori… Sarebbe veramente interesse mutuo dei consumatori e dei paesi in via di sviluppo di finirla con le numerose barriere commerciali abusive dei paesi sviluppati… I futuri approvvigionamenti dei consumatori europei in derrate alimentari saranno più sicuri a lungo termine se noi diversifichiamo le nostre fonti alimentari piuttosto che se noi cerchiamo di “mettere tutte le nostre uova nello stesso cesto” cioè se privilegiamo l’autosufficienza” (26 novembre 2002). Che dire infine della solidarietà del BEUC con i nuovi Stati membri PECO quando scrive : “Noi pensiamo che il fatto di estendere il sistema attuale dei pagamenti diretti a 10 nuovi Stati membri sia un errore. L’alimentazione è già più costosa nei 15 paesi dell’Unione europea in rapporto a quasi tutti gli altri paesi del mondo” (Memorandum alla presidenza greca, 30 novembre 2002). In un comunicato del 19 settembre 2002, il BEUC non nascondeva per niente la sua volontà di legare gli aiuti diretti ai soli loro effetti non mercantili o altrimenti di sopprimerli : “Noi siamo favorevoli al principio di legare i pagamenti futuri a norme ambientali, di sicurezza alimentare e di benessere animale… I risultati dei nuovi pagamenti disaccoppiati devono essere concreti e verificabili. Se questi pagamenti diretti non sono chiaramente percepiti come capaci di raggiungere i risultati previsti, dovranno essere eliminati… Nel continuo processo di cambiamento l’obiettivo dovrà essere di ridurre il più possibile i pagamenti diretti, in favore di spese legate allo sviluppo rurale e ad altre politiche strutturali. Questo è particolarmente importante nel contesto dell’allargamento”. 3°) L’impatto sull’ambiente, la qualità dei prodotti ed il benessere animaleIn questo contesto di : -> prezzi agricoli in calo, -> concorrenza intra-UE e mondiale fortemente cresciuta dopo il Doha Round, con delle distorsioni di concorrenza supplementari legate al disaccoppiamento secondo la scelta degli Stati membri, -> una più forte concentrazione delle aziende, -> una rinazionalizzazione importante della PAC non è credibile pensare che l’UE potrà imporre agli agricoltori una forte condizionalità nel versamento del pagamento unico in funzione di un miglior rispetto dell’ambiente, della qualità dei prodotti, del benessere degli animali. -> Anche se in certi paesi, come la Francia, gli aiuti diretti alle carni bovine ed ovine resteranno largamente accoppiati, la scelta della Commissione (interinata dal Consiglio e dal Parlamento europeo) di non sviluppare la produzione di oleoproteaginose continuerà a render più redditizie le produzioni animali intensive che tuttavia sono una delle maggiori cause del degrado dell’ambiente, della qualità dei prodotti, e del benessere animale, senza parlare dei danni causati dal dumping nei PVS. L’ostilità della Commissione a sviluppare la produzione europea di proteoleaginose riposa su tre principali ragioni : -> è molto meno costoso importare che sovvenzionare la produzione, -> l’UE non vuole o non si sente politicamente capace di accrescere la protezione all’importazione degli alimenti per animali, sia che essi provengano dagli USA, o dal Brasile o dall’Argentina, nel contesto dei negoziati di un Accordo di libero scambio col Mercosur, -> soprattutto perché ciò permette di migliorare la competitività delle produzioni animali, non solo di carni bianche ma anche di carni rosse e di latticini. 4°) L’impatto sulle aziende agroalimentariSono le sole a guadagnare dalla riforma. -> Così, per Jean Martin, Presidente della CIAA (Confédération des Industries agroalimentaires de l’UE, http://www.cia.be ), “Per la CIAA, il compromesso raggiunto ieri dai ministri dell’agricoltura dell’UE è un accordo di una notevole portata per il settore agro-alimentare. L’accordo migliorerà la posizione dell’UE nei negoziati dell’OMC. Starà ora ai partner dell’OMC di fare un passo verso un possibile compromesso. La CIAA considera che il margine di manovra sviluppato dalla riforma nell’agenda di sviluppo di Doha debba essere utilizzato dai negoziatori europei all’OMC solo in cambio di concessioni equivalenti da parte dei partner. L’accordo al quale i ministri sono pervenuti ieri risponde all’obiettivo a lungo termine dell’industria agro-alimentare che tende a promuovere un’agricoltura competitiva, efficace e durevole in Europa… Le disposizioni relative al disaccoppiamento accettate dal Consiglio costituiscono un passo decisivo verso l’apertura del settore agricolo europeo alle forze del mercato” (Comunicato stampa del 27 giugno 2003).
-> L’analisi che fa la CIAA delle proposte dell’UE di gennaio
2003 e di Harbinson del marzo 2003 per riformare l’AsA sono eloquenti per comprendere il
legame che essa fa tra le riforme della PAC e dell’AsA: “Per quanto concerne gli
interessi offensivi dell’industria agroalimentare europea, la formula dell’Uruguay
Round (come la propose l’UE) non risponde alla necessità di apertura sostanziale dei
mercati per ottenere un abbassamento delle tariffe doganali elevate. Dato che nel quadro
del progetto attuale di modalità, certi paesi, particolarmente quelli emergenti,
sarebbero in grado di sfuggire ad impegni equivalenti o comparabili in materia di accesso
al mercato, l’approccio Harbinson non fornirebbe i vantaggi previsti per gli interessi
offensivi dell’industria agro-alimentare. -> Ciò fa eco ai discorsi tenuti dal Presidente della CIAA il 08-10-02 davanti a 70 deputati europei: “La nostra industria abbisogna di una sicurezza di approvvigionamento a lungo termine in materie prime. Per accrescere la nostra competitività sui mercati mondiali, il prezzo di queste materie prime dovrebbe avvicinarsi a quello dei prezzi internazionali, dato che una parte importante della nostra produzione viene esportata fuori dell’Unione”. -> In un altro discorso del 19 giugno 2003, il Presidente della CIAA dichiara nel corso del seminario organizzato dalla stessa su “Da Doha a Cancùn – Sfide ed opportunità dei negoziati all’OMC per il settore agro-alimentare” che “La CIAA s’impegna a perseguire il processo di riforma delle politiche agricole internazionali che debbono approdare sulla definizione di un assieme chiaro di regole commerciali che creino un mercato più leale per i membri dell’OMC, conformemente all’Agenda di Doha”. Sì, avete letto bene: la CIAA afferma senza ambiguità di esercitare un ruolo decisivo nella definizione delle politiche agricole! -> Per confermare che questa affermazione della CIAA del suo ruolo
maggiore nella determinazione della PAC non è pura vanità, ascoltiamo Pascal Lamy, uno
degli invitati a questo seminario: “l’industria agro-alimentare ha il privilegio di
godere delle cure di tre Commissari, privilegio raro alla Commissione! Franz Fischler a
titolo dell’agricoltura perché le posizioni tariffarie del settore dei prodotti
trasformati sono agricoli. Erkki Liikanen a titolo dell’industria poiché questi stessi
prodotti sono industriali per il nostro mercato interno. Ed il vostro servitore a titolo
della mia responsabilità d’assieme sulle questioni del commercio internazionale… voi
siete coscienti che il vostro peso cresce presso tre interlocutori se voi siete uniti.
Grazie a queste posizioni chiare, noi sappiamo dove noi negoziatori dobbiamo o non
possiamo andare. Ed il vostro sostegno, o le vostre posizioni, rafforzano la nostra. Anche
se è evidente che la posizione dell’industria non può sempre rispecchiarsi al 100%
nella posizione europea… Il nostro commercio di prodotti primari è deficitario di 19
miliardi di euro, il commercio europeo di prodotti alimentari conosce un surplus di circa
7 miliardi di euro… In ciò che concerne l’accesso al mercato, io l’ho detto, il
settore agro-alimentare è uno dei nostri porta-bandiera all’esportazione. Come voi, io
penso dunque che i negoziati dell’OMC dovranno permettere ai nostri prodotti di
beneficiare dell’abbassamento delle tariffe. Spero di contare sui vostri suggerimenti, d’altronde,
quando verremo ad identificare le priorità a questo riguardo. Senza commenti! Queste parole sono da meditare per i 6,5 milioni di agricoltori dell’UE! -> Almeno, al contrario del Presidente della NFU nel RU, John Dillon, Presidente dell’Irish Farmers' Association, sembra pienamente cosciente del pericolo e “aziona il campanello di allarme contro il rischio di vendere l’agricoltura ai big business ed alle aziende agroalimentari multinazionali nel corso dei negoziati (dell’OMC). Egli ha affermato che non sarebbe da barattare l’agricoltura con l’industria e i servizi nel corso dei negoziati. L’agricoltura è essenziale alla sopravvivenza dell’Europa rurale ma vi è un reale pericolo che gli interessi del big business siano prioritari per i Governi dell’UE” (Financial Times, 16 luglio 2003).5°- La PAC diventerà più burocratica La nuova PAC sarà particolarmente complessa e burocratica, per : -> la molteplicità delle situazioni di disaccoppiamento totale o parziale negli Stati membri, -> la situazione ancora più complessa dei nuovi Stati membri dei PECO, -> il sistema del controllo e delle sanzioni per assicurarsi che gli agricoltori che ricevono il pagamento unico o altri aiuti diretti, rispettino le norme più strette in tema di ambiente, di sicurezza sanitaria degli alimenti, di benessere animale e di sicurezza delle condizioni di lavoro degli agricoltori. II – L’impatto della riforma della PAC sui paesi in via di sviluppo Secondo il resoconto del Consiglio dell’UE del 26 giugno 2003, “Con questa riforma il Consiglio invia un forte messaggio agli agricoltori dell’UE, ai cittadini dell’UE ed al mondo, in particolare ai paesi in via di sviluppo”. 1°- In realtà, la nuova PAC sarà una pugnalata supplementare sulla schiena dei contadini del Sud In realtà la finalità essenziale della riforma non era un miglior adattamento della PAC alle esigenze della società civile europea in materia di protezione dell’ambiente, della sicurezza sanitaria dei prodotti e del benessere animale, come la Commissione ha avuto l’abilità di farla valutare da tutti i media. No, il principale obiettivo della riforma era di mettere le sovvenzioni agricole, dopo il disaccoppiamento, al riparo dagli obblighi di riduzione all’OMC facendoli ricadere nella “scatola verde” dell’accordo sull’agricoltura (AsA). -> Perché l’idea secondo cui le sovvenzioni disaccoppiate cioè non legate alla produzione o ai prezzi dell’annata in corso, non avrebbero l’effetto di distorsione degli scambi ed in particolare di protezione all’importazione o di dumping, è un’enorme farsa giuridico-politica alla quale fanno finta di credere solo le elite politiche dei paesi ricchi, perché la maggior parte dei negoziatori dei paesi del Sud e l’assieme delle ONG del Nord come del Sud l’hanno ormai demistificata. -> Ogni sovvenzione agricola disaccoppiata, compreso quelle accordate per motivi specifici di protezione dell’ambiente, hanno l’effetto di ridurre i costi di produzione degli agricoltori, di migliorare la competitività dei loro prodotti, ed hanno quindi un effetto di dumping quando questi prodotti vengono esportati. ->Perché l’astuzia del disaccoppiamento si appoggia su una truffa giuridico-politica ancor più enorme: la definizione di dumping nell’articolo 6.1.a del GATT del 1947 e ripreso dall’articolo 9.1.b dell’AsA. Il dumping vi è definito non come l’esportazione ad un prezzo inferiore al costo di produzione ma come l’esportazione ad un prezzo inferiore al prezzo di mercato interno. E’ ciò che spiega perché e come la PAC è stata riformata nel 1992, 1999 ed in questo 26 giugno 2003 : abbassando a tappe i prezzi agricoli dell’UE a livello dei prezzi mondiali, l’UE potrebbe esportare i suoi prodotti agroalimentari senza sovvenzioni specifiche all’esportazione (le “restituzioni”), perché a ragione queste sono mostrate a dito come particolarmente sleali agli occhi degli agricoltori del resto del mondo. Di fatto la maggior parte delle esportazioni di grano e di orzo dell’UE hanno potuto farsi senza restituzioni da luglio 2001 a giugno 2002, poiché il prezzo interno era caduto al livello del prezzo mondiale, attorno ai 100 E. o 100 dollari la tonnellata (in seguito l’apprezzamento dell’euro ha obbligato ad accordare nuovamente delle restituzioni di 15 E. per tonnellata di grano il 15 maggio 2003). Ma perché l’UE potesse approfittare di questa definizione incredibile di dumping, occorreva evidentemente che le sovvenzioni versate agli agricoltori per compensare lo scarto tra il loro costo di produzione e il basso prezzo che viene loro pagato, fossero messe al riparo dagli obblighi di riduzione imposti dall’OMC.E questa è stata l’astuzia dell’AsA essenzialmente negoziata tra Stati Uniti ed UE ed imposta al resto del mondo, e particolarmente ai PVS: decidere che la protezione all’importazione è la peggior ignominia, seguita dalle restituzioni esplicite all’esportazione (queste sono senza dubbio intollerabili), considerando che gli aiuti interni disaccoppiati non hanno effetto di dumping. D’altronde si può leggere su Le Monde del 28 giugno 2003 che “la riforma “non cambia niente” per i cerealisti, si dice presso i produttori di grano, i cui interessi sono stati preservati per l’assenza della riduzione del prezzo dei cereali”. L’auto-soddisfazione fragorosamente manifestata da Franz Fischler il 26 giugno 2003, dopo l’adozione della riforma, proclamando che “La nostra nuova politica è più rispettosa delle regole commerciali. Diciamo addio al vecchio sistema delle sovvenzioni che ha creato distorsioni significative del commercio internazionale e fatto torto ai Paesi in via di sviluppo” è dunque particolarmente fuori luogo. 2° Paradossalmente, è la protezione all’importazione la forma di sostegno degli agricoltori meno protezionista Per 8 ragioni: 1) Innanzitutto per gli economisti, ogni misura che accresce la competitività dei prodotti nazionali in rapporto con i prodotti stranieri è una forma di protezione. Per questo si deve bandire l’utilizzazione del termine protezione senza aggiungere “all’importazione” quando è questo ciò di cui si intende parlare. In effetti, nel campo degli scambi internazionali, il termine protezione (ed ancor più protezionismo) ha una connotazione molto negativa, accollandogli qualificazioni come ripiegamento freddoloso su sé stessi, spettro, vecchio demone, tentazione, idra, trappola, etc. 2) Come dice Vandana Shiva, 3) La protezione all’importazione è il solo sostegno possibile ai paesi poveri, che non hanno i mezzi finanziari per sovvenzionare significativamente i loro agricoltori dato che essi rappresentano la maggioranza degli attivi. 4) Tutti i tipi di sovvenzione, anche di tipo ambientale, riducono i costi di produzione ed hanno quindi un effetto di dumping quando i prodotti beneficiati vengono esportati 5) Solo i paesi ricchi possono proteggersi dalle importazioni senza aver bisogno di proteggersi all’importazione : sovvenzionando l’abbassamento dei prezzi interni fino al livello dei prezzi mondiali in modo che non ci sia più la spinta ad importare. 6) E’ socialmente regressivo che i cittadini più poveri finanzino (attraverso l’IVA) l’alimentazione dei più ricchi. 7) La protezione all’importazione è il solo mezzo di ricostruire una PAC orientata dal mercato, in cui l’essenziale del reddito sia basato sui prezzi, ma sui prezzi agricoli interni non su prezzi mondiali molto volatili, generanti dumping e senza alcun senso economico. 8) La protezione all’importazione semplificherebbe anche enormemente l’AsA: quando l’AsA metterà come principio di base che ogni paese è libero di determinare il livello ed i tipi di protezione all’importazione dei prodotti agroalilmentari giudicati appropriati, sarà inutile fissare regole sui sostegni interni. Al limite, anche le restituzioni all’esportazione non sarebbero gravi perché ogni paese potrebbe proteggersi da queste all’importazione. Tuttavia, tenuto conto dell’incapacità politica di moltissimi paesi del Sud ad accrescere questa protezione a causa delle pressioni del FMI e della Banca mondiale, l’eliminazione delle sovvenzioni esplicite ed implicite all’esportazione resta prioritaria. Peraltro, tra le sovvenzioni agricole interne, quelle disaccoppiate sono più protezioniste di quelle accoppiate per le seguenti ragioni: -> Avendo un bilancio limitato, i PVS danno priorità ai sostegni accoppiati che hanno un effetto più diretto su produzione e prezzi che i sostegni disaccoppiati.I PVS in effetti hanno bisogno di aumentare la loro produzione, mentre i paesi industrializzati cercano piuttosto di ridurla, essendo le regole dell’AsA concepite con questo fine. -> I sostegni accoppiati sono sovente utilizzati per mantenere dei prezzi interni al di sotto dei prezzi mondiali (caso dei prezzi di intervento dell’UE) e sono compatibili con l’assenza di esportazioni e quindi di dumping, ma i sostegni disaccoppiati permettono di ridurre i prezzi interni al di sotto dei costi di produzione, con un effetto di dumping per i prodotti esportati. -> I sostegni disaccoppiati sono anche più protezionisti delle restituzioni, che hanno dei limiti, sono più trasparenti per gli importatori e autorizzano misure antidumping quando sorpassano il limite, mentre i sostegni disaccoppiati possono crescere senza limiti e sono ben più difficili da identificare. -> Il carattere disaccoppiato di un aiuto è, inoltre, molto relativo perché in funzione dell’impiego al quale il prodotto è destinato. Se gli aiuti diretti dell’UE alle COP (cereali, oleaginose, proteaginose) sono disaccoppiati (scatola blu) e considerati come inattaccabili prima del 2004, gli aiuti agli intrans sono accoppiati secondo l’articolo 6.2 dell’AsA per i paesi sviluppati e per l’articolo 1 e l’annesso 2. Ora, la maggioranza della produzione delle COP, è destinata all’alimentazione del bestiame (108 Mt di cereali, 12,6 Mt di crusca e 18,3 Mt di oleoproteaginose nel 1999-00), si tratta allora di aiuti accoppiati della scatola arancione, costretti alla riduzione. E la conversione di questi aiuti COP in un pagamento unico disaccoppiato dalla produzione di COP non cambierà il suo carattere di aiuto agli intrans, quindi costretti a ridursi, per quelli che continueranno a produrre delle COP. -> Soprattutto, diverse analisi giuridiche approfondite recenti mostrano che gli aiuti della scatola verde saranno più facilmente attaccabili dall’OMC a partire dal 2004 (all’uscita della “clausola di pace”), ciò che rinforzerà le critiche sempre più aperte ed argomentate di una maggioranza di Membri dell’OMC, spalleggiati dalle ONG del Nord e del Sud. La lotta disperata di Franz Fischler per mettere al riparo gli aiuti PAC nella scatola verde è dunque persa e la nuova riforma è già scaduta prima di essere stata messa in opera. L’autosoddisfazione di Franz Fischler secondo il quale “il nostro sistema non andicappa più i paesi del Terzo-Mondo” è dunque particolarmente spiazzato. -> Quando Franz Fischler dichiara ancora il 26 giugno che “alla
riunione ministeriale di Cancùn,l’UE sarà disponibile ad intaccare il suo capitale di
negoziazione solo se otteniamo delle contropartite. Non è l’ora del disarmo unilaterale”,
egli annuncia che l’UE andrà oltre le proposte già disastrose per l’avvenire della
PAC fatte all’OMC per il nuovo AsA (riduzione dei diritti di dogana del 36% e dei
sostegni interni accoppiati del 55%, oltre la proposta benvenuta per il resto del mondo di
riduzione del 45% delle restituzioni), se la maggioranza dei Membri dell’OMC (cioè i
PVS) accetterà di allargare il Doha Round ai “temi di Singapore” cari all’UE
(investimenti, trasparenza dei mercati pubblici, concorrenza, facilitazione degli scambi). Non è da meravigliarsi se la Confederazione delle industrie agroalimentari dell’UE sia la sola organizzazione a felicitarsi della riforma. CONCLUSIONIIn conclusione, la riforma della PAC è suicida e nasce da un calcolo molto errato, anche da un punto di vista economico strettamente egoistico per l’UE. Perché senza sovranità alimentare, cioè senza protezione efficace all’importazione, non si può avere sviluppo globale dei PVS dove gli agricoltori sono ancora la maggioranza. Dunque, senza sovranità alimentare dei PVS, l’UE non potrà esportarvi prodotti e servizi ad alto valore aggiunto, ciò che nocerà anche molto alla sua crescita economica. In conseguenza, la PAC e l’AsA devono venire ricostruite sul principio della sovranità alimentare senza dumping. Ciò implica di ricentrare la PAC sul suo mercato interno per i suoi principali prodotti di base – cereali, zucchero, latticini e carni - per i quali essa non è competitiva senza protezione all’importazione, restituzioni all’esportazione e sostegni interni. Pochissimi prodotti rispondono a questi requisiti: una forte proporzione di vini ed un pugno di formaggi; Poiché queste esportazioni sovvenzionate non rappresentano che il 10% della produzione di cereali e di latticini dell’UE, l’8% della sua produzione di carni e il 30% della sua produzione di zucchero, è ancora più importante rifondare la PAC sulla difesa del mercato interno dell’UE, sulla sua sovranità alimentare. Tale riforma permetterebbe inoltre di ridurre il budget della PAC, una considerazione politica primordiale attualmente in UE, in particolare per la Germania, e di disimpegnare così i mezzi per versare gli aiuti diretti sulle stesse basi nell’UE allargata a 25 per evitare nuovi drammi sociali nei nuovi Stati membri.
* Jacques Berthelot è
ricercatore associato a Dynamiques rurales, Cattedra europea Jean Monnet d'integrazione
economica europea dell'Inp-Ensat (Tolosa), consigliere di Attac Francia, e membro della
commissione agricoltura dei Verdi Francesi. Autore di «L’agriculture, talon d’Achille
de la mondialisation. Clés pour un Accord agricole solidaire à l’OMC»,
l'Harmattan, Parigi, 2001, 509 pagine |