CPE 5 ottobre 2001

Cambiare Politica Agricola nella Comunita'

I. Un'altra PAC è indispensabile

1. Il contesto europeo ed internazionale
In questi ultimi anni molti avvenimenti hanno messo in evidenza i limiti dell'agricoltura industrializzata e della deregolazione neo-liberale degli scambi messi in opera nella seconda metà del secolo scorso :
- nel 1999 a Seattle, paesi del Sud, giovani, e movimenti sociali (tra cui Via Campesina) hanno impedito il lancio di un nuovo round OMC;
- dal 1995 in Europa, lo scandalo ESB e la resistenza della popolazione contro gli OGM hanno fatto evolvere l'opinione, oggi più recettiva all'idea di cambiare i modelli di produzione alimentare, a preservare un'agricoltura contadina sul territorio, ad esigere una trasparenza ed una giustificazione degli aiuti pubblici. Azioni come quella della Confédération Paysanne in Francia e di altri, hanno reso popolare la lotta contadina. Veloci sparizioni di aziende contadine, crisi sanitarie a ripetizione, inquinamento crescente delle acque a causa di pesticidi, … : la PAC è distruttrice per contadini, consumatori, contribuenti, per la loro salute, il loro ambiente, il loro territorio, oltre che per i paesi del Sud. La CPE propone quindi di cambiare la PAC, perché essa risponda alle attese dei cittadini europei.

2. I fallimenti della PAC del 1962 e della PAC del 1992/2000
Dopo il 1962, il sostegno dei prezzi agricoli senza limiti di volumi, la concessione di aiuti alle aziende, la rinuncia alla preferenza comunitaria per gli alimenti del bestiame e l'assenza di regolazione della produzione hanno condotto a montagne di eccedenze, al produttivismo, alla concentrazione della produzione, al dumping nei confronti dei paesi terzi.
Dopo il 1992, la forte riduzione dei prezzi agricoli, gli aiuti diretti senza limiti (1) e l'accordo OMC hanno accelerato la concentrazione della produzione e l'orientamento verso un'agricoltura a due velocità, senza sradicare né il produttivismo, né il dumping.

3. Contraddizioni della PAC attuale, facciate e realtà
L'UE, che difende il concetto di "multifunzionalità" dell'agricoltura, favorisce in realtà l'industrializzazione dell'allevamento, dalle molteplici funzioni negative, e l'eliminazione di numerose aziende contadine multifunzionali. L'UE potrà sostenere con forza questo concetto nei negoziati OMC solo se cambierà la sua politica e le sue pratiche di dumping diretto (aiuti all'esportazione) ed indiretto (disaccoppiamento prezzi/reddito).
L'UE continua ad importare ogni anno 50 milioni di tonnellate di alimenti per animali, che provocano eccedenti costosi di volatili, uova, suini, bovini, latticini, cereali.
Nello stesso tempo l'inquinamento dell'acqua, dell'aria, dei suoli a causa di pesticidi, nitrati, fosfati aumenta, le misure agro-ambientali rimangono facoltative e co-finanziate dagli stati membri.
La politica della qualità, le norme sanitarie rimangono innanzitutto quelle dell'industria e della distribuzione e troppi disciplinari di qualità sono lassisti.
Il "modello agricolo europeo" vanto dell'Unione Europea è quello dell'ESB?

(1) - La modulazione dell'agenda 2000 è ristretta, facoltativa, applicata in pochi paesi, senza un effettivo effetto ridistributore

4. L'Unione Europea deve scegliere tra :
· Il controllo dell'alimentazione mondiale affidata ad una manciata di imprese transnazionali o la sovranità alimentare della popolazione;
· La continuazione della competizione con gli USA per il controllo del commercio agricolo mondiale o l'instaurazione di nuove regole con il sostegno dei paesi del Sud;
· Un'alimentazione europea al più basso costo possibile e proveniente da tutto il pianeta, senza contadini europei, oppure un'alimentazione fornita principalmente da un'agricoltura contadina europea;
· Finanziare l'agroindustria e la grande distribuzione grazie a bassi prezzi, e pagamento da parte dei contribuenti di aiuti diretti agli agricoltori, e di danni legati al produttivismo, oppure scegliere la via di prezzi agricoli remunerativi con un'agricoltura contadina dalle multiple funzioni positive per la società;
· Un'agricoltura a due velocità, con zone di produttivismo ultraintensivo inquinate e "parchi" etichettati, oppure un'agricoltura contadina rispettosa dell'ambiente sull'assieme del territorio;
· Pratiche di dumping all'esportazione ed all'importazione, oppure pratiche per un commercio equo sui mercati internazionali;
· Fare dell'allargamento dellUE all'Europa centrale ed orientale anzitutto un nuovo mercato per l'UE attuale oppure farne un luogo di sviluppo solidale tra regioni e popolazioni;
· Promuovere lo sviluppo rurale come "seconda colonna" della PAC (10% dei fondi FEOGA) per cercare, invano, di riparare i guasti della "prima colonna" (90 % dei fondi) oppure fare una PAC che permetta a numerosi contadini, con tutti i servizi ed attività indotte, di vivere del loro lavoro nell'ambiente rurale.

II. La CPE rivendica un'altra PAC (2)

1. Priorità al mercato interno - risvolto estero della PAC
La vocazione dell'agricoltura europea è prima di tutto approvvigionare il mercato interno. Ciò comporta:
- il rifiuto del dumping all'importazione ed all'esportazione,
- la riconsiderazione degli accordi di Blair House e dell'OMC
- la preferenza comunitaria (diritti di dogana all'import) a livello del costo di una produzione compatibile (ecologicamente e socialmente) nella regione più favorita dell'UE (3), anche per quanto riguarda l'alimentazione del bestiame,
- la soppressione delle restituzioni all'export.

2. Prezzi agricoli, reddito agricolo
Il reddito deve provenire essenzialmente dalla vendita dei prodotti dell'azienda, essendo i prezzi agricoli orientati dalle misure riguardanti i rapporti con l'estero.
Nelle regioni sfavorite agro-climaticamente, il FEOGA versa integrazioni al prezzo raggruppati in un solo aiuto diretto per azienda, modulato e con un tetto massimo per attivo, tenendo conto delle differenti produzioni aziendali.


(2) -
I 7 punti seguenti devono essere messi in opera in maniera concomitante
(3) - Oppure a livello del costo di produzione medio - da discutere


3. Regolazione della produzione, modelli di produzione
La situazione attuale esige delle misure di disintensificazione obbligatorie nelle aziende troppo intensive, con un periodo di transizione ed un aiuto all'adattamento per le piccole aziende, ad es.:
- legame dell'allevamento col suolo (densità massima per ettaro di superficie foraggiera): abbandono progressivo del "fuori suolo",
- applicazione stretta della direttiva nitrati (direttiva da migliorare),
- proibizione degli antibiotici nell'alimentazione animale,
- proibizione dei nanizzanti per i cereali,
- incoraggiamento alle aziende a consumare meno intrans, a sistemare la rotazione delle colture, a sostituire l'insilato di mais nel Nord Europa con miscugli cereali - leguminose,
- sostenere l'irrigazione solo nelle zone aride dove le falde acquifere non sono in pericolo e per colture che necessitano di irrigazione e sospendere gli aiuti pubblici al drenaggio,
- sostegno alle aziende che rispettano le norme ambientali ancora più strette per preservare la biodiversità,
- norme di allevamento che rispettino il benessere degli animali (proibizione dell'allevamento in batteria, riduzione dei tempi di trasporto),
- sostegno specifico temporaneo alla produzione di proteine vegetali nelle aziende di allevamento,
- formazione, volgarizzazione, ricerca orientate verso l'agricoltura contadina.

Le misure sopra descritte concernenti la disintensificazione, l'alimentazione animale ed i rapporti con l'estero elimineranno le eccedenze strutturali attuali di prodotti animali e di cereali. Tuttavia, per evitare di crearne altre e per far fronte ad eccedenze congiunturali, occorre integrare queste misure con strumenti di regolazione della produzione, ciò che non significa necessariamente quote di produzione per azienda.

4. Mercati regionali
Il FEOGA ed i fondi strutturali devono sostenere i mercati locali e regionali, la vendita diretta (piuttosto che la promozione di prodotti per l'export), e le piccole strutture di trasformazione locale (piuttosto che la ristrutturazione di macelli e grandi infrastrutture portuali o autostradali).
La trasformazione artigianale dei prodotti agricoli ha bisogno di norme differenti da quelle necessarie per l'industria.
Bisogna sempre fare la scelta che riduce i trasporti a lunga percorrenza: è preferibile per l'ambiente e per la sicurezza alimentare.

5. Qualità, sicurezza alimentare
- Proibizione generale della produzione e dell'importazione degli OGM nella produzione agricola e nella trasformazione agroalimentare: è essenziale e va di apri passo con la proibizione di ogni brevetto sul vivente.
- Proibizione delle farine animali, anche per suini e volatili.
- I criteri di qualità devono essere rivisti in favore dei consumatori. Occorre bloccare la deriva industriale di certe appellazioni AOP/IGP rivedendo il regolamento del 1992.
- I prodotti autorizzati per l'alimentazione del bestiame devono essere iscritti in una lista positiva , con etichettaggio completo obbligatorio dei prodotti e della loro origine.
- Le aziende a monte ed a valle devono venire responsabilizzate penalmente e finanziariamente per le conseguenze delle loro pratiche industriali sulla salute umana ed animale e sulla protezione dell'ambiente. Esempio, le aziende di mangimi nello scandalo ESB.


6. Un mondo rurale vivo
Senza una politica europea che valorizzi l'installazione in agricoltura, le campagne continueranno a vuotarsi dei loro contadini. Occorre con urgenza:
· proibire ogni commercio dei diritti a produrre
· bloccare il riscatto delle aziende ad ogni generazione (in alcuni paesi),
· fissare dei tetti massimi d'investimento al posto dei limiti economici minimi per gli aiuti all'installazione: noi vogliamo "dei vicini piuttosto che degli ettari".
Per rimediare alla forte concentrazione regionale della produzione agricola degli ultimi 40 anni occorre rilocalizzare certe produzioni nelle regioni a loro vocate dal punto di vista agro-climatico e culturale e nelle quali sono diminuite o scomparse : l'allevamento suino e ovino nelle regioni fino ad ora sfavorite dalla PAC ne sono un esempio.

7. Un commercio internazionale basato sulla sovranità alimentare
"La sovranità alimentare è il DIRITTO delle popolazioni di decidere la loro politica agricola ed alimentare, senza dumping nei confronti dei paesi terzi" (Via Campesina).
L'Unione Europea sarà in una posizione migliore nei negoziati e nelle alleanze con i paesi del Sud di fronte agli USA/gruppo di Cairns, grazie all'abbandono degli aiuti all'esportazione. Essa potrà sostenere con più credibilità la preferenza comunitaria.
Ogni forma di dumping, diretta od indiretta (vendita al di sotto del costo di produzione), deve venire proibita, e questo implica rimettere in discussione il disaccoppiamento tra produzione e reddito.
L'OMC deve ritirarsi dal settore agricolo ed alimentare, venire sostituito, ad esempio, dalla CNUCED in cui con negoziati commerciali agricoli si devono stabilire regole eque del commercio, mentre le politiche agricole nazionali o regionali rimangono di competenza degli Stati o delle Unioni regionali.
Un'organizzazione giuridica internazionale indipendente deve venire instaurata per comporre le divergenze commerciali.

www.cpefarmers.org
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(traduzione a cura di A.R.I.)