COMUNICATO  STAMPA                                                             10/11 luglio 2002

 

 

Proposta di riforma PAC della Commissione Europea :

Si, occorre riformare profondamente la PAC.

No, le proposte del 10 luglio, contrariamente alle affermazioni del Commissario Fischler, non rispondono alle attese dei cittadini e non faranno che rovinare l’agricoltura contadina, senza arrestare l’industrializzazione dell’agricoltura ed il dumping verso i paesi terzi.

 

 

La posizione che l’Unione Europea si è scelta nell’OMC è il motore essenziale di questa riforma (1). Questa posizione distruttrice è caratterizzata da:

-         abbassamento dei prezzi agricoli,

-         disaccoppiamento dei pagamenti diretti dalla produzione,

-         sostituzione del dumping legato agli aiuti all’esportazione con quello dei pagamenti diretti, che i paesi poveri non possono pagare.

 

Fischler, fa un discorso di “disaccoppiamento” degli strumenti :

·        pretende che la sua proposta si leghi ai problemi ambientali, di sicurezza alimentare, di benessere degli animali : questo è falso:

-         la sua proposta non cambia per nulla le produzioni suine ed avicole industriali, che pesano in maniera essenziale su questi problemi. Al contrario: è il regime di questi due settori, poco inquadrati attualmente dalla PAC, che diventano il modello.

-         non propone nessuna concreta misura di eco-condizionalità legata ai pagamenti diretti del primo pilastro, se non l’obbligo di rispettare la legislazione vigente.

·        Non è possibile avere produzione di qualità con prezzi agricoli troppo bassi.

·        Pretende che la sua proposta porterà ad una più giusta ripartizione dei pagamenti diretti. Ora, la scelta di rimpiazzare i pagamenti diretti attuali per cereali e carne bovina/ovina con un forfait basato su un riferimento storico va, al contrario, a fissare la forte ingiustizia attuale. Il tetto massimo enormemente alto di 300.000 Euro e la “cimatura” differenziata del 3% agiscono solo marginalmente.

 

La CPE propone una PAC ben diversa che permetta all’agricoltura contadina di svilupparsi  e di corrispondere realmente alle aspettative dei cittadini. (2).

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(1)     vedi comunicato CPE del 27 giugno

(2)     vedi proposta del 5.10.01 – sito web

 

 

 


Proposta di riforma della PAC (seguito del comunicato del 10 luglio)

La CPE spiega perché gli strumenti proposti dalla Commissione Europea non corrispondono agli obiettivi dichiarati e fa delle proposte.

 

 

·        Disaccoppiamento dei pagamenti diretti

Disaccoppiando totalmente i pagamenti diretti dalla produzione, l’UE obbedirebbe innanzitutto agli obiettivi, propri ed in comune con gli USA, riguardanti l’OMC, piuttosto che alle attese dei cittadini europei e continuerebbe così, sotto la forma nascosta della scatola verde dell’OMC, il dumping nei confronti dei paesi terzi, continuando ad esportare i prodotti europei a prezzi troppo bassi nei riguardi dei produttori di questi paesi. Nello stesso tempo, i produttori europei si vedrebbero imposti prezzi mondiali sempre più bassi, artificialmente abbassati dalla politica degli USA e dell’UE. L’agricoltura contadina dell’Europa e di altri continenti non potrà sopravvivere a lungo con prezzi molto bassi, largamente al di sotto dei costi di produzione.

Il disaccoppiamento dei pagamenti diretti è la forma compiuta della deregolamentazione dei mercati agricoli. Fischler pretende che così gli agricoltori potranno meglio “rispondere ai segnali del mercato”: ma gli economisti agricoli un po’seri sanno che l’economia agricola si caratterizza per la sua rigidità, che i tempi di risposta sono molto più lunghi che nell’industria e che i prodotti agricoli sono deperibili. Una tale disorganizzazione dei mercati agricoli condurrà a comportamenti speculativi che provocheranno gravi squilibri e forti variazioni di prezzo come già si nota in Europa per i prodotti (suini, volatili, frutta ed ortaggi) che sono molto poco inquadrati dalla PAC, senza regolazione di produzione.

Il disaccoppiamento dei pagamenti diretti condurrà inevitabilmente alla delocalizzazione delle produzioni verso le zone a costi inferiori, cioè con le terre migliori, le zone vicine ai porti di importazione di alimenti per bestiame, o le zone con manodopera meno cara. Questo accelererà la rovina delle altre regioni e non risponderà agli obiettivi di coesione della Unione Europea.

 

·        Forfait di pagamenti diretti basati su un riferimento storico

L’introduzione di un forfait storico fisserebbe la distribuzione attuale diseguale fra produttori, fra paesi, fra produzioni. Questo ricompenserebbe i cacciatori di premi degli anni precedenti. Penalizzerebbe i produttori che, ad esempio, hanno fatto la scelta di sostituire il mais insilato, fortemente premiato, con il foraggio, non premiato ma legato ad un sistema agronomico molto migliore per l’ambiente.

L’obiettivo di un premio unico (semplificazione) è lodevole ma il premio proposto in effetti non è unico.

Il disaccoppiamento non implica un forfait; potrebbe venire fatto per ha con un tetto massimo e non legato ad un riferimento storico, e ciò permetterebbe una ben migliore distribuzione degli aiuti ed una ben migliore possibilità di agire sullo sviluppo rurale.

 

·        Ambiente / ecocondizionalità

Produrre a basso prezzo non garantisce per niente il rispetto dell’ambiente. Le produzioni suine ed avicole ne sono un esempio. Il forte abbassamento dei prezzi dei cereali realizzatosi negli ultimi 10 anni non ha migliorato lo stato delle falde freatiche dei grandi bacini di produzione.

L’eco-condizionalità presentata per il premio forfettizzato assomiglia più ad una dichiarazione d’intenti che ad una proposta concreta. La Commissione sembra aver preparato solo un argomento in vendita all’OMC ed all’opinione pubblica. La CPE rivendica questa eco-condizionalità e sarebbe semplice dimostrarne la volontà politica: basterebbe, ad esempio, alla Commissione, proporre un legame obbligatorio e progressivo dell’allevamento al suolo ed un abbandono dei nanizzanti per i cereali, che sono un fattore importante di sovrautilizzazione di concimi e di pesticidi.

 

 

 

·        Abbassamento del 3% dei pagamenti diretti e trasferimento allo sviluppo rurale.

Limite minimo e limite massimo.

Contrariamente a quanto suggerisce la Commissione, non si tratta di modulazione ma di un abbassamento, di una riduzione generale dei pagamenti diretti. Se si vuole salvaguardare piccole e medie aziende contadine, occorre una vera modulazione ossia un aumento di pagamenti per queste aziende con un tetto massimo tenendo conto del numero di coltivatori e salariati sull’azienda.

Il limite minimo al di sotto del quale non c’è abbassamento dei premi è lodevole ma non è accettabile che sia uguale per una coppia o per una persona sola sull’azienda: noi proponiamo che i 3000 Euro per salariato siano contati dalla seconda persona attiva sull’azienda.

Il tetto massimo “americano” di 300.000 Euro è esageratamente alto e non è giusto che i contribuenti finanzino somme di questa grandezza per un’azienda. Qui la Commissione non ha avuto il coraggio di distribuire in maniera veramente migliore i pagamenti. La soglia dovrebbe essere abbassata a meno di 100.000 Euro.

La CPE si preoccupa per due misure incluse in quello che viene chiamato “sviluppo” rurale e finanziato attraverso le economie legate all’abbassamento dei premi ed al tetto massimo: si tratta di un sostegno all’audit delle aziende e del premio possibile di 200 Euro massimi per ha per adattarsi alle norme. In effetti potrebbe trattarsi né più, né meno che di ridare alle grandi aziende ciò che è stato loro tolto attraverso l’abbassamento ed il tetto massimo, senza tenere in conto per niente lo sviluppo rurale. Questo aiuto per ettaro dovrebbe essere legato ad un massimo di 30 ettari.

 

·        Installazione

La proposta rischia di essere catastrofica riguardo la motivazione di giovani a diventare contadini. Il disaccoppiamento dei pagamenti diretti associato a prezzi sotto i costi di produzione consacra il mancato riconoscimento economico e sociale del lavoro di produzione agricola. E’ difficile impegnarsi in questo mestiere pesante con tali prospettive.

Il forfait su una base storica, una sorta di quota di premi, rischia molto di venire monetizzato nel trasferimento delle aziende. Al contrario delle quote latte, non dovrebbe avere nessun valore mercantile ed esserne vietato il commercio.

 

 

traduzione dal francese a cura di A.R.I.