|
|
Organismi
Geneticamente Modificati:
chi ci tutela?
[Albert Einstein: “Quando vengono trattati problemi legati alla vita umana, dobbiamo stare molto attenti a non sovrastimare la scienza e i metodi scientifici; non dobbiamo dare per scontato che gli
esperti siano gli unici ad avere il diritto di trattare questioni che riguardano l'organizzazione della società."]
|
|
vedi: "Esperti",
ma di chi? |
Comitato
Nazionale per la
Biosicurezza e le
Biotecnologie
Ecco i componenti del CNBB e alcune loro affermazioni
Presidente
Prof. Leonardo SANTI
[già tra gli "Esperti della Novartis"]
Esperti nelle seguenti discipline:
Ecologia farmacologica
Prof. Alessandro FINAZZI AGRO'
Ordinario di Enzimologia
Università "Tor Vergata" di Roma
Agronomia
Prof. Gian Tommaso SCARASCIA MUGNOZZA
Presidente Accademia Nazionale delle Scienze detta dei XL, Roma
Prof. Gabriele ANELLI
Ordinario di Industrie agrarie
Università Statale della Tuscia, Viterbo
Biotecnologie vegetali
Prof. Silvano SCANNERINI
Ordinario di Botanica e biotecnologie vegetali
Università degli Studi di Torino
Ingegneria chimica
Prof. Vincenzo LORENZELLI
Ordinario di Chimica
Università degli Studi di Genova
Genetica
Prof. Bruno DALLAPICCOLA
Ordinario di Genetica medica
Università "La Sapienza" di Roma
Biologia molecolare
Prof. Arturo FALASCHI
[già
tra gli "Esperti citati da Novartis" -> richiesta
di precisazione:
qui
]
Direttore International Center for Genetic Engineering and Biotechnology (ICGEB), Trieste
Medicina del lavoro
Prof. Gerolamo CHIAPPINO
Ordinario di Medicina del Lavoro
Università di Milano
Microbiologia
Prof. Rolando LORENZETTI
Direttore di Alliance and Collaboration Biosearch Italia
Igiene
Prof. Giuliano D'AGNOLO [già tra
gli "Esperti della Novartis"]
Direttore Laboratorio di Biologia Cellulare dell'Istituto Superiore di Sanità
RAPPRESENTANTI DI ENTI, MINISTERI, ORGANISMI
Ministero per le Politiche comunitarie
Prof. Giampiero CATONE
Ministero per l'Innovazione e le tecnologie
Avv. Gabriella MAZZEI
Ministero degli Affari Esteri
Ministro Plenipotenziario Massimo Andrea LEGGERI
Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca
Dr. Fabrizio COBIS
Ministero delle Attività produttive
Ing. Giovanni TETI
Ministero del lavoro e delle politiche sociali
Dr.ssa Anna Maria FAVENTI
Ministero dell'ambiente e tutela del territorio
Cons. Aldo COSENTINO
Ministero delle Politiche Agricole e Forestali
Dr. Giuseppe AMBROSIO
Ministero della Salute
Dr. Giuseppe BATTAGLINO
Enea
Dr. Luigi Bruno ROSSI
CNR
Prof. Luciano CAGLIOTI
Assobiotec
Dr. Leonardo VINGIANI
Consiglio Nazionale dei Consumatori e degli Utenti
Dr. Vincenzo DONA
|
| Leonardo SANTI
«Il futuro alimentare del mondo affidato all'uso controllato e trasparente delle biotecnologie è già cominciato. In giro c’è troppa confusione sulla materia e si parla a sproposito:
bisogna far chiarezza e dire che gli Ogm (gli organismi geneticamente modificati) non sono nocivi alla salute e che ogni prodotto va valutato singolarmente e volta per volta». A parlare è Leonardo Santi, presidente del Comitato nazionale sulle biotecnologie presso la presidenza del Consiglio dei Ministri.
«Non sono d'accordo con la richiesta di una moratoria indiscriminata - attacca con tono deciso -. Bisogna portare la discussione sui fatti concreti, cosa che finora non c'è stata.
Già oggi consumiamo prodotti fatti con varianti di soia e mais e nessuno è morto». Ortaggi e verdure (per esempio la lattuga), ma anche carni bovine e suine possono essere prodotte con interventi biotecnologici. «Non possiamo impedirci una ricerca e una sperimentazione di questa portata».
da Clorofilla
''I cibi Ogm, rafforzati contro i batteri e quindi 'liberi' da pesticidi,
sono programmati -aggiunge Santi- in modo da ridurre le allergie alimentari, un fenomeno tanto in aumento in Occidente. Sulla mancanza di danni per la salute, ormai, concordano tutti gli scienziati. E gli alimenti Ogm sono stati consumati da milioni di americani. Quindi sono tranquillo -aggiunge- anche se e' importante seguire un rigido protocollo che sottoponga ad analisi ogni nuovo prodotto, per escludere i rischi''.
(Sal/Pn/Adnkronos)
da greenplanet

|
| Gian Tommaso Scarascia Mugnozza
definisce gli Ogm «l'ultimo passo del miglioramento genetico delle specie». Non che lui sottovaluti i rischi per la salute umana, l'ambiente o la biodiversità. Parla di «valutare caso per caso», di rigorosi controlli tossicologici e allergenici, di far prevalere comunque il principio di precauzione. Vuole finanziare la ricerca pubblica, è preoccupato dai brevetti, «eccessi di appropriazione». Ma considera gli Ogm «uno degli strumenti per produrre di più e garantire la sicurezza alimentare», «sciocco privarcene».
da Regione
Toscana

«Usiamo i cibi biotech: sono utili al pianeta»
Scarascia Mugnozza: l’Italia ora recuperi i ritardi nella ricerca
«Non utilizzare le biotecnologie come mezzo per sfamare il mondo sarebbe un grave
errore. Non pretendiamo che gli Ogm siano la panacea, ma di sicuro potranno dare un contributo. Oggi disponiamo di una tecnica più
precisa che ci permette di studiare il genoma delle piante e la funzionedei singoli geni. Usiamola. Ma non illudiamoci di risolvere con la solaingegneria genetica il problema della fame, che si vince avviando un
processo di disponibilità economica delle famiglie rurali, libere dicomprare i cibi che vogliono».
«C’è un intreccio perverso tra fame e povertà e va sciolto migliorando le condizioni di vita della gente. Bisogna distinguere le zone tropicali
e umide da quelle aride e per ognuna trovare le varietà vegetali più idonee. L’ottenimento delle varietà può essere ottenuto sia con metodi
tradizionali come l’incrocio, sia attraverso l’ingegneria genetica, adoperando tutte le tecniche agronomiche disponibili».
«Il rischio zero non esiste neppure per i cibi tradizionali, ma chi afferma ideologicamente il contrario è in malafede».
«Abbiamo vissuto un periodo di blocco totale della ricerca. Ora ci sono i segnali di una riapertura. L’Italia potrebbe riagganciare con anni di
ritardo il treno del biotech».
«Lebiotecnologie in agricoltura sono necessarie se vogliamo essere competitivi. Le varietà vegetali vanno migliorate e rese resistenti allo
stress esercitato dall’ambiente. In caso contrario, altro che pomodoro San Marzano e prodotti made in Italy».
da Margherita De Bac @corriere.it

|
| Arturo Falaschi
[Richiesta
di precisazione]
OGM sicuri per la salute e per l'ambiente
(IMMEDIAPRESS) ''Le piante geneticamente modificate (Ogm) potranno essere utilizzate in modo sicuro e conveniente soprattutto nei paesi tropicali in via di sviluppo, grazie a precise sperimentazioni di controllo preventivo e all'introduzione di meccanismi genetici che limitino la possibilita' di dispersione ed espansione degli Ogm''. Questa la conclusione di Arturo Falaschi, direttore generale del Centro internazionale di ingegneria genetica e biotecnologia (Icgeb), che ieri ha partecipato a ''GENIUS: l'ingegneria all'avanguardia'' - edizione speciale di ERA (Esposizione di ricerca avanzata)- presente dal 24 al 28 ottobre a SMAU 2002.
Falaschi ha ricordato che i rischi potenziali generalmente addebitati agli Ogm sono quelli legati alla salute e all'ambiente. Ha evidenziato pero' come i vegetali geneticamente modificati possano ormai quasi universalmente essere riconosciuti sicuri e non presentino alcun rischio per il consumatore, salvo qualche raro caso di allergia alimentare dovuta all'inserzione in alcune specie di molecole provenienti da piante che normalmente possono indurre allergie, come le noci. Tutti gli Ogm infatti, prima di ottenere l'autorizzazione a essere immessi in commercio, vengono sottoposti a una serie di controlli accurati, cioe' a varie fasi di sperimentazione, esattamente come avviene per i farmaci.
L'impatto ambientale invece potrebbe essere limitato, oltre che da controlli sperimentali che quantifichino il rischio di dispersione delle specie modificate introdotte in natura, anche dalla progettazione di piante transgeniche sterili, ovvero in grado di riprodursi per non piu' di due generazioni, come gia' accade per il mais ibrido.
L'alto rendimento degli Ogm coltivabili, geneticamente programmati per essere resistenti ai parassiti e a condizioni climatiche o terreni sfavorevoli, dovrebbe infine permetterne una commercializzazione a prezzi facilmente accessibili anche dai quei paesi in via di sviluppo e con gravi problemi di carestie.
da immedia.it
Richiesta
di precisazione del Prof. Falaschi:
-----Messaggio originale-----
Da: icgeb@icgeb.org [mailto:icgeb@icgeb.org]
Inviato: venerdì 16 maggio 2003 11.09
A: foro-contadino@altragricoltura.org
Cc: tribunatv@tribunatreviso.it
Oggetto: Messaggio per Altragricoltura
Priorità: Alta
Gentili Signori,
In un articolo apparso su "La Tribuna di Treviso" lo scorso 11 maggio, leggo che un Vostro Associato, il Sig. Luciano Mioni, avrebbe dichiarato
che il sottoscritto "fa parte della multinazionale Novartis". Tale asserzione, si ritrova peraltro nel Vostro sito web
(http://www.altragricoltura.org/ogm/default/htm), con un richiamo ad un articolo pubblicato dal giornale "Il Manifesto" il 5 aprile 2001 nel quale
l’autore dello stesso, Rocco Quindici, mi annoverava in una lista di "esperti" della stessa Novartis.
In proposito, desidero ancora una volta ribadire che l’unico rapporto da me avuto con la ditta Novartis è consistito nella partecipazione ad un
forum, da essa organizzato nel gennaio 1998, assieme al "Corriere della Sera". Non ho pertanto mai avuto, né ho, alcun rapporto con la Novartis,
né personalmente né come istituzione.
Ad ogni buon fine, desidero informarVi che questa mia dichiarazione è stata pubblicata dallo stesso "il Manifesto", il 9 maggio 2001, e
ribadita, più recentemente, da "La Tribuna di Treviso" lo scorso 11 gennaio 2003.
Sto pertanto a chiederVi di voler cortesemente modificare il Vostro sito web nonché ad informarVi che ulteriori false affermazioni su miei presunti
collegamenti con la ditta Novartis, o altre ditte multinazionali operanti nel settore delle biotecnologie, mi vedranno costretto ad agire per le vie
legali.
Cordiali saluti,
Arturo Falaschi
Direttore Generale
Centro Internazionale d’Ingegneria Genetica e Biotecnologie (ICGEB)
|

|
| Gabriele ANELLI
...il prodotto Ogm è problematico anche dal punto di vista economico. Come ha ben sottolineato Gabriele Anelli, che insegna alla facoltà di Agraria dell'Università di Viterbo, se la cautela è d'obbligo per via del principio di precauzione (che impone di non impiegare una tecnologia qualora non ne sia dimostrata l'innocuità), sul piano economico l'agrobiotecnologia è solo un altro aspetto di quella globalizzazione che «rischia di schiacciare le specificità, in questo caso la qualità, caratteristica che rende i prodotti italiani competitivi nel mondo».
da greenplanet

Gabriele Anelli, terzo firmatario appello del Consiglio per i diritti genetici
"Siamo estremamente preoccupati per il crescente impiego di organismi transgenici in agricoltura e, conseguentemente, nei prodotti alimentari e nei mangimi per animali, sebbene la necessità e i benefici dell'ingegneria genetica applicata all'agricoltura non siano stati ancora provati e nonostante manchino evidenze scientifiche sull'effettivo impatto degli stessi organismi transgenici sull'ambiente e sull'uomo e, in particolare, sulla biodiversità, sulla sicurezza alimentare e sulla salute umana e animale.
Siamo altresì molto preoccupati riguardo alle implicazioni economiche e politiche derivanti dalla brevettazione delle invenzioni genetiche e, in particolare, sugli effetti che potranno prodursi sui modelli di sviluppo agricolo e sulle possibilità che il controllo di un settore di indubbia rilevanza strategica quale è l'agricoltura si trasferisca dagli Stati e dai governi e, quindi dai popoli che vi risiedono, ai soggetti privati detentori dei brevetti.
Sotto il profilo scientifico, sono stati rilevati alcuni dati ai quali dovrebbe essere riservata maggiore attenzione:
1. tra colza e barbabietola transgeniche e le specie selvatiche loro affini, si sono verificati dei casi di ibridazione naturale, con il rischio che i geni modificati, resistenti agli erbicidi, introdotti attraverso l'impollinazione incrociata nelle specie selvatiche, possano dare luogo a nuove specie potenzialmente super-infestanti;
2. le proteine insetticide, come la tossina Bt, introdotte in una vasta gamma di piante transgeniche già rilasciate nell'ambiente, hanno evidenziato effetti di bioaccumulo nella catena alimentare degli insetti e di elevata persistenza nel terreno, con evidenti rischi per la stabilità dell'ecosistema suolo;
3. una controversa, ma non ancora invalidata ricerca, ha dimostrato che patate geneticamente modificate con lecitina hanno causato gravi patologie nei topi: consistenti riduzioni del peso di molti organi, impoverimento della risposta immunitaria e preoccupanti sintomi di infezioni virali;
4. alcune ricerche olandesi hanno dimostrato che i geni marcatori per la resistenza agli antibiotici possono trasferirsi orizzontalmente dai batteri geneticamente modificati ai batteri endogeni in un intestino artificiale;
5. alcuni ricercatori statunitensi hanno rilevato un diffuso trasferimento orizzontale di un parassita genetico del lievito al genoma mitocondrile delle piante superiori, accrescendo la preoccupazione di una diffusione orizzontale incontrollabile dei geni modificati e dei marcatori genici delle piante transgeniche rilasciate nell'ambiente;
6. non c'è ancora alcuna conferma che in test di campo non possa valere ciò che è avvenuto in laboratorio con piante transgeniche resistenti ai virus, che hanno determinato lo sviluppo di virus con nuove caratteristiche biologiche;
7. le conoscenze scientifiche acquisite negli ultimi vent'anni sembrano invalidare l'assunzione del determinismo genetico che è alla base dell'ingegneria genetica e, in particolare, sembrano dimostrare che i geni sono più fluidi e dinamici di quanto ci si aspettasse e richiedono un'ecologia stabile e bilanciata per mantenere il loro equilibrio.
Le rilevanti incertezze che ancora oggi permangono riguardo alle possibilità di impiego degli organismi transgenici non devono essere un freno, ma uno stimolo alla ricerca scientifica che sempre più deve essere finalizzata alla verifica dei costi e dei benefici conseguenti l'utilizzo degli organismi transgenici in campo agroalimentare.
Riteniamo inoltre che:
1. la brevettazione di organismi viventi, linee cellulari e geni, così come è stata prevista dagli accordi sul Trattato relativo ai diritti di proprietà intellettuale dell'Organizzazione Mondiale del Commercio, rischi di avere pesanti conseguenze economiche, politiche e sociali sul futuro sviluppo dell'agricoltura che, su scala mondiale, sarebbe sempre più assoggettata alle logiche di approvvigionamento delle imprese multinazionali;
2. la brevettazione delle invenzioni genetiche sia unicamente funzionale agli obiettivi di profitto di un ristretto numero di soggetti privati che, già adesso, si pongono in una posizione oligopolista sul mercato dei fattori produttivi agricoli a livello mondiale.
3. la creazione di condizioni favorevoli allo sviluppo di oligopoli sui mercati dei fattori produttivi e dei prodotti agricoli su scala mondiale, oltre a risultare pesantemente condizionante per il futuro sviluppo dell'agricoltura in genere, lo è in particolare per quella dei Paesi meno sviluppati, che rischiano non solo di vedere gravemente impoverite le loro risorse endogene, ma anche di non riuscire ad arginare il fenomeno della malnutrizione che, come noto, non dipende dalla carenza di prodotti, bensì dall'impossibilità da parte delle popolazioni più povere di disporre delle risorse economiche necessarie per soddisfare la loro domanda;
Riteniamo quindi indispensabile che le applicazioni dell'ingegneria genetica in campo agricolo e alimentare siano accuratamente vagliate e, in questo senso, chiediamo ai nostri governi ed alla Commissione della Unione europea di:
- garantire che l'eventuale utilizzo degli organismi transgenici in campo agricolo e alimentare non comprometta, in alcun modo, il mantenimento delle forme di agricoltura convenzionale e biologica, assicurando, conseguentemente, la tutela del diritto di impresa degli agricoltori e di scelta del consumatore;
- sostenere lo svolgimento di un grande programma di ricerca pubblica sul futuro dell'agricoltura e sulla sicurezza alimentare, che parta dal vasto corpus di scoperte scientifiche più recenti e che tenga accuratamente conto delle implicazioni economiche, politiche, sociali ed etiche connesse all'impiego agricolo ed alimentare degli organismi transgenici;
- assicurarsi che ogni organismo transgenico, prima di essere comunque autorizzato al rilascio nell'ambiente, sia sottoposto all'accurato esame da parte di organismi pubblici competenti, nel cui ambito sia sempre e in ogni caso garantita la maggioritaria rappresentanza di scienziati indipendenti, in nessun modo legati al sistema della ricerca privata.
da Consiglio
dei diritti genetici
 |
Silvano SCANNERINI
Firmatario dell'appello per
la
Libertà per la scienza
La ricerca italiana in campo agrobiotecnologico versa in una situazione drammatica. La sua stessa sopravvivenza è messa a repentaglio da alcune iniziative dell’on. Pecoraro Scanio. ministro per le Politiche agricole e forestali (Mipaf).
Dopo aver promosso una lunga campagna contro l’utilizzo della genetica moderna in campo agricolo, il ministro è passato alle vie di fatto promulgando direttive volte a far chiudere tutte le ricerche che utilizzano organismi geneticamente modificati (Ogm).
...La comunità scientifica italiana non può accettare questi attacchi intimidatori, ovvero che alcune metodiche scientifiche siano giudicate pericolose o irrilevanti sulla base di pregiudizi ideologici. Questo appello è rivolto alle istituzioni e alla Società Civile perché vengano ristabilite quelle condizioni nelle quali soltanto può fiorire la libertà di ricerca, uno dei cardini irrinunciabili di una società emancipata e moderna. Renato Dulbecco, Edoardo Boncinelli, Silvio Garattini, Tullio Regge Seguono 1,164 firme di scienziati, ricercatori e docenti universitari.
da Partito
Liberale

|
Bruno
Dallapiccola
Roma, 10 dic. - (Adnkronos/Adnkronos Salute) -
''Anche nel frigo di casa mia potrebbero esserci cibi Ogm. E, come scienziato, non sono affatto preoccupato di mangiarli''.
A spazzare via le ombre sui cibi geneticamente modificati e' il genetista Bruno Dallapiccola, a margine della presentazione a Roma del primo premio letterario sulle Biotecnologie.
L'esperto, non senza qualche polemica, allude alle recenti dichiarazioni del ministro delle Politiche agricole, Gianni Alemanno.
da greenplanet
 |
oops!
Esperti, ma di chi?
Ma ecco gli "esperti indipendenti", luminari che dall'alto del loro disinteressato sapere tranquillizzano il popolo, piuttosto imbufalito, dei consumatori: dal ministro Veronesi al professor Poli, direttore dell'istituto di microbiologia e immunologia veterinaria di Milano.
Ma allora, chi sono questi esperti indipendenti? Perché non ci dicono tutta la verità? Possiamo fidarcene? In affannosa ricerca di risposte, proviamo a fare un giro nel sito web di Novartis, altra multinazionale proprietaria di brevetti su ogm che ora sta passando tutto il business (in perdita) dell'agro-biotech a Syngenta, una sorta di società a perdere formata in coppia con AstraZeneca. Così alla pagina www.novartis.it/biotecnologie/esperti.htm troviamo in bella evidenza i nomi degli "Esperti della Novartis".
Al numero 12 dell'elenco (in ordine alfabetico) c'è il sunnominato professor Giorgio Poli. E' in brillante compagnia: spicca il nome del nazional-popolare Nobel Renato Dulbecco, e del meno famoso, ma più attivo professor Edoardo Boncinelli. C'è anche il professor
Arturo Falaschi, direttore del Centro internazionale di ingegneria genetica e biotecnologie di Trieste, un organismo del sistema Onu, e di Elke Anklam del Centro comune di ricerche della Ue che ha sede a Ispra (Varese). Qual è il problema? Che sarebbe meglio se questi signori ci dicessero pure di essere "Esperti" di una delle maggiori imprese del settore quando ci informano delle loro opinioni sulle prodezze delle biotecnologie. Nella lista compare anche il professor
Leonardo Santi, organizzatore del ben noto Tebio di Genova e presidente del Comitato nazionale per la biosicurezza e le biotecnologie, organo consultivo della presidenza del consiglio dei ministri. Forse non è molto carino che a presiedere un'assise di tale livello sia un esperto della Novartis, ma in fondo la "Commissione Santi" è solo un organo consultivo.
Assai più delicata pare la presenza tra gli "Esperti" della dottoressa Marina Miraglia e del professor
Luciano D'Agnolo, entrambi dell'Istituto superiore di sanità. Sono infatti membri della Commissione interministeriale per le biotecnologie (Cib), che è l'organo istituzionale che concede l'autorizzazione agli usi, sperimentali e commerciali, di ogm in Italia. In particolare, sembra piuttosto grave che il professor
D'Agnolo sia qualificato nella lista della Novartis proprio come membro della "Commissione Interministeriale di Coordinamento per l'attuazione delle normative Cee in materia di biotecnologie", la Cib di cui sopra. Hanno mai detto, Miraglia e
D'Agnolo, ai loro colleghi Cib, di essere "Esperti Novartis"?
Se non l'hanno fatto, sarebbe ora che lo facessero. Se l'hanno fatto, sarebbe ora che la Cib chiarisse a tutti la sua effettiva composizione.
da rass. stampa Filosofia
 |
|