Il leader degli agricoltori francesi torna in libertà dopo 44 giorni di carcere.
Bové: la lotta è solo iniziata
di Gianni Fabbris
La scarcerazione anticipata grazie alla grande mobilitazione in Europa. Ad attenderlo fuori migliaia di sostenitori e rappresentanti del movimento.
Montpellier è nel sud della Francia, sulla via che da Ventimiglia porta a Barcellona. Le macchine dei turisti italiani che vanno in Spagna anche oggi, primo agosto, tirano dritto frettolosamente all'altezza dello svincolo di Villeneuve Les Maguelone. Se si fermassero, fra le campagne intorno, vedrebbero stagliarsi il profilo isolato di una costruzione imponente e grigia: inevitabilmente un carcere. Beffarde e grandi, che si possono vedere da lontano, due scritte tracciate sui muri: "José Bové libero, dentro Chirac". Davanti, fin dalle prime ore del mattino, si raduna una folla colorata, imbandierata e festosa per attendere la liberazione del portavoce della Confederation paisanne. Saranno in cinquemila a salutare la sua uscita; fra di loro, diversi e colorati, un comune senso di gioia, di orgoglio e di consapevolezza. La gioia per la liberazione anticipata, vittoria della mobilitazione; l'orgoglio di chi sa che la repressione ha reso tutti più forti; la consapevolezza che la posta è politica, che mette in gioco i diritti garantiti dell'attività sindacale proprio nel momento in cui in Europa si annuncia uno scontro sociale pesante e che è il momento dell'unità. Sarà per questo che fra i tanti contadini presenti sventolano insieme le bandiere più diverse delle organizzazioni sociali e militanti, del Pcf, della Lcr, dei Verdi, della Cgt, della Confederation Paisanne, di Attac e tante altre. Sembrano molto lontane, viste da qui, le divisioni politiche in questo spaccato inedito di Francia all'indomani della sconfitta elettorale, è la stessa accusa ricorrente e velata di nazionalismo che di tanto in tanto accompagna la figura del leader contadino francese. Nei suoi interventi la prima denuncia è per i giovani detenuti, non francesi, e le condizioni in cui sono tenuti, l'invito a tutti a mobilitarsi e a stare vicino loro come sono stati vicino a lui. Puntuale la rivendicazione del nesso, tra le lotte generali per la democrazia, lo scontro sociale per i diritti e le lotte dei suoi contadini. Capita, infatti, che sempre più spesso le lotte dei contadini francesi incontri la repressione, in un intreccio inevitabile fra battaglia sociale e rivendicazione degli spazi di agibilità per l'iniziativa. Fra non molto riprenderà il processo ad altri militanti della Confederation paysanne che, da queste parti, hanno occupato un'azienda per consentire ad un pastore di utilizzare un pascolo per le sue 200 pecore che gli veniva negato. Non mettono in discussione il diritto di proprietà, assicurano, ma rivendicano il diritto politico di utilizzare il territorio contro la scelta dei proprietari di terra di non affittare più la terra ai contadini ed agli allevatori, ma di concederla solo per la vendita. Ancora una volta una lotta rivendicativa per un diritto generale che si fa politica e diventa diritto a violare la legge se la legge nega i diritti. Una giornata carica di momenti forti ed importanti con interventi delle diverse organizzazioni e, tutte insieme, denunciano come la repressione non sia affatto simbolica ma strettamente collegata alla ripresa dell'iniziativa sociale ed al quadro politico europeo sempre più antisociale. Nel pomeriggio si alterneranno cinque interventi di rappresentanti di organizzazioni contadine non francesi (Cile, Spagna, Svizzera, Banghladesh e il mio per Altragricoltura). Prima c'è il tempo per parlare con calma con Bové e con gli altri militanti dello straordinario successo della mobilitazione di Genova, del Forum sociale europeo, delle iniziative contadine in Italia. Sarà il Forum sociale europeo, l'appuntamento in cui verificare la risposta dei movimenti sociali alla spirale repressione-politiche antisociali, sarà, quella l'occasione per stringere e saldare i rapporti fra i movimenti contadini e gli altri movimenti europei. Ormai, all'ordine del giorno c'è già l'attacco delle multinazionali e dei poteri politico-economici americani alla scelta contro gli Ogm di tanta parte dei cittadini europei, una riforma della politica agricola che, mentre si veste di ecologia annuncia la cancellazione del modello contadino.
Ci vedremo anche con Bové a novembre a Firenze.
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