Al Sindaco di Firenze Domenici e al Presidente della Regione Toscana Martini.

A tutti coloro che sono interessati al destino della Centrale del latte di Firenze Pistoia Livorno.

Come già abbiamo espresso nei diversi momenti di manifestazione pubblica e coinvolgimento della cittadinanza di Firenze nella campagna "Mukki Lotte", la dismissione delle quote azionarie della Centrale del latte di proprietà dei Comuni di Firenze, Pistoia e Livorno, realizzata con le modalità fino ad oggi avanzate dalle amministrazioni comunali, seppur graduale e con garanzie, non può che vederci contrari. 

E' questo il senso della nostra campagna, nella quale abbiamo chiamato i cittadini ad esprimersi, attraverso una petizione, contro la vendita di un pezzo del patrimonio di tutti. Le firme raccolte si allegano al documento.

La situazione della Centrale del Latte è complessa e merita, crediamo, più attenzione e senso di responsabilità sia da parte di chi detiene la maggioranza delle quote azionarie (il Comune di Firenze), sia da parte degli altri soggetti pubblici territorialmente coinvolti dalla filiera produttiva.

Crediamo che la perdita della presenza pubblica nella Centrale del Latte, la quale fra l'altro ha raggiunto notevoli livelli di qualità ed un forte radicamento nel territorio regionale, non sarà un fatto privo di conseguenze, specialmente in un settore che vede un mercato fortemente concentrato nelle mani di pochi colossi (Parmalat, ecc.). 

Nella dismissione azionaria da parte dei Comuni di Fi, PT e LI già nel bando di gara sono state chieste delle garanzie precise riguardo al mantenimento dei marchi, dei posti di lavoro, dei ritiri del latte presso i produttori ma gli esempi ci dimostrano (vedi centrale del latte di Roma e di Milano, di Monza) che nel momento in cui il mercato è soggetto a forti pressioni di concorrenza o anche semplicemente per semplice logica di minor costo e maggior profitto, un soggetto privato può ampiamente infischiarsene delle garanzie offerte nella trattativa e allora gli scenari seguenti potrebbero diventare la triste realtà: 
  1. I produttori toscani si ritroveranno a chiudere le stalle perché non riusciranno più a vendere il prodotto ad un prezzo che gli consenta di continuare dignitosamente l'attività.
  2. I lavoratori della centrale stessa a lungo andare vedranno ridotti i posti di lavoro se non addirittura chiusi gli impianti (e il comportamento della General Electric successivo all'acquisto della Pignone potrebbe bastare come esempio).
  3. I cittadini continueranno a comprare il latte a marchio di alta qualità Mugello, ma inconsapevolmente consumeranno latte polacco o tedesco.

Il costo sociale di questa dismissione o vendita che sia per tutta la comunità è molto, troppo alto. Non è ripagato dall'incasso "una tantum" di una somma che sembra possa andare a ripianare il bilancio, anche perché, una volta ceduti questi "beni comuni", non ce ne saranno altri da vendere. Con il rischio che il risultato della vendita, e valga ad esempio quello della vendita delle farmacie comunali, sia magari inferiore al valore delle quote stesse e non risolutivo per il bilancio comunale.

Per questo siamo contrari a questa politica neo-liberista di "libero mercato".

Non di meno siamo consapevoli che i Comuni proprietari in questione possano e debbano fare qualcosa per risolvere i problemi di cassa della loro amministrazione, ma allo stesso tempo devono e possono tenere bene in conto le esigenze della comunità dalla quale hanno avuto il mandato di governare e della quale devono tutelare e amministrare le risorse.

Trovare la soluzione al problema però, non deve riguardare solamente i Comuni di Fi, Pt e Li, ma anche la Provincia di Firenze, la Regione Toscana, le comunità montane e i comuni dei territori interessati dalla produzione del latte. Questi soggetti potrebbero apportare un contributo effettivo e risolutivo, purché si approfitti della temporanea sospensione del processo di privatizzazione, che potrebbe risultare una preziosa opportunità, piuttosto che un inciampo dovuto alle circostanze, per sviluppare davvero un'idea alternativa al 'neo-liberismo' imperante. 

Il caso della Centrale del latte è particolare, in quanto attorno ad esso si è manifestato grande interesse e mobilitazione da parte di diversi soggetti locali:

  1. Gli allevatori hanno costituito una società, la Publimilk, a cui partecipano anche altre figure private toscane, col proposito di partecipare alla gara ma soprattutto per evitare che il patrimonio di esperienza e di lavoro costruito sin qui dalla centrale andasse perduto in mano ad una multinazionale. La loro azione è sicuramente importante ma non è sufficiente a garantire, vista anche la compagine ristretta che vi è rappresentata e la capacità finanziaria limitata della presenza toscana, a dare da sola una risposta esaustiva alla richiesta di tutela del bene pubblico che è necessaria.
  2. I lavoratori hanno pubblicamente manifestato la loro perplessità rispetto alla fuoriuscita del Comune di Firenze direttamente al Sindaco in risposta agli auguri natalizi da lui speditigli;
  3. I consumatori hanno partecipato con entusiasmo e con una grande presenza al consueto Mukki Day e alla raccolta di firme (circa 2000) promossa e realizzata dal nostro gruppo in sole tre giornate di campagna.

Nel periodo pre-natalizio finalmente anche la Regione Toscana si è mossa. In una decisione della Giunta si è dichiarata disponibile all'acquisto di una quota azionaria, seppur ridotta, della centrale; lo stesso hanno fatto altri enti quali Provincia di Firenze, Camera di Commercio di Firenze e ad alcuni Comuni del Mugello.

Ci auguriamo che la Regione abbia capito di dover svolgere un ruolo forte per promuovere lo sviluppo delle aree rurali. Questo, a nostro giudizio, cercando di limitare la ridistribuzione 'a pioggia' dei contributi all'agricoltura che provengono dalla Comunità Europea, ma piuttosto favorendo concretamente lo sviluppo della sua realtà agricola, e difendendola, nel caso questo sia necessario, dall'aggressione di un mercato che di 'libero' ha poco. 

Perché è una realtà che ha bisogno di sentirsi dignitosamente produttiva e attiva e non vergognosamente "assistita". 

Crediamo che sia compito delle amministrazioni locali tutte e in primis della Regione e del Comune di Firenze, maggior azionista nella compagine attuale, di agevolare la costituzione di un soggetto pubblico-privato che dovrà comprendere le diverse realtà in gioco:

  1. gli enti pubblici toscani interessati: Regione, Province, i Comuni attuali azionisti ma anche quelli delle zone montane e collinari di produzione del latte, i quali hanno tutto l'interesse a mantenere vivo e attivo il proprio territorio che altrimenti rischia lo spopolamento e l'abbandono, le Comunità Montane, le Camere di Commercio ecc..
  2. i privati: gli allevatori che già hanno costituito una società per proporsi come partecipanti all'operazione, i cittadini in veste di consum-attori e di controllori del bene pubblico attraverso forme di azionariato popolare e diffuso che permettano loro di essere partecipi del futuro della centrale a cui sono fortemente attaccati e motivati. 

La composizione stessa del soggetto che andrà ad acquisire le quote azionarie in dismissione potrebbe così garantire l'interesse delle diverse parti economiche e civili in causa per lo sviluppo del bene comune. 

In questo particolare momento politico così travagliato, ma anche così fervido di nuove spinte verso un nuovo sviluppo equo e sostenibile, pensiamo che una risoluzione positiva della questione della Centrale del latte, come di tutti gli altri beni e servizi pubblici, possa essere un modo per sperimentare concretamente, e non solo "parlare di", un altro mondo possibile. Invitiamo per primi il Sindaco di Firenze e il Presidente della Regione Toscana a fare il primo passo, a mettere la prima pietra. Poi tutti gli altri, è ovvio. 

GRUPPO CONSUMO CRITICO
FIRENZE SOCIAL FORUM
12 febbraio 2003