Il giorno 10-12-02 si è tenuta a Firenze la riunione aperta di esecutivo e
direttivo del Foro Contadino, presso la sede CUB in via Nazionale.
La partecipazione alla riunione ha visto la presenza, oltre che di quasi tutti i membri dell’esecutivo, di piemontesi, lombardi, toscani
(ovviamente, molti), laziali, campani, liguri, umbri ed è iniziata nella tarda mattinata e terminata alla fine del
pomeriggio.
L’obiettivo dell’incontro è stato quello di definire alcuni elementi strutturali che ci permettano di andare avanti nel nostro percorso.L’incontro è iniziato con una introduzione in cui è stata messa in rilievo
la necessità di una struttura stabile, riconosciuta dagli aderenti, che permetta di prendere decisioni operative legittimate, che permetta di
prendere posizioni sulla politica agraria di cui vogliamo essere protagonisti. Gli elementi che usciranno dall’incontro sono da
considerarsi come punti di un percorso che deve essere valutato con un documento politico da una
assemblea.
Il percorso non può essere automatico, perché proveniamo da diverse esperienze, da diverse situazioni organizzative, abbiamo diverse
sensibilità. E’ necessario che le differenze si traducano in complementarietà, e soprattutto che ci si confronti sulla politica
agricola e su quello che vogliamo raggiungere.Sono stati, poi, affrontati i seguenti punti all’ordine del giorno:
1) Osservazioni e valutazioni sul
FSE.
Dalla discussione sono emerse le seguenti valutazioni.
Anzitutto la rottura della separatezza fra “movimento” e movimenti contadini, fatto confermato dai giudizi espressi nel successivo Consiglio
della CPE. Poi l’inizio di un rapporto non occasionale con altre realtà nell’ambito dell’area della sovranità alimentare (es.: FLAI, AIAB).
Va rilevato, in particolare, il rapporto con la lotta per la salvaguardia della Mukki Latte, situazione che potrebbe essere importante se il Foro
Contadino in Toscana riuscisse a farsene carico.
Sono stati sottolineati anche alcuni limiti: il fatto di non aver gestito i seminari sulla PAC assieme alla CPE, e, in parallelo, una mancanza di
reale scambio di esperienze con le realtà europee.
2) Struttura del Foro Contadino
Su questo punto c’è stato l’intervento (anche più di uno) di tutti i presenti.
Si mettono in rilievo le osservazoni più significative.
- La necessità di una struttura regionale, in quanto la politica agraria
viene fatta dalle regioni o, comunque, passa atraverso di loro (finanziamenti).
- Una struttura regionale che sia un coordinamento dei nodi locali, che
abbia una funzione di sintesi, con una rappresentatività riconosciuta dai nodi.
- Una struttura non chiusa, non definita con gli stessi criteri di quelle
dei partiti e sindacati.
- La necessità di integrare il nostro lavoro con esperienze che già ci
sono, di alleanze e rapporti.
- Il rischio che una struttura locale definita soffochi altre strutture
esistenti che vogliono mantenere la propria identità.
- La difficoltà e la lentezza presenti in un percorso di omogeneizzazione
dal basso.
- La necessità di una dimensione nazionale per i rapporti con la CPE, per
le campagne e le azioni politiche nazionali.
- Il fatto che le attuali Organizzazioni Professionali agricole non ci
rappresentano, la necessità di essere rappresentati.
- L’importanza della presenza a livello regionale, anche per l’intervento
sui PSR.u
- L’importanza di una presenza in zone omogenee, comprensori (anche al di
là dell’assetto regionale).
- I nodi locali come elemento portante (che in parte già esistono), con
verifiche periodiche delle strutture che si creano.
- La nostra limitatezza, quindi si fa quello che si riesce a fare realmente.
- La necessità di uscire da una situazione assemblearistica, e di avere
luoghi riconosciuti in cui prendere le decisioni.
- La mancanza di una elaborazione politica nostra (sulla situazione
internazionale, italiana e regionale), occorrono strutture in cui confrontarsi.
Al termine del dibattito è stata fatta una sintesi:
- La necessità di una dimensione unitaria per permetterci rapporti
nazionali e internazionali, per poter comunicare fra di noi ed all’esterno, per effettuare campagne nazionali, ma soprattutto per poter
prendere delle decisioni in modo riconosciuto e democratico.
- La capacità di radicarsi sul territorio, coordinandosi a livello
regionale, secondo un modello partecipativo e trasparente.
3)Finanziamento
La necessità di un finanziamento è evidente per la comunicazione, per le necessità organizzative,per partecipare a seminari, incontri,
ecc.
Per tutto questo è necessario un gruppo di lavoro permanente: si tratta di fare scelte politiche, non solo tecniche, e di considerare la necessità di
risorse umane oltrechè finanziarie.
Per le strutture locali si tratta anzitutto di organizzare l’autofinanziamento: creando iniziziative (feste, iniziative, progetti con
enti locali) che permettano di potersi muovere con autonomia, senza far sopportare agli aderenti pesi
finanziari.
Per la situazione nazionale la cosa si presenta più complessa e impegnativa. Le fonti individuate dal dibattito sono le
seguenti:
- Quota tessera degli iscritti, che rappresenta un apporto minimo.
- Progetti di formazione, ecc., su cui però non si può fare attualmente
conto, in quanto non si ha una struttura tecnica in grado di supportarli in modo
“economico”.
- L’associazione Altragricoltura, su cui puntare.
|