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-----Messaggio
originale-----
Da: Loredana
Inviato: venerdì 9 marzo 2007 9.54
A: forocontadino@yahoogroups.com
Oggetto: R: [forocontadino] cari compagni
Ciao Antonio,
ho letto con grande attenzione la tua e-mail, soprattutto perché
conosco il
mio limite all’interno di altragricoltura. Non sono tra i padri o
madri
fondatori e fino ad ora ho avuto un ruolo pratico e tecnico per
quanto
riguarda l’informazione e, con difficoltà, sto cercando di mettere
in piedi
un piano comunicativo che sia utile all’interno e all’esterno del
movimento.
Dalla Marciasud ho assistito a beghe, risse, personalismi crudeli e
spesso
gratuiti ma, nell’insieme del foro, le azioni e le proposte sono
sempre
partite da una sola parte. Il resto sono state chiacchiere di
corridoio,
insulti e scompostezza spesso volgare. Sono convinta della tua
onestà
quando parli di un tuo ruolo di mediatore, ma non sono d’accordo con
la tua
interpretazione dei fatti, soprattutto perché è proprio il 22
settembre che
si è costituita la “fronda”, mentre il “nuovo spazio” è in linea con
le
decisioni assembleari di superamento del foro e di creazione di
movimento
organizzato.
Con questi presupposti abbiamo lavorato in questi mesi, comunicando
sempre
pubblicamente e invitando alla partecipazione, riportando il mondo
contadino
ad una visibilità che è ancora insufficiente, ma che c’è. E, nel
rispetto
delle decisioni prese nell’assemblea di Pompei, stiamo lavorando per
concretizzare la proposta di legge di sovranità popolare, di
sviluppare
ulteriormente il soccorso contadino e, soprattutto, di avviare la
seconda
marcia a livello nazionale, mentre non trascuravamo il territorio
come
dimostrano le azioni in Sicilia.
Obiettivi ambiziosi?
Forse, ma sono decisioni prese in comune, in assemblea, quindi
nessuna
divisione.
Personalmente non considero Gianni Fabbris un ostacolo, anzi, un
prezioso
contributo, anche se lavoro in autonomia e sono certamente poco
manipolabile.
La seconda assemblea di Pompei è stata un piacere della mente e
della
correttezza politica, senza risse, senza cattiveria, senza bisogno
di
primeggiare e questo ha dato impulso a tutti.
Lavorare insieme significa costruire punti di contatto, obiettivi da
raggiungere con forza e creatività, ma questo passato che vi pesa e
che ha
paralizzato una frangia della parte storica del foro, che ci ha
fatto
perdere tempo e appuntamenti importanti, che ci ha messo in cattiva
luce sul
piano internazionale, non può continuare a bloccare quelle decisioni
che,
ripeto, erano comuni.
Non c’è guerra, ma se c’è stata, è stata unilaterale. Noi abbiamo
lavorato e
abbiamo intenzione di andare avanti con credibilità e alleanze
rispettose
delle diversità e della trasparenza.
Quattro gatti che scrivono report di riunioni più o meno
familiari non
impressionano nessuno, al massimo fanno ridere, ma non c’è tempo per
queste
stupidaggini, il mondo contadino è attaccato da nemici veri e non si
può
perdere più tempo con i falsi amici.
Loredana Galassini
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Da: Antonio di Palma
Inviato: giovedì 8 marzo 2007 12.11
A: forocontadino
Oggetto: [forocontadino] cari compagni
Cari compagni
finora mi son tenuto fuori dallo scontro feroce che si sta
consumando in
Foro Contadino per due motivi: primo perchè le gravi difficoltà
economiche
che la mia cooperativa ha ereditato dallo sfratto di Castiglioncello
Bandini
mi soffocano quasi tutte le energie che prima dedicavo a Foro
Contadino;
secondo perchè, fino all'ultimo direttivo del 29 novembre a Roma,
ero stato
coinvolto in un ruolo, anche se non dichiarato, di mediazione.
Ritengo però che quella data e tutto ciò che ne è seguito abbiano
sancito
l'impossibilità di ogni mediazione e una frattura insanabile, di cui
bisogna
avere il coraggio di prendere atto, abbandonando l'ipocrisia, ormai
patetica
e sospetta, della ricerca dell'unità, e trovando un modo
intelligente per
uscire da uno scontro che purtroppo ha meno dignità politica di
quella che
appare.
Da anni ormai in Foro Contadino buona parte delle energie viene
sprecata
intorno a un dibattito che riguarda non tanto le strategie e gli
obiettivi,
quanto il ruolo e i comportamenti di Gianni Fabbris, uno dei
fondatori di
FCA, per anni il portavoce nazionale e internazionale, che pur
avendo il
merito di aver lavorato più di ogni altro alla diffusione del
progetto, ha
ormai il demerito di aver di fatto ingessato l'associazione
sull'accettazione o rifiuto della sua leadership.
Gli scontri sulla leadership riguardano la fisiologia di tutti i
gruppi
politici e sociali, ma è raro che diventino l'attività prevalente
come
purtroppo è avvenuto in FCA. Credo che questo assurdo nasca da una
confusione di fondo. Molti compagni hanno ritenuto che la divisione
riguardasse due linee politiche: una tendente all'organizzazione
sindacale
strutturata e una tendente a conservare la natura di movimento. La
realtà
invece è molto più triste, perchè lo scontro sul personaggio ha di
fatto
soffocato questi elementi di dialettica, che sono vitali e ci
attraverseranno ancora a lungo.
Lo scontro è ormai seminato di morti e feriti dell'una e dell'altra
linea;
la maggior parte dei fondatori e dei compagni più bravi e generosi
hanno
scelto di uscire da FCA o di tenersi ai margini perchè si vergognano
di un
dibattito ormai svilito politicamente. Io stesso, che per storia
personale,
sono più vicino alla linea di Fabbris, mi sono sentito costretto a
prendere
le distanze.
Lo spartiacque del superamento del ricatto morale dell'unità a tutti
i costi
è rappresentata certamente dal direttivo di Firenze del 22 settembre
scorso
nel quale si è finalmente trovato il coraggio di mettere all'ODG il
problema
Fabbris e al quale Fabbris si è rifiutato di partecipare, irridendo
il
coordinamento e al quale lo stesso Incremona, invitato a un ruolo di
moderatore, ha scelto di non partecipare. In quel coordinamento, non
c'è
stato un "processo stalinista", come stupidamente qualcuno va
dicendo, ma
una critica e un'autocritica matura e sofferta della situazione di
stallo e
della difficoltà a proseguire un progetto con un'attualità, un
consenso e
una richiesta di rappresentazione ancore vivi e forti da parte del
mondo
contadino.
Quel coordinamento ha votato, compreso il presidente, per la
sospensione di
Fabbris da ogni carica fino alla successiva assemblea nazionale. Io
non
avevo diritto di voto, ma mi sono espresso contro quella decisione,
pur
essendo cosciente che l'atteggiamento identificativo di Fabbris (io
sono il
FCA e senza di me il diluvio) era paralizzante per lo sviluppo
dell'esperienza. Mi sono espresso contro perchè ritenevo che quel
dibattito,
prima di ogni decisione, andava portato in assemblea nazionale e
perchè
ritenevo che non esistevano, a quel momento, le energie
organizzative ed
economiche per continuare autonomamente e questo avrebbe ridato di
nuovo
spazio a Fabbris in una spirale senza fine.
Purtroppo così è avvenuto. Non solo. Ma con grande sorpresa di
tutti, alla
costruzione del "nuovo spazio" è stata data, volontariamente o
involontariamente (ma il risultato non cambia) una bella mano dal
presidente
Mazzariol, con la sua scelta di sostenere e partecipare
all'assemblea
"fronda" di Pompei del 28/28 gennaio scorso, di non denunciare la
nascita
della nuova organizzazione Altrgricoltura e di preparare
un'assemblea il 27
marzo su misura per le ambizioni di Fabbris.
Il fatto più grave è che FCA si trova, in prossimità dell'assemblea
nazionale, di fronte alla costituzione di un'associazione parallela
ed
alternativa, con gli stessi scopi sociali, obiettivi, parole
d'ordine,
addirittura con una denominazione che è parte della nostra, con
organigramma
già pubblicato in un nuovo sito: "altragricoltura.net".
In qualunque associazione o organizzazione chi compie un atto del
genere (si
sostiene tra l'altro che FCA è un'esperienza fallimentare) o si
mette
coerentemente fuori, o viene espulso. Nel nostro caso invece, gli
stessi
soggetti, con un'arroganza senza limiti e con il silenzio suicida
del
presidente e di tanti altri, pretendono di venire all'assemblea
nazionale,
tipo marcia su Roma, a prendere in modo schiacciante il potere di
un'associazione "morta".
Ho saputo che è stato dichiarato pubblicamente che il 27 marzo è
prevista a
Roma un'iniziativa sulla proposta di legge popolare per la sovranità
alimentare, alla quale parteciperebbero molti contadini siciliani in
mobilitazione. E, guarda caso, l'assemblea nazionale è stata
spostata
proprio al 27 marzo, di pomeriggio. Poche ore, giusto per votare,
invece che
di sabato e domenica, come è sempre avvenuto finora.
Una risposta politica da parte di tutti quelli che si rendono conto
di
questo gioco scorretto, va data.
Una cosa è certa: non si può creare uno strumento di divisione e
venire
all'assemblea di FCA a parlare di unità per prendere la maggioranza.
L'unità già non esisteva più da un pezzo. Ma adesso, con la
costituzione di
una nuova organizzazione la divisione è sancita, fare un'"assemblea
unitaria" servirebbe solo a scavare con il coltello nella ferita, e
a
sconfortare e ad allontanare altri militanti ancora.
Le regole dell'ultima ora proposte da Maurizio e lo stesso sospetto
spostamento della data al 27 sarebbero nient'altro che altri facili
argomenti di polemica. Sappiate che il sottoscritto, che per cinque
anni si
è battuto per un 'unità vera, questa volta è disposto a venire all'assemlea
con il megafono per denuniciare trucchi e prepotenze varie.
Ma prima di arrivare a tanto, voglio lanciare un'ultimo appello: il
presidente denunci subito la costituzione dell'associazione
parallela
"altragricoltura", inviti i rappresentanti dei suoi organi direttivi
(Fabbris, Incremona, Rivola, Galassini, Minieri, Timoteo, Turbiani,
Gargallo, Pelullo, Gagliandro, Morana e Pressi) a restistuire la
tessera di
FCA, disdica l'assemblea nazionale del 27/3, e apra un dibattito
pubblico
per la preparazione di un'assemblea che abbia all'ODG la
riorganizzazione di
FCA, come nello spirito originario, su basi federali, costruendo
un'autonomia politica ed economica nazionale che derivi
dall'autonomia
politica ed economica dei territori.
Ritengo che la cosa più saggia sia quella di concordare "a tavolino"
una
separazione ufficiale con modalità trasparenti, riguardanti la
situazone
economica, il web, la denominazione e tutto quanto possa servire a
evitare
strascichi. Per quanto mi riguarda il "tavolino" piò essere sia
discreto,
con qualche garante autorevole scelto da entrambe le parti, sia
pubblico, al
centro di un'assemblea.
L'importante è che si chiuda per sempre questa tragicommmedia e
ognuno
ricominci il cammino senza farci la guerra.
I contadini e noi stessi abbiamo bisogno di ben altro.
Antonio di Palma
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