PER NON DIMENTICARE - Qui c'è una inchiesta di una Tv americana: "WHO IS SILVIO BERLUSCONI?" - Se hai un buon collegamento scarica il video sul tuo pc - Clicca con il tasto destro e scegli "Salva oggetto con nome..."

sei qui: Altragricoltura -> Foro Contadino -> Assemblea Nazionale 2007 - Roma

Sommario:
Cos'è il Foro Contadino?
La nostra proposta
I documenti di riferimento
Statuto del Foro Contadino
Sovranità Alimentare dei Popoli di Via Campesina
FSM - Porto Alegre 2002 Documento finale
Comunicati interni
Riunioni
27 Marzo 2007 - Roma
Assemblea Nazionale del F.C.A.
29 novembre - Roma
Riunione intermedia
22 settembre 2006 - Firenze
Direttivo Foro Contadino Altragricoltura
sede Arci Toscana - piazza Ciompi
26 febbraio 2004 - Roma
Direttivo allargato del
Foro Contadino Altragricoltura
15 - 16 Marzo 2003 - Roma 
Assemblea Nazionale del
Foro Contadino Altragricoltura
15-16 gen 2003 - Pompei
Esecutivo allargato del Foro Contadino
10 dic 2002 Firenze
Assemblea del direttivo + esecutivo
 
Resoconto sintetico

Genova G8
Una testimonianza
che ci riguarda
:
i cobas avrebbero tentato di
nascondere "i loro bastoni" sul
trattore degli agricoltori

pagina dedicata

Le tappe e i documenti

Roma 22 marzo 2002
Assemblea Nazionale
fondativa
del Foro Contadino

 

Assemblee preparatorie
Foro Contadino

Napoli: 28 febbraio 2002
resoconto assemblea

Milano: 19 febbraio 2002

resoconto assemblea

Assemblea Nazionale Fondativa di Altragricoltura

Roma 17 Aprile 2002

CONVOCAZIONE ASSEMBLEA NAZIONALE FCA
[...
la data dell’assemblea è definitivamente fissata per il giorno 27 Marzo,
in prima convocazione alle ore 14 ed in seconda convocazione alle 15
...]


-----Messaggio originale-----
Da:  Maurizio Mazzariol
Inviato: venerdì 2 marzo 2007 20.44
A: forocontadino@yahoogroups.com
Oggetto: [coord-altragricoltura] IMPORTANTE COMUNICAZIONE ASSEMBLEA FCA

Tenendo conto che diversi iscritti (soprattutto del Centro Nord) mi hanno chiesto di non tenere l’assemblea il sabato perché impegnati in attività che producono reddito e tenendo conto che la mia mail di convocazione dell’assemblea inviata il giorno 19 gennaio alla nostra lista ufficiale forocontadino@yahoogroups è stata lo stesso giorno bloccata e non è mai passata , anche al fine di favorire il massimo della partecipazione e la possibilità di avanzare proposte con i tempi giusti al confronto preciso il luogo dell’assemblea nazionale e la data definitiva.

L’assemblea nazionale del FCA si terrà in Via IV Novembre 149 – Sala delle Bandiere (a due passi da Piazza Venezia).

E’ una sala sufficientemente dimensionata per garantire la più ampia partecipazione.

Escludendo il sabato come inizialmente previsto ed anche al fine di garantire qualche giorno in più al dibattito che si sta sviluppando in rete e che, spero, dopo questa mail si incanali verso un esito costruttivo, la data dell’assemblea è definitivamente fissata per il giorno 27 Marzo, in prima convocazione alle ore 14 ed in seconda convocazione alle 15.

Ribadisco l’ordine del giorno:

- dimissioni del presidente e del tesoriere
- valutazione del proseguo delle iniziative del F.C.A.
- elezione degli organismi dirigenti

L’assemblea dovrà concludersi entro le ore 19 per consentire a tutti di poter tornare nei luoghi più lontani da cui provengono in un tempo utile ad essere di nuovo al lavoro il giorno dopo.

Considerato il poco tempo che avremo a disposizione per la discussione, già da ora indico alcuni criteri operativi per usare al meglio il nostro tempo:

- Avrà diritto al voto e ad intervenire chiunque in regola con l’iscrizione per il 2006 (dunque deve avere la tessera ed il riscontro economico del suo pagamento consegnato al tesoriere).

- Dopo la mia introduzione e la comunicazione del tesoriere, verrà messa ai voti la proposta di presidenza dell’assemblea (chiunque abbia proposte le faccia pervenire per scritto entro sabato 17 marzo al presidente o al tesoriere)

- Chiunque abbia proposte di documenti, mozioni relative all’ordine del giorno o altro li faccia pervenire entro il giorno 10 di marzo al presidente o al tesoriere.

- Le diverse proposte saranno pubblicate nel sito ed inviate alla mailing list nella settimana successiva perché tutti gli iscritti ne possano prendere visione e discuterne

- Presentazione, discussione delle proposte presentate e voto della assemblea dovranno terminare alle ore 18.00 per permettere la elezione dei nuovi organismi dirigenti e l’approvazione del verbale della assemblea.


Faccio appello a tutti/e a partecipare ed a cercare di tenere il confronto nei binari della correttezza costruttiva ed approfitto per ricordare ancora una volta che gli strumenti comuni (sito e mailing list) sono a disposizione di tutti per promuovere le diverse ipotesi.

Maurizio Mazzariol - Presidente F.C.A.

PROPOSTE E MOZIONI

inviato da titolo
Salvatore Incremona DOPO LA SEMINA E' IL TEMPO DEL RACCOLTO: L'AUTONOMIA DEL MOVIMENTO PER
LA SOVRANITA' ALIMENTARE PER CONQUISTARE IL DIRITTO CONTADINO A
PRODURRE E DEI CITTADINI AL CIBO

Documento/mozione proposto all'assemblea nazionale del FCA del 27
marzo 2007 da parte degli iscritti partecipanti all'assemblea pubblica
di Pompei del 27/28 gennaio 2007
Antonio Di Palma Appello: Cari compagni...

 


Roma - 10 marzo 2007
[
annullata e sostituita]
 
Convocazione ASSEMBLEA NAZIONALE
del Foro Contadino Altragricoltura


Ordine del Giorno
:
1) valutazione sul prosieguo delle iniziative del FCA
2) elezione degli organismi dirigenti



 

Lettera di convocazione del presidente Maurizio Mazzariol

Da: Maurizio Mazzariol
Inviato: venerdì 19 gennaio 2007 22.07
Oggetto: richiesta pubblicazione sul sito convocazione

Come presidente del F.C.A. ho avuto modo di verificare in particolare in questi ultimi mesi che ormai all’interno del nostro direttivo non esistono più le condizioni per perseguire il mandato che l’assemblea nazionale di Firenze, aprile 2006 ci ha conferito. Questo nonostante anche i miei tentativi di ricomporre in modo unitario il dibattito interno in un processo condiviso che dia risposte a quello che i nostri militanti e non solo si attendono ogni giorno da noi.

Nell’ultimo direttivo del 29 novembre a Roma, tutti i partecipanti hanno preso atto della impossibilità di operare in un contesto interno che ci limita nella nostra azione con forti ripercussioni negative su tutto il movimento: l’unica proposta accettabile per il proseguo del F.C.A. è stata quella di arrivare unitariamente quanto prima ad una assemblea nazionale che sancisse non solo un nuovo direttivo ma anche il programma operativo da condividere. Anche in questo caso non c’è stato operativamente alcuna intesa condizionando ancor di più la nostra azione nei territori ; in questo quadro di vuoto strategico è da ritenersi positivo tutto quello che si riesce a fare e, dunque, è senz’altro di buon auspicio la scelta autonoma promossa da parte dei comitati di alcune regioni di organizzarsi per promuovere a Pompei una iniziativa peraltro già nel programma politico del F.C.A. che se non sposta la necessità di arrivare ad una Assemblea nazionale ne anticipa probabilmente alcuni contenuti.

Pertanto, senza più dilungarmi, alla luce di quanto sopra , con i poteri e gli obblighi che mi conferisce lo Statuto dell’Associazione convoco l’Assemblea Nazionale del F.C.A. che si terrà a Roma il 10 Marzo 2007 alle ore 15 in prima convocazione e alle ore 16 in seconda nel luogo che comunicherò appena avrò individuato uno spazio disponibile

odg

1) valutazione sul proseguo delle iniziative del FCA
2) elezione degli organismi dirigenti

Da questo momento mi ritengo politicamente dimissionario dalla carica di presidente del F.C.A. pur rimanendo per responsabilità verso l’Associazione e i terzi nelle funzioni che le norme di legge mi impongono in questi casi fino alla assemblea stessa e invito il Tesoriere, Totò Incremona, a fare lo stesso.

L’Assemblea sarà l’unica sede opportuna per chiarire le nostre posizioni e decidere quale futuro per il F.C.A..

Questa convocazione sarà pubblicata nel sito del FCA e sarà cura e impegno di tutti i partecipanti al movimento di darne larga diffusione per garantire la più larga partecipazione.



Il presidente Maurizio Mazzariol


 

 

 

 


Proposte e mozioni

Da Salvatore Incremona

-----Messaggio originale-----
Da: forocontadino@yahoogroups.com  Per conto di totincre
Inviato: domenica 11 marzo 2007 20.46
A: forocontadino@yahoogroups.com
Oggetto: [forocontadino] Proposta di documento x l'assemblea nazionale del 27 marzo 2007

Quello che segue è il documento che poniamo in discussione ed al voto
dell'assemblea degli iscritti del FCA di Roma 27 marzo 2007. Lo invio
a nome dei partecipanti (iscritti al FCA) all'assemblea pubblica
tenuta a Pompei il 27/28 gennaio 2007 ed invito tutti ad aderire.

Chiedo pertanto al Presidente che il presente documento sia pubblicato
nel sito del Forocontadino, che sia aggiornata la data della
convocazione dell'Assemblea, il posto e le regole della discussione

Totò Incremona


DOPO LA SEMINA E' IL TEMPO DEL RACCOLTO: L'AUTONOMIA DEL MOVIMENTO PER
LA SOVRANITA' ALIMENTARE PER CONQUISTARE IL DIRITTO CONTADINO A
PRODURRE E DEI CITTADINI AL CIBO
Documento/mozione proposto all'assemblea nazionale del FCA del 27
marzo 2007 da parte degli iscritti partecipanti all'assemblea pubblica
di Pompei del 27/28 gennaio 2007
-------------------------------------------------------------------------------
E' cresciuta in questi anni nella società la consapevolezza di quanto
sia fallito il modello industrialista e produttivista di produzione e
consumo del cibo.

Fenomeni oggettivi hanno spinto larghe fasce sociali, se non a
comprendere pienamente cosa c'è dietro le politiche aggressive
condotte da multinazionali e lobbyes finanziarie e politiche, almeno
ad assumere un atteggiamento critico e di attenzione come non era mai
accaduto prima; fra gli altri vale solo la pena di ricordare:

- le crisi di sicurezza alimentare (vino al metanolo, mucca pazza,
polli alla diossina, ecc..),

- il fenomeno sempre più macroscopico dell'aumento dei prezzi per i
consumatori ed, insieme, del crollo dei prezzi alla produzione,

- l'aumento della povertà e della fame nel mondo mentre aumenta la
quantità di cibo prodotto,

- i disastri ambientali ed ecologici che, anche per colpa di modelli
agricoli devastanti e improntati solo alla logica del massimo profitto
e del massimo sfruttamento, mettono in discussione l'equilibrio
costruito in milioni di anni fra l'umanità e il pianeta.

In questa clima di crescita di una nuova attenzione, si è sviluppato
un movimento diffuso articolato, plurale che ha criticato in maniera
"militante" questi processi ed ha cercato diverse strade per trovare
le alternative al modello dominante agroalimentare che cercava di
imporre la dittatura del "cibo unico".

Un movimento fatto di "pratiche sociali", mobilitazioni, campagne cui
in molti hanno militato (e ancora lo fanno) esprimendo approcci e
tentativi di ricerca diversi ma tutti tenuti insieme dalla critica
comune e dalla ricerche delle alternative

A partire dalle giornate di Genova del 2001 (e nel lungo lavoro di
preparazione), in questo vasto e plurale movimento, si è sviluppato
un processo ed una fase nuova: quella del movimento contadino e
cittadino per la Sovranità Alimentare. A Piazza Rossetti, nel cuore
della mobilitazione contro la globalizzazione neoliberista, contadini
e consumatori di tutt'Italia si ritrovavano insieme provenendo da
percorsi diversissimi per lavorare insieme; essi ponevano a base del
loro nuovo agire comune:

- la necessità di unirsi come contadini superando le divisioni
territoriali, di settore e le mille frammentazioni in cui la
"sconfitta dei decenni precedenti ci aveva ricacciati"

- la straordinaria opportunità di partecipare alla battaglia per
riconquistare la dignità del lavoro insieme a tutti gli altri
contadini che nel mondo lo stavano già facendo unendosi in Via
Campesina (sempre più riconosciuta in tutto il mondo come il luogo
unitario in cui i contadini si organizzano per conquistare i loro diritti)

- la scelta di essere parte di quel grande movimento contro la
globalizzazione neoliberista che, con le giornate di Genova nel 2001,
si avviava a diventare il luogo comune in cui tanti altri attori
sociali sviluppavano la critica e le mobilitazioni contro quella
stessa globalizzazione dei mercati che colpiva duramente i contadini

- la scelta di darci "un forum" come luogo dove confrontare le nostre
differenze e le nostre aspirazioni; il forum perché ognuno potesse
riprendere la parola dopo esserne stato espropriato per tanto tempo
dal delirio di "lavorare per la competizione sul mercato", un forum in
cui ognuno continuava a mantenere le proprie appartenenze di
provenienza (sindacati, partiti, associazioni nazionali o
territoriali, collettivi, ecc..) ma insieme agli altri verificava e
sperimentava nuove forme di unità possibile

- la consapevolezza che avevamo bisogno di costruire insieme l'unità
fra le pratiche dell'economia aziendale e dell'economia degli scambi
(produrre il cibo, lavorare la terra, vendere e comprare i prodotti,
produrre economia, consumare il cibo, usare il territorio e la terra,
ecc..) con quelle della politica, riappropriandoci della nostra
autonomia sociale e culturale e producendo noi direttamente "la
politica" necessaria a cambiare le cose visto il fallimento generale
della politica (dei partiti e delle organizzazioni sindacali e
professionali) che, generalmente, assumeva come unico orizzonte
dominante quello della competizione selvaggia e l'inevitabilità della
morte delle aziende agricole.

Fin da subito la Sovranità Alimentare è apparsa come il collante per
la nuova unità e la leva per aprire nuovi rapporti di forza nella
società a nostro vantaggio. La Sovranità Alimentare è, in definitiva,
l'alternativa alla logica dominante del produttivismo e del dominio
delle multinazionali, di un cibo prodotto ovunque costi il meno
possibile e possa essere venduto ovunque il lucro sia maggiore,
sacrificando e sfruttando lavoro, territorio, biodiversità, culture,
autonomie sociali, ecc.. La Sovranità Alimentare è, al contrario:

- il diritto di tutti i popoli di decidere il proprio modello
di produzione, distribuzione e consumo degli alimenti

- il diritto contadino a produrre (al reddito ed a scegliere
cosa e come produrre)

- il diritto cittadino al cibo (sicuro, di qualità ed a
prezzi socialmente sostenibili)

- la responsabilità sociale del lavorare la terra e del
consumare il cibo

In questo senso la Sovranità Alimentare parla a tutta la società e con
questo spirito abbiamo prodotto in questi anni un grande lavoro perché
fosse assunta dall'opinione pubblica generale.

Possiamo dire che, questo, è un obiettivo colto anche se molto è
ancora da fare. L'opinione pubblica generale, riconosce la Sovranità
Alimentare, molte organizzazioni la assumono esplicitamente (persino
programmi elettorali di partiti e coalizioni), nelle campagne e fra i
contadini si diffonde la proposta e le piattaforme che ne derivano.
Come sempre, quando i movimenti producono egemonia culturale, si
manifesta, semmai, il rischio che la proposta contadina della
Sovranità Alimentare, possa essere strumentalizzata, svuotata di senso
e, dunque, depotenziata del potenziale di efficacia che essa contiene
per diventare una "innocua parola d'ordine inefficace".

Eppure, mentre cresceva il movimento generale la condizione dei
contadini, dei braccianti e dei consumatori peggiorava sempre di più.
Siamo, ormai, alla chiusura di circa 50 aziende agricole al giorno in
Italia, i prezzi alla produzione diminuiscono, quelli al consumo
aumentano. Davanti a noi c'è una grande contraddizione: da una parte
cresce la consapevolezza, dall'altra chiudono le aziende sepolte da
una valanga di debiti.

Si compie, sotto i nostri ochhi, il disegno che per primi abbiamo
denunciato in questi anni: quello di trasformare l'Europa in un grande
mercato di consumi agroalimentari senza il lavoro contadino. Uno
scenario europeo nuovo in cui all'Italia è assegnato un compito
specifico e terribile: quello di essere una grande piattaforma
commerciale che "esporta prodotti made in Italy" (con i marchi del
made in Italy in mano a lobbyes multinazionali nemmeno più italiane)
ma lavora materie prime prodotte altrove (in particolare dai paesi
extraeuropei del mediterraneo o nelle nuove aziende industriali nei
paesi dell'Est Europa). In quei paesi si afferma il dominio
incontrastato delle multinazionali, si sfrutta il lavoro contadino, si
ricostruisce il latifondo con le terre "comprate da investitori e
speculatori stranieri" (spesso italiani), si riducono quelle economie
alla dipendenza commerciale con l'Europa producendo nuove povertà.
Così, pure, dopo aver prodotto guasti profondissimi con il
disaccoppiamento (prepensionamento anticipato dei contadini) sui
seminativi, l'Europa si appresta a produrre nuove devastazioni con le
riforme dell'OCM Vino e Ortofrutta. Processi che non hanno nulla di
inevitabile e naturale ma sono il frutto delle scelte politiche dei
nostri governi nazionali e locali. Scelte concertate ed avvallate dal
quadro generale della politica dei partiti e delle istituzioni (con
poche, rare ma importanti eccezioni di quanti assumono l'orizzonte del
cambiamento al dominio del mercato) e della gran parte delle
organizzazioni sindacali e professionali che assumono "in maniera
costitutiva" la competizione sul mercato come indiscutibile. La
chiusura delle nostre aziende agricole, se non cambiano le politiche
economiche e sociali che guidano questi processi, è inevitabile.

Dopo aver conquistato l'attenzione della società con la proposta della
Sovranità Alimentare è venuto il momento di condurre e vincere
esplicitamente la battaglia per la sopravvivenza del lavoro contadino
e del nostro patrimonio agricolo. Per farlo occorre assumere la
responsabilità, come contadini e militanti dei movimenti per la
Sovranità Alimentare, di fissare obiettivi chiari, senza equivoci e di
organizzarsi per conquistarli con una nuova stagione di lotte e di
pratiche produttive, economiche e sociali.

Primo obiettivo da porre esplicitamente è quello di difendere anche
l'ultima delle aziende agricole e l'ultimo dei lavoratori della terra
in Italia. Anzi, contro quanti continuano a dire, a destra come a
sinistra, "parliamoci chiaro: il 40% delle aziende nei prossimi anni
dovrà chiudere" dovremo gridare con forza che il numero delle aziende
agricole dovrà aumentare, perché vogliamo campagne vive con uomini e
donne al lavoro e perché il nostro territorio chiede che per essere
conservato e tutelato va gestito lavorando e producendo. Abbiamo
imparato che è possibile: le vertenze che abbiamo saputo aprire in
questi anni hanno prodotto consenso ed, in alcuni casi, risultati.

Difendere, dunque, anche l'ultima azienda e l'ultimo lavoratore perché
la chiusura di ogni azienda e la perdita di ogni posto di lavoro
annuncia altre chiusure e prepara il modello del cibo italiano senza
lavoro. Certo: difesa di tutti mentre a tutti va chiesto un forte
segno di discontinuità con il passato: produrre (come consumare) deve
essere gesto di responsabilità sociale, dunque dobbiamo uscire dai
modelli devastanti che ci hanno imposto fin qui puntando con decisione
verso modelli di produzione agroecologici, rispettosi dei valori
ambientali, della biodiversità, del lavoro e dei suoi diritti, dei
valori culturali inclusi nei prodotti.

La battaglia da vincere, insomma, è quella per cui i cittadini
rivendichino con forza che le loro campagne siano gestite dai
contadini e il loro cibo sia prodotto nelle loro campagne; questo
pretende che il movimento compia con loro una saldatura forte
assumendo responsabilità sociale e dando valore al fondamento
costituente dei principi della Sovranità Alimentare (come diritto
contadino a produrre e diritto cittadino al cibo).

Raggiungere questi obiettivi è possibile se ci organizziamo e se
passiamo ad una fase nuova. Per noi la fase del Forum (come eterno
spazio di discussione e di confronto ma non di organizzazione) è
"politicamente" concluso. Abbiamo conquistato importanti obiettivi ed
a quegli obiettivi la dinamica del forum (in cui ci si confronta ma in
cui, poi, ognuno torna a "fare le proprie cose" altrove) è stato il
passaggio utile, intelligente e straordinario. Adesso, di fronte ad un
attacco così pesante e dopo aver verificato unità di intenti e
convergenze, è necessario passare a mettere in campo strumenti e
percorsi organizzati non più rinviabili. In definitiva si tratta di
dare vita all'organizzazione per sostenere le nostre aspirazioni.

Non sappiamo oggi cosa e come sarà l'organizzazione, non abbiamo
alcuna fretta di produrre operazioni minoritarie a tavolino, ma
sappiamo che abbiamo bisogno di un'organizzazione. Del resto in tutto
il mondo i soggetti contadini (movimenti, sindacati, nazionali o
territoriali che siano) che si battono per la Sovranità Alimentare nel
percorso di Via Campesina, sono fortemente autonomi, organizzati e
alternativi a quelli che, invece, decidono di gestire l'omologazione
delle aziende alla competizione sul mercato.

Sappiamo anche che l'organizzazione dovrà avere alcune caratteristiche
di fondo:

- essere autonoma da soggetti esterni (partiti, associazioni
o altro)

- essere il luogo in cui si incontrano i contadini (ovvero
tutti coloro che vivono del lavoro della terra) e i cittadini che
scelgono di lavorare per un'altra agricoltura

- vedere il protagonismo ed il controllo diretto dei contadini

- avere alla base la Sovranità Alimentare come piattaforma
politica ed orizzonte ideale

- essere su base democratica ed inclusiva

- essere costruita su modelli orizzontali e non verticistici,
coltivando e valorizzando le autonomie locali e settoriali come
patrimonio fondante (al modello del cibo unico abbiamo da opporre la
diversità e la molteplicità dei tanti modelli agroalimentari possibili)

- essere capace di legare insieme la politica e le pratiche
sociali e di economia etica che ispirano le nostre aziende e le
pratiche di un consumo critico e consapevole

- essere capace di produrre strumenti efficaci e agevoli di
autorganizzazione che ci permettano di difendere le aziende e i
consumatori e sostenere i nostri progetti

- essere capace di diventare il luogo in cui stimoliamo e
rilanciamo le lotte, le mobilitazioni e le pratiche

- essere aperto a tutti i contadini e i cittadini con
l'obiettivo di definirsi come "casa larga e comune", luogo di massa
capace rappresentare una grande forza sociale, rifiutando qualsiasi
logica e scorciatoia minoritaria e di frammentazione

La montagna della Sovranità Alimentare non può partorire il topolino
di una sigletta sindacale che legittima un nuovo ceto tecnocrate. Ne
siamo profondamente convinti: per questo crediamo che l'organizzazione
di cui abbiamo bisogno dovrà essere il frutto di un processo unitario
largo che coinvolga quanti si muovono nel campo della ricerca
dell'alternativa. Oggi, dunque, chiediamo al movimento tutto
(organizzato nelle sigle nazionali, locali o impegnato nelle pratiche
individuali o di gruppo spontaneo) di aprire una discussione dandosi i
luoghi di confronto per farlo; noi siamo pronti a riconoscere quel
luogo di confronto come vincolante e vi contribuiremo con lealtà e
impegno.

Per dare avvio a questo processo, il FCA, si impegna:

1) AD OPERARE PER APRIRE UNA FASE DI CONFRONTO CON QUANTI VORRANNO
RENDERSI DISPONIBILI IN ITALIA AL CONFRONTO PER FAR VALERE LA
SOVRANITA' ALIMENTARE ORA!
In particolare, al fine di realizzare le migliori condizioni
possibili per un confronto non astratto ma finalizzato
all'iniziativa,si impegna a promuovere (così come già definite negli
obiettivi dell'assemblea nazionale del FCA tenuta a Pompei nel 2006):
a) una proposta di legge di iniziativa popolare sulla sovranità
alimentare;
b) la Marciacontadina 2007;
c) un'assemblea nazionale di quanti si saranno coinvolti nel
percorso per verificare le condizioni per dare vita a forme
organizzative più avanzate;

2) A DOTARSI FIN D'ORA SI STRUMENTI NECESSARI A REALIZZARE QUESTI
OBIETTIVI ED, IN PARTICOLARE:
a) la trasformazione dello Statuto del FCA nella direzione del
superamento di un assemblearismo ideologico che non favorisce la
partecipazione democratica di tutti e consente l'accentramento di
fatto verso forme che, al contrario, garantiscano la partecipazione
contadina e di tutti gli iscritti, limitino i rischi del leaderismo, e
permettono strumenti efficaci per realizzare gli obiettivi di difesa
degli interessi dei produttori e dei consumatori in nome della
sovranità alimentare
b) la costituzione di uno strumento efficace capace di garantire la
tutela dei diritti (SOCCORSO CONTADINO) favorendo e sostenendo le
vertenze territoriali e settoriali e costituendosi in rete nazionale
c) dando vita al circuito delle feste e dei mercati di
Altragricoltura come luogo delle pratiche e delle iniziative per
promuovere l'economia etica che favorisce la Sovranità Alimentare
d) ponendo particolare cura nella realizzazione di strumenti per la
comunicazione e la formazione all'interno ed all'esterno del movimento
(base fondamentale perchè il possesso dell'informazione circoli e sui
temi oggetto delle iniziative del movimento vengano offerti ai
militanti gli elementi indispensabili per un coinvolgimento effettivo
nei processi collettivi)
e) la costituzione di strumenti operativi e di pratiche e metodi di
gestione capaci di sostenere con l'autononia economica l'autonomia
politica del movimento (a tal fine si adottano le indicazioni votate
dall'assemblea del FCA di Firenze in ordine alla gestione economica,
al ripianamento della situazione debitoria pregressa e si investe gli
organismi dirigenti della realizzazione di un'associazione denominata
"Amici dei Contadini" come strumento operativo di sostegno finanziario
e politico del movimento)

Riaffermiamo, ancora una volta, il nostro impegno al confronto con
tutti per costruire il percorso comune verso l'organizzazione
contadina italiana per la Sovranità Alimentare. Questo luogo dovrà
essere alternativo a quelli che continuano a perseguire le scelte
della competizione di mercato rendendosi complici della chiusura delle
aziende ma è, già ora, intimamente connesso con tanti singoli e
organizzati, che si muovono nella ricerca dell'alternativa. Di tutti
costoro noi siamo parte e ci consideriamo naturali alleati nel
confronto e nell'azione quotidiana ed a loro ci rivolgeremo nei
prossimi giorni perché la Marcia Contadina 2007 e la proposta di Legge
sulla Sovranità Alimentare, possano essere il luogo naturale in cui,
dentro il percorso attivo dell'iniziativa, possa avviarsi il confronto.

Siamo, dunque, pronti a rimettere in discussione gli strumenti che
oggi ci diamo in qualsiasi momento il confronto dovesse indicare nuove
e più condivise unità. Nel frattempo li apriamo alla partecipazione
autonoma ed al contributo di chiunque voglia confrontarsi sulle
proposte e nelle pratiche.

L'unità più urgente da conseguire è quella che rilancia, da subito,
le nostre mobilitazioni e le nostre pratiche. In particolare dovremo
saper contrastare i disegni fortemente negativi che vengono avanti
nell'avvio di discussione in sede comunitaria dell'OCM Vino e in
quella Ortofrutta puntando a suscitare una forte mobilitazione di
produttori e consumatori per difendere questi due comparti strategici
per l'economia, la condizione sociale e la cultura del nostro Paese.
Così, pure, nostra priorità sarà l'iniziativa contro i disegni di
aprire agli OGM o, attraverso le proposte sugli agrocarburanti, di
porre nuove minacce all'ambiente ed al diritto contadino a produrre cibo.

Infine, rilanciamo il nostro impegno a costruire l'alleanza con i
movimenti contadini e i movimenti sociali che in tutto il mondo si
battono per la Sovranità Alimentare, il neoliberismo e la guerra. A
tal fine impegnamo gli organismi dirigenti eletti in assemblea a
rinsaldare i rapporti con Via Campesina e la CPE ed a lavorare per la
costituzione di un gruppo di lavoro del movimento sulle questioni
internazionali.

AVANTI NELL'UNITA': PER IL MOVIMENTO CONTADINO E' IL TEMPO DEL RACCOLTO

torna su


Da Antonio Di Palma

  -----Messaggio originale-----
Da: forocontadino@yahoogroups.com Per conto di eughenia@libero.it
Inviato: giovedì 8 marzo 2007 12.11
A: forocontadino
Oggetto: [forocontadino] cari compagni

Cari compagni
finora mi son tenuto fuori dallo scontro feroce che si sta consumando in Foro Contadino per due motivi: primo perchè le gravi difficoltà economiche che la mia cooperativa ha ereditato dallo sfratto di Castiglioncello Bandini mi soffocano quasi tutte le energie che prima dedicavo a Foro Contadino; secondo perchè, fino all'ultimo direttivo del 29 novembre a Roma, ero stato coinvolto in un ruolo, anche se non dichiarato, di mediazione.
Ritengo però che quella data e tutto ciò che ne è seguito abbiano sancito l'impossibilità di ogni mediazione e una frattura insanabile, di cui bisogna avere il coraggio di prendere atto, abbandonando l'ipocrisia, ormai patetica e sospetta, della ricerca dell'unità, e trovando un modo intelligente per uscire da uno scontro che purtroppo ha meno dignità politica di quella che appare.
Da anni ormai in Foro Contadino buona parte delle energie viene sprecata intorno a un dibattito che riguarda non tanto le strategie e gli obiettivi, quanto il ruolo e i comportamenti di Gianni Fabbris, uno dei fondatori di FCA, per anni il portavoce nazionale e internazionale, che pur avendo il merito di aver lavorato più di ogni altro alla diffusione del progetto, ha ormai il demerito di aver di fatto ingessato l'associazione sull'accettazione o rifiuto della sua leadership.
Gli scontri sulla leadership riguardano la fisiologia di tutti i gruppi politici e sociali, ma è raro che diventino l'attività prevalente come purtroppo è avvenuto in FCA. Credo che questo assurdo nasca da una confusione di fondo. Molti compagni hanno ritenuto che la divisione riguardasse due linee politiche: una tendente all'organizzazione sindacale strutturata e una tendente a conservare la natura di movimento. La realtà invece è molto più triste, perchè lo scontro sul personaggio ha di fatto soffocato questi elementi di dialettica, che sono vitali e ci attraverseranno ancora a lungo.
Lo scontro è ormai seminato di morti e feriti dell'una e dell'altra linea; la maggior parte dei fondatori e dei compagni più bravi e generosi hanno scelto di uscire da FCA o di tenersi ai margini perchè si vergognano di un dibattito ormai svilito politicamente. Io stesso, che per storia personale, sono più vicino alla linea di Fabbris, mi sono sentito costretto a prendere le distanze.
Lo spartiacque del superamento del ricatto morale dell'unità a tutti i costi è rappresentata certamente dal direttivo di Firenze del 22 settembre scorso nel quale si è finalmente trovato il coraggio di mettere all'ODG il problema Fabbris e al quale Fabbris si è rifiutato di partecipare, irridendo il coordinamento e al quale lo stesso Incremona, invitato a un ruolo di moderatore, ha scelto di non partecipare. In quel coordinamento, non c'è stato un "processo stalinista", come stupidamente qualcuno va dicendo, ma una critica e un'autocritica matura e sofferta della situazione di stallo e della difficoltà a proseguire un progetto con un'attualità, un consenso e una richiesta di rappresentazione ancore vivi e forti da parte del mondo contadino.
Quel coordinamento ha votato, compreso il presidente, per la sospensione di Fabbris da ogni carica fino alla successiva assemblea nazionale. Io non avevo diritto di voto, ma mi sono espresso contro quella decisione, pur essendo cosciente che l'atteggiamento identificativo di Fabbris (io sono il FCA e senza di me il diluvio) era paralizzante per lo sviluppo dell'esperienza. Mi sono espresso contro perchè ritenevo che quel dibattito, prima di ogni decisione, andava portato in assemblea nazionale e perchè ritenevo che non esistevano, a quel momento, le energie organizzative ed economiche per continuare autonomamente e questo avrebbe ridato di nuovo spazio a Fabbris in una spirale senza fine.
Purtroppo così è avvenuto. Non solo. Ma con grande sorpresa di tutti, alla costruzione del "nuovo spazio" è stata data, volontariamente o involontariamente (ma il risultato non cambia) una bella mano dal presidente Mazzariol, con la sua scelta di sostenere e partecipare all'assemblea "fronda" di Pompei del 28/28 gennaio scorso, di non denunciare la nascita della nuova organizzazione Altrgricoltura e di preparare un'assemblea il 27 marzo su misura per le ambizioni di Fabbris.
Il fatto più grave è che FCA si trova, in prossimità dell'assemblea nazionale, di fronte alla costituzione di un'associazione parallela ed alternativa, con gli stessi scopi sociali, obiettivi, parole d'ordine, addirittura con una denominazione che è parte della nostra, con organigramma già pubblicato in un nuovo sito: "altragricoltura.net".
In qualunque associazione o organizzazione chi compie un atto del genere (si sostiene tra l'altro che FCA è un'esperienza fallimentare) o si mette coerentemente fuori, o viene espulso. Nel nostro caso invece, gli stessi soggetti, con un'arroganza senza limiti e con il silenzio suicida del presidente e di tanti altri, pretendono di venire all'assemblea nazionale, tipo marcia su Roma, a prendere in modo schiacciante il potere di un'associazione "morta".
Ho saputo che è stato dichiarato pubblicamente che il 27 marzo è prevista a Roma un'iniziativa sulla proposta di legge popolare per la sovranità alimentare, alla quale parteciperebbero molti contadini siciliani in mobilitazione. E, guarda caso, l'assemblea nazionale è stata spostata proprio al 27 marzo, di pomeriggio. Poche ore, giusto per votare, invece che di sabato e domenica, come è sempre avvenuto finora.
Una risposta politica da parte di tutti quelli che si rendono conto di questo gioco scorretto, va data.
Una cosa è certa: non si può creare uno strumento di divisione e venire all'assemblea di FCA a parlare di unità per prendere la maggioranza.
L'unità già non esisteva più da un pezzo. Ma adesso, con la costituzione di una nuova organizzazione la divisione è sancita, fare un'"assemblea unitaria" servirebbe solo a scavare con il coltello nella ferita, e a sconfortare e ad allontanare altri militanti ancora.
Le regole dell'ultima ora proposte da Maurizio e lo stesso sospetto spostamento della data al 27 sarebbero nient'altro che altri facili argomenti di polemica. Sappiate che il sottoscritto, che per cinque anni si è battuto per un 'unità vera, questa volta è disposto a venire all'assemlea con il megafono per denuniciare trucchi e prepotenze varie.
Ma prima di arrivare a tanto, voglio lanciare un'ultimo appello: il presidente denunci subito la costituzione dell'associazione parallela "altragricoltura", inviti i rappresentanti dei suoi organi direttivi (Fabbris, Incremona, Rivola, Galassini, Minieri, Timoteo, Turbiani, Gargallo, Pelullo, Gagliandro, Morana e Pressi) a restistuire la tessera di FCA, disdica l'assemblea nazionale del 27/3, e apra un dibattito pubblico per la preparazione di un'assemblea che abbia all'ODG la riorganizzazione di FCA, come nello spirito originario, su basi federali, costruendo un'autonomia politica ed economica nazionale che derivi dall'autonomia politica ed economica dei territori.
Ritengo che la cosa più saggia sia quella di concordare "a tavolino" una separazione ufficiale con modalità trasparenti, riguardanti la situazone economica, il web, la denominazione e tutto quanto possa servire a evitare strascichi. Per quanto mi riguarda il "tavolino" piò essere sia discreto, con qualche garante autorevole scelto da entrambe le parti, sia pubblico, al centro di un'assemblea.
L'importante è che si chiuda per sempre questa tragicommmedia e ognuno ricominci il cammino senza farci la guerra.
I contadini e noi stessi abbiamo bisogno di ben altro.
Antonio di Palma
 

torna su