La nostra opinione sul futuro dell’agricoltura in Sardegna.

 


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Siamo un coordinamento di comitati spontanei sorti in diversi paesi della Sardegna che ha la sua base operativa nella Barbagia di Ollolai e nel Marghine ma che ha numerose propaggini in altre zone dell’isola. La costituzione del coordinamento è avvenuta nell’autunno del 2003 sulla scorta della vertenza sul prezzo del latte. Il movimento ha posto in essere nei mesi scorsi diverse azioni relative al comparto: occupazione pacifica di numerosi Comuni e del “Consiglio Regionale”; esposto segnalazione all’autorità garante della concorrenza e del mercato al fine di segnalare il cartello degli industriali caseari che di fatto impone un prezzo di acquisto del latte ovino a prescindere da qualsiasi contrattazione o comunque del normale andamento del mercato; ricorso al TAR del Lazio al fine di ottenere la sospensione della campagna di vaccinazione contro la lingua blu, ritenuta dal movimento, oltrechè dannosa ed inutile, del tutto illegittima; esposto querela, presentato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari, al fine di denunciare le evidenti negligenze, soprattutto a livello ministeriale, nella gestione dell’emergenza “Blu Tongue”.

Quale movimento di base, il nostro obiettivo è anche quello di fungere da stimolo critico, non solo alle autorità preposte alla gestione del settore, ma anche alle organizzazioni di categorie, troppe volte distanti dai problemi concreti delle campagne. Per fugare ogni dubbio: siamo un movimento che politicamente può essere definito multiforme nella sua composizione, con appartenenti dalle più svariate sensibilità politiche, che tuttavia nella sua azione non ha nessun progetto prettamente politico da portare avanti se non quello dello sviluppo dell’agricoltura in Sardegna.

Per facilità di esposizione delle “nostre opinioni sul futuro dell’agricoltura” si procede per argomento (nuova PAC, mercato del latte ovino ed epidemia della febbre catarrale degli ovini), sottolineando che il presente documento non è la solita “piattaforma rivendicativa, tanto per darsi un tono politico-sindacale”, ma l’opinione di addetti ai lavori che pagano sulla propria pelle gli errori e le omissioni delle politiche agricole. Un apporto alla buona politica e niente di più.

MERCATO DEL LATTE OVINO

La nostra battaglia per il prezzo di mercato del latte ovino è una vertenza che viene portata avanti non solo per meri calcoli economici di breve periodo ma anche per definire la capacità delle nostre aziende di stare sul mercato nel medio-lungo periodo. In poche parole vogliamo certificare che il prezzo del latte è il risultato di un accordo di cartello tra le maggiori imprese di trasformazione della nostra Regione e che, quindi, non è il frutto di legittime dinamiche di mercato.

La vertenza, che per noi è la questione più importante oggi sul campo unitamente alla vergogna della mancata movimentazione del bestiame, ha sicuramente dei risvolti anche nella politica agricola che dovrà attuare la nuova Giunta Regionale: per essere chiari non vogliamo aiuti pubblici ma coerenza di comportamenti. Ci aspettiamo che le linee di politica agricola esposte in campagna elettorale siano poste in atto: valorizzazione dei prodotti tipici, delle biodiversità, sviluppo delle zone interne e tutela dell’ambiente. Noi pastori in tutte queste linee guida ci vediamo protagonisti. A riguardo, si fa riferimento a quanto esposto nella parte relativa alla PAC per spiegare le nostre linee giuda rispetto al superamento della crisi del comparto.

Chiediamo, altresì, che la Regione Autonoma della Sardegna si faccia carico di verificare la possibilità di proporre nelle sedi opportune (prima nazionali e poi comunitarie) l’istituzione di quote di produzione per il latte ovino che stabilizzi la situazione produttiva attuale a livello comunitario e vieti i finanziamenti per introdurre l’allevamento ovino in altre parti d’Europa. E’ una richiesta che è compatibile con la politiche agricole comunitarie, che ha alle spalle l’esperienza delle quote relative al latte bovino e che, soprattutto, può essere considerata una contropartita congrua rispetto alla fuoriuscita della Sardegna dall’obiettivo 1 a favore di altre regioni più povere. Si vuole, infatti, evitare, che con i fondi che vengono sottratti alla nostra Regione si incentivi l’allevamento di ovini da latte in altre parti dell’Unione Europea.

Per il contingente abbiamo preso contatto con le industrie casearie del Continente e con le Cooperative, per spostare verso queste entità produttive quanto più litri di latte. Ci sono mercati in Umbria, Lazio, Toscana, Abruzzo e Marche che concretamente possono essere battuti dalla stagione che sta per iniziare con prezzi di acquisto per litro che superano di 20 centesimi di euro quelli pagati in Sardegna.

Siamo degli imprenditori e sappiamo che il mercato deve fare il suo corso, per questo non piangiamo sulle spalle della Regione Sarda ma abbiamo (per primi) proposto il ricorso all’antitrust contro il cartello degli industriali caseari affinché sia effettivamente il mercato a fare il prezzo del latte ovino. Questa linea verrà seguita nella vertenza-contrattazione con gli industriali caseari al fine di imporre a questi il peso di una parte contrattuale oggi inesistente.

NUOVA POLITICA AGRICOLA COMUNITARIA

Seppur non particolarmente convinti della riforma Fischler, in particolare per quanto riguarda l’obiettivo del cosiddetto disaccoppiamento (termine anche etimologicamente sconcertante), in contraddizione con il sistema di mercato nel quale va ad incidere, il coordinamento si rende conto che si tratta di una politica agricola che non si può ragionevolmente contrastare, anche alla luce del recente accordo di Ginevra in seno al WTO sulla progressiva eliminazione delle sovvenzioni al mondo agricolo.

A riguardo le questioni che particolarmente stanno a cuore ai pastori sono le misure di accompagnamento della riforma, meglio individuate nel regolamento n. 817/2004, rubricato come norme relative al sostegno dello sviluppo rurale, per le quali abbiamo già presentato un possibile quadro attuativo al Presidente Renato Soru.

FEBBRE CATARRALE DEGLI OVINI E MOVIMENTAZIONE DEGLI ANIMALI

Chiediamo sull’argomento che l’Assessore alla Sanità Nerina Dirindin dia un segnale di inversione di tendenza rispetto alla nefasta gestione dell’On.le Capelli. Valutare attentamente la questione relativa all’epidemia della lingua blu per addivenire ad una posizione definita da portare fino in fondo anche nei confronti del Ministero della Salute, competente a decidere in materia. Questo è il risultato minimo che poniamo all’Assessore competente.

Per la stagione 2004-2005, con Ordinanza dei Ministri Sirchia ed Alemanno, è stata stabilita la vaccinazione dei ruminanti allevati nella Regione Sardegna a partire dal 1 dicembre 2004 sino al 30 aprile 2005. Vaccinazione che, tutt’ora, prosegue per i bovini da carne che vengono venduti al di fuori del territorio regionale. Le nostre proposte a riguardo sono le seguenti:

  1. Verificare con serie analisi la circolazione virale relativa alla febbre catarrale degli ovini in Sardegna;

  2. Verificare la necessità di procedere ad una nuova campagna di vaccinazione, per noi, comunque, non necessaria;

  3. Vagliare l’opportunità di utilizzare un vaccino spento (dovrebbe averlo prodotto la società francese Merial) in luogo di quello attenuto proveniente dal Sud Africa che tanti danni ha causato nelle nostre greggi;

  4. Restringere necessariamente l’eventuale vaccinazione ad un periodo nel quale le pecore non sono nella fase riproduttiva (una pazzia prorogare la vaccinazione al mese di aprile) e per i bovini allo stato brado stabilire l’effettuazione di un preventivo test per verificare che l’animale non sia gravido;

  5. Procedere, comunque, ad una seria campagna di polizia veterinaria: il culicoides umicola, vettore della malattia, è un insetto che può essere debellato preventivamente e senza rischi ambientali;

  6. In tutti i casi, restringere l’ambito territoriale nel quale effettuare la vaccinazione, essendo presenti nel nostro territorio delle zone geografiche di fatto indenni dalla malattia: si pensi a tutta la Barbagia di Ollolai ed a parte del Montiferru, comunque a tutti quei territori che dal punto di vista climatico sono avversi alla proliferazione del vettore della malattia;

  7. Per le precedenti campagne di vaccinazione, prevedere un risarcimento forfetario per capo allevato in azienda precedentemente alla comparsa dell’epidemia nel nostro territorio regionale;

  8. Istituzione e rafforzamento dei controlli dei punti di ingresso degli animali vivi sul nostro territorio, con l’imposizione di accurati controlli nelle cd. stalle di sosta già previste dalla legislazione regionale.

 

DOCUMENTI COPAS
 

La nostra oppinione


Volantino carovita day

 

Lettera al CNCA

 

Sit in a Botolana

 

Appello ai sindacati

 

Mobilitazione a Campeda

 

Diffida verde

 

Istanze del COPAS