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CAMPEDA.
Hanno scelto ancora una volta l’altopiano di Campeda come luogo simbolo le
centinaia di pastori che ieri hanno partecipato alla manifestazione del
Copas (Coordinamento pastori sardi) sulla “Carlo Felice”. Un punto ideale
per cencretizzare la protesta contro gli industriali caseari per il prezzo
del latte, ritenuto troppo basso.
Una riunione pacifica, all’altezza del bivio di Bolotana, che ha
determinato un rallentamento del traffico in entrambi i sensi di marcia.
Per gli automobilisti solo qualche disagio, ma nessun blocco.
Gli allevatori hanno distribuito migliaia di volantini, con i quali hanno
cercato di spiegare i motivi della protesta e le loro richieste.
«Il nostro obiettivo - ha detto il portavoce del Coordinamento, Efisio
Arbau - è creare unità tra i vari soggetti del settore. Il prezzo del
latte deve essere fissato dall’incontro della domanda e dell’offerta. Non
dagli industriali lattiero-caseari, che stanno taroccando il comparto».
Il volantinaggio si è svolto con un sottofondo di musica sarda, diffusa da
un altoparlante sistemato sul tetto di un’auto. Notevole lo spiegamento
delle forze dell’ordine, che hanno dovuto incolonnare le auto in arrivo
per evitare tamponamenti. I pastori hanno già presentato una denucnia
all’Antitrust, accusando gli imprenditori di aver costituito un vero e
proprio cartello. Il Copas si è posto come obiettivo anche l’esportazione
del latte ovino fuori dall’Isola: a Roma, infatti, è già stato creato un
primo coordinamento tra i pastori della Sardegna e del Lazio.
A Campeda sono arrivati anche esponenti di altre associazioni di
categoria, come Francesco Dore di Confagricoltura, Toto Meloni, del
Consorzio di tutela del pecorino romano, e rappresentanti
dell’amministrazione provinciale di Nuoro.
«Siamo qui - ha detto Francesco Dore - perché qui ci sono i nostri soci».
«Sono venuto - ha sottolineato Toto Meloni - perché apprezzo la posizione
espressa dal Copas. Il mercato, con le sue regole che non possiamo
contrastare, abbiamo infatti l’esigenza di governarlo insieme. Tra
l’altro, qui sono presenti coloro che conferiscono il latte, ai quali
chiediamo di darci una mano. Perché, se si produce con intelligenza e
qualità, possiamo vincere una battaglia che non è solo del settore ma di
tutta la Sardegna. Lunedì prossimo illustreremo le nostre tesi, per fare
pulizia di tutti quei luoghi comuni che, inceve di rafforzare,
indeboliscono l’attività economica del comparto».
A Campeda c’era anche Gavino Sale, del sindacato dei pastori del Nord
Sardegna “Cuiles”. «Gli allevatori che non si riconoscono nelle
organizzazioni di categoria - ha detto - protestano in particolare per il
prezzo del latte ovino, che non dovrebbe essere inferiore agli 85
centesimi al litro, come in Italia, mentre gli industriali sono disposti a
pagare soltanto 55 centesimi».
Sull’altopiano tagliato in due dalla “Carlo felice”, mentre arrivavano le
raffiche del primo vento freddo autunnale, è stato rilanciato lo slogan
«consumare quello che produciamo, e produrre ciò che consumiamo»: è il
primo passo di una campagna per combattere l’eccessiva importazione in
Sardegna di prodotti agroalimentari dalla Penisola e dall’estero,
soprattutto carne e ortofrutta. Durante la manifestazione sono stati
fermati e “controllati” due camion che trasportavano verdura e latticini
provenienti dalla Francia, ma i mezzi sono poi ripartiti senza alcun
problema.
È stata lanciata anche la proposta di una nuova manifestazione a Porto
Torres, giovedì prossimo, nel corso della quale dovrebbero essere
sottoposti a controllo i camion in arrivo dalla Penisola con prodotti
alimentari. Non si sa, comunque, se il progetto sarà concretizzato.
Quello di ieri è infatti soltanto il primo di una serie di incontri per
sensibilizzare l’opinione pubblica e gli amministratori sui problemi del
settore. La manifestazione ha confermato la capacità di mobilitazione del
Copas, nonostante la scissione del movimento Pro Territorio, guidato da
Alessio Pasella.
Polemica, invece, la posizione della Coldiretti. «Abbiamo scelto di non
scendere in piazza - dice il direttore dell’associazione Aldo Matta -
perché è un momento molto delicato per lo stato italiano e per l’Europa.
Noi siamo un’organizzazione seria, non siamo un gruppo folcloristico.
Negoziamo e portiamo avanti delle iniziative e abbiamo dei risultati.
Qualche mese fa abbiamo sbloccato la movimentazione dei bovini, adesso
portiamo a casa i soldi per gli allevatori danneggiati dal vaccino per la
lingua blu».
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DOCUMENTI COPAS
La nostra oppinione
Volantino carovita day
Lettera al CNCA
Sit in a Botolana
Appello ai sindacati
Mobilitazione a Campeda
Diffida verde
Istanze del COPAS
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