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 MOBILITAZIONE ANTILIBERISTA
Italia, novembre 2001

Diouf: "Al giorno d'oggi si produce nel mondo una quantità di cibo sufficiente a sfamare tutti gli uomini, le donne e i bambini della terra. Se tutte le risorse alimentari del mondo potessero essere distribuite equamente tra la popolazione, ogni essere umano disporrebbe di un apporto nutritivo giornaliero di 2 760 calorie, più che sufficiente per condurre una vita sana e produttiva...... Ad oggi esistono nel mondo 800 mln di persone senza cibo, 24 mila morti per fame al giorno, 18mila dei quali sono bambini sotto i 5 anni....

Assemblea nazionale dei Social Forum
Firenze 20-21 ottobre


ailing list
Gruppo di lavoro su Fao-Wto

 

I documenti dell'Assemblea dei social forum di Firenze
20 e 21 ottobre 2001

I gruppi di lavoro dell'Assemblea:
“Gruppo pace e guerra”

Il gruppo di lavoro su “pace e guerra” ha riunito un centinaio di persone, con una ventina di interventi, molti dei quali di compagne e compagni provenienti da Forum Sociali locali. 
Il gruppo si è dato come obiettivo la discussione e l’approfondimento, per quanto limitato dallo scarso tempo a disposizione, delle questioni legate all’attuale situazione di guerra, cercando di concentrare l’attenzione sulle proposte e le idee per iniziative di opposizione alla guerra, al terrorismo e alla partecipazione italiana alle azioni militari sotto qualsiasi forma. Il gruppo ha anche deciso di mantenere una rete di contatto per proseguire la comunicazione e il dibattito tra le associazioni e i Forum Sociali sul tema della pace e della guerra – tema considerato centrale nella fase attuale (per questo si è deciso di aprire una mailing list - alla quale invitiamo a iscriversi tutti gli interessati). 
E’ stata anche rilanciata la proposta di un “Forum permanente contro la guerra” come luogo di scambio e di iniziativa di tutte/i quelle/i che vogliono costruire la mobilitazione. 
L’analisi della guerra attuale è stato il punto di partenza di quasi tutti gli interventi, che in generale concordavano sulla necessità di smascherarne il preteso carattere di “guerra al terrorismo”, essendo in realtà questa una guerra che ha la sua ragione d’essere nelle dinamiche della globalizzazione capitalistica e nella strategia di controllo e dominio delle regioni dove si trovano le principali risorse energetiche. Una strategia preparata da anni dagli Usa e dalla Nato e che oggi rilegittima la guerra come strumento “necessario” contro la brutalità del terrorismo. Una guerra quindi che si presenta come “permanente”, non limitata a qualche - pur disastroso - bombardamento. 
La generalità degli interventi sottolineava la scelta dei Social Forum di schierarsi con decisione contro la guerra, contro questa guerra, contro la partecipazione italiana e contro il terrorismo. Contro il terrorismo perché guidato dalla stessa logica di attacco ai civili e perché di fatto si pone su un piano totalmente opposto alla nostra scelta di movimento per i diritti universali. 
E’ stata anche sottolineata la volontà di non farsi scippare le nostre parole d’ordine di “pace nella giustizia” che oggi sono utilizzate come propaganda dal governo per creare maggior consenso all’intervento militare. 
L’opposizione alla guerra dovrà vedere un grande impegno per contrastare la “cultura della guerra” che si manifesta nella xenofobia, nella propaganda sullo “scontro di civiltà”, nelle pagine delle Fallaci di turno che vogliono creare un senso comune bellico e di cancellazione delle regioni degli altri. A questa logica dobbiamo saper rispondere con una grande campagna di informazione/controinformazione, in particolare tra i giovani e gli studenti, che hanno mostrato la loro attenzione e la loro volontà di mobilitatarsi in molte città italiane. 
E’ stato anche proposto di costruire moduli di interventi per poter comunicare nelle trasmissioni radio a “microfono aperto” e per scrivere lettere ai giornali. 
L’opposizione alla scelta della guerra è stata da molte e molti sottolineato come sia una istanza politica, quindi anche di opposizione al governo della guerra, alla logica bipartisan in politica estera - segnalando come sia evidente la frattura tra il paese reale, nel quale centinaia di migliaia di persone si esprimono contro la guerra, e un parlamento che al 95% vota per la guerra. 
In questo senso è stata sottolineata da molti la centralità di una iniziativa contro le spese militari e la “finanziaria di guerra”, per costruire una grande campagna contro l’aumento del bilancio della difesa e le spese militari - una campagna che deve essere portata avanti dai Social Forum cercando di coinvolgere sindacati, lavoratrici e lavoratori - nella consapevolezza che il taglio delle spese sociali e per i contratti rappresenta l’altra faccia della medaglia. 
Tutti gli interventi sono stati concordi sulla necessità che la nostra iniziativa pacifista debba essere caratterizzata anche da una forte mobilitazione per i diritti dei popoli colpiti e di quelli ai quali vengono negati i diritti. 
In primo luogo del popolo palestinese, considerato da tutte/i centrale in questo momento. Sono state valorizzate le esperienze di solidarietà e di presenze nei territori occupati a fianco dei palestinesi, portati avanti da associazioni come le Donne in Nero e molte altre. 
In questo senso è stata rilanciata - invitando tutti i Social Forum a farla propria - l’iniziativa internazionale programmata per il periodo di Natale/Capodanno: una “Campagna di missioni civili per la protezione internazionale del popolo palestinese” - che vuole portare a Gerusalemme una grande manifestazione con palestinesi e israeliani pacifisti, con l’obiettivo di spingere l’Europa a farsi carico dell’organizzazione di forze internazionali di osservazione e protezione della popolazione della popolazione palestinese. 
Alcuni interventi hanno segnalato la permanente gravità della situazione del popolo kurdo e la necessità di mantenere gli impegni presi quando c’era Ocalan in Italia, rilanciando il progetto di pace del Pkk per l’identità nazionale kurda e la convivenza. A questo proposito è stato proposto di partecipare alle prossime delegazioni a dicembre e in occasione del Newroz e di avviare una campagna di affido a distanza delle famiglie dei prigionieri politici kurdi. 
Forte attenzione è stata da molti dedicata alla popolazione afghana - colpita oggi anche da bombardamenti. Per questo è stata ricordata la missione internazionale di donne e non solo che si recherà nei campi profughi in Pakistan il prossimo 30 ottobre. Altre hanno proposto di preparare una presenza nello stesso Afghanistan di pacifisti internazionali. 
E’ stata da molti ripresa la proposta di una solidarietà diretta e concreta verso le donne e gli uomini dell’Afghanistan - con una raccolta di fondi per i profughi e per l’Associazione RAWA. 
Connesso al tema di questa guerra è stato affrontato il tema dell’Onu, sul quale le posizioni si sono differenziate - comunque richiedendo un approfondimento e maggiore dibattito, in quanto ritenuto uno dei punti critici sul quale concentrare gli sforzi di ragionamento e ricerca. Alcuni hanno dichiarato che rimane centrale una ricerca per la riforma dell’Onu, che viene vista come unico strumento internazionale legittimato al “governo” del mondo (e a questo viene connessa la necessità della creazione di una efficace Corte Penale Internazionale). 
Altri hanno invece portato la critica all’Onu in quanto tale, per quello che ha fatto e continua a fare (interventi militari, embarghi) e per la sua intrinseca debolezza in quanto formato dagli stati nazione oggi in crisi, oltre che dominato dagli stessi paesi che guidano la globalizzazione neoliberale. 
E’ stato anche affrontato il tema della nonviolenza, da alcuni ritenuto discriminante per la partecipazione ai Social Forum e da altri segnalato come tema su cui avviare una maggiore riflessione perché la ritengono una strada possibile per una alternativa alla guerra. 
E’ stata in qualche caso affrontata anche l’esperienza della Perugia-Assisi, valutandone positivamente gli esiti in termini di mobilitazione (anche come ulteriore risultato del movimento che si è visto a Genova) ma in molti casi criticandone la gestione della Tavola per la Pace e la presenza di due anime, una contro la guerra e un’altra a favore di questo intervento - denunciando anche la strumentalizzazione politica e mediatica operata da chi, come D’Alema, ha cercato di stravolgere il senso della marcia attribuendole un significato opposto a quello evidente di opposizione a questa guerra. 
Molti hanno comunque considerato positiva la riuscita perché ha mostrato una grande volontà di opposizione contro la guerra (questa guerra), in settori diversi e non in modo scontato. 
Il gruppo di lavoro si è poi concentrato sulle iniziative pubbliche e da programmare. 
- Quasi tutti hanno chiesto di mantenere il 10 novembre come appuntamento nazionale (da alcuni motivato come giornata “contro la guerra economica, sociale e militare”) - anche se non vi è stata una posizione concorde sulla modalità della mobilitazione: 
- alcuni proponendo il corteo nazionale a Roma; 
- altri un concerto per la pace al Circo Massimo (in aggiunta o in alternativa al corteo) come “festa dei popoli oppressi”; 
- altri ancora pensando a manifestazioni locali nello stesso giorno; 
- una proposta, chiedeva invece di mantenere il 10 novembre, costruendolo con manifestazioni locali nei giorni/settimane precedenti. 
Vista la grande importanza di contestare la xenofobia e l’attacco ai migranti, è stata proposta una grande manifestazione contro il razzismo e contro le guerre, in particolare contro la legge Bossi/Fini, come momento visibile di un impegno a fianco dei migranti, fatto anche di un sostegno diretto locale. 
Sono stati ricordati gli scioperi programmati il 31 ottobre (da Cobas Scuola, contro la guerra e per la scuola pubblica); il 9 novembre della Cub contro la finanziaria e le guerre; il 16 novembre, lo sciopero generale dei metalmeccanici indetto dalla Fiom (il cui rappresentante ha sottolineato come sia anche contro la guerra e la finanziaria). 
In molti hanno chiesto che i Social Forum lancino un appello ai sindacati legati ai Social Forum stessi perché si arrivi ad un unico grande sciopero generale contro la guerra e le spese militari, per un recupero di risorse per le spese sociali. 
Tutti hanno sottolineato l’importanza di una presenza di iniziative locali non sporadiche, di controinformazione e di mobilitazione (alcuni hanno segnalato la ripresa di “tende per la pace” in varie città). 
Sono state anche ricordate campagne di boicottaggio (come quella contro le “banche armate”) e di solidarietà concreta. 

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