Vai a www.altragricoltura.org


 MOBILITAZIONE ANTILIBERISTA
Italia, novembre 2001

Diouf: "Al giorno d'oggi si produce nel mondo una quantità di cibo sufficiente a sfamare tutti gli uomini, le donne e i bambini della terra. Se tutte le risorse alimentari del mondo potessero essere distribuite equamente tra la popolazione, ogni essere umano disporrebbe di un apporto nutritivo giornaliero di 2 760 calorie, più che sufficiente per condurre una vita sana e produttiva...... Ad oggi esistono nel mondo 800 mln di persone senza cibo, 24 mila morti per fame al giorno, 18mila dei quali sono bambini sotto i 5 anni....

Assemblea nazionale dei Social Forum
Firenze 20-21 ottobre


ailing list
Gruppo di lavoro su Fao-Wto

 

I documenti dell'Assemblea dei social forum di Firenze
20 e 21 ottobre 2001

I gruppi di lavoro dell'Assemblea:
“Gruppo Migranti”

In numerose città italiane la nascita dei social forum locali ha visto in questi mesi le questioni relative ai migranti come centrali nella complessiva battaglia contro la globalizzazione neoliberista e contro i processi di polarizzazione identitaria incrementati da guerra e terrorismo. Non è un evento casuale! 
Si tratta invece del frutto iniziale ma radicato di un impegno che ha visto il 19 luglio sfilare oltre 50mila uomini e donne a Genova in difesa della globalizzazione dei diritti - innanzitutto quelli dei tanti cittadini migranti che vedono continuamente messa a rischio nella “nostra civile” Europa la stessa sopravvivenza. 
Le mobilitazioni che, iniziate negli anni passati, nelle ultime settimane hanno visto in piazza migliaia di migranti, da Venezia a Brescia, da Genova a Roma e Napoli, spesso alla testa dei cortei contro la guerra, non sono state, però, sufficientemente assunte dalla totalità del movimento e faticano a trovare visibilità nella società civile. 
Quello delle migrazioni, non è un tema tra gli altri, un settore specifico di intervento. E’ piuttosto una questione strategica, perché paradigmatica della erosione globale dei diritti e della democrazia. Attorno ad essa tutti i nodi fondamentali su cui si è espresso “il movimento dei movimenti” - dalla trasformazione della cittadinanza a quella del lavoro - vengono al pettine. E questo vale per la stessa globalizzazione: la libera circolazione degli uomini e delle donne, materialmente rivendicata e praticata dai migranti, disegna una globalizzazione opposta a quella neoliberista, che aggiunge all’abbattimento delle barriere per le merci e per i capitali la proliferazione dei confini contro profughi e migranti. 
E’ a questa diversa globalizzazione, a questo laboratorio di cosmopolitismo, che il movimento deve collegarsi, sapendovi scoprire le stesse ragioni che ci hanno portato in piazza da Seattle a Genova a Perugia, in cui in 300mila abbiamo detto no alla guerra. 
E proprio la guerra condotta contro i paesi del sud del mondo, assieme alle politiche liberiste e discriminatorie sostenute dagli Usa e dai governi occidentali, spinge ad individuare nello straniero, specie su mussulmano, un pericoloso nemico da reprimere, controllare, cacciare, deprivare delle già risibili libertà individuali. 
In questo clima di intolleranza razzista, è stato elaborato il ddl Bossi-Fini, che inasprisce le politiche repressive e di controllo dei flussi migratori già introdotte dalla Legge 40 del 1998, esasperando tendenze e norme già in atto, si può definire segregazionista perché sancisce un vero e proprio apartheid giuridico, civile, sociale e del lavoro. 
La clandestinità imposta di fatto come unica via di ingresso nel territorio nazionale, e il nesso stretto tra lavoro e soggiorno, consegnano i migranti alla dipendenza semischiavistica dei trafficanti e dei datori di lavoro. La precarizzazione, la segregazione e l’arbitrio di polizia, investono i migranti regolari, spezzando i percorsi di cittadinanza, introducendo barriere e ghetti nel mondo del lavoro e nella società, imbarbarendo le relazioni sindacali, sociali e lo stesso stato di diritto, indebolendo tutti i lavoratori e le lavoratrici. 
Il diritto d’asilo viene negato alla radice attraverso la segregazione dei richiedenti asilo, l’assoluta mancanza di forme di tutela durante la procedura e in fase di difesa. 
Questo imbarbarimento è già in atto nel blocco delle frontiere e nella deportazione dei profughi dalle guerre e dai drammi planetari, nei rastrellamenti su base etnica e nella criminalizzazione dei luoghi di aggregazione dei migranti, come si intravede nella decisione di sgomberare a Roma, per motivi di lotta al “terrorismo”, gli alloggi precari occupati dai migranti. 
Le deportazione, i rastrellamenti e le espulsioni di migranti si avvalgono anche in Italia come in Europa di strumenti indegni di uno stato di diritto, quali i centri di detenzione, in cui ogni giorno vengono reclusi uomini e donne incolpevoli, ed ora si vorrebbe recludere anche i richiedenti asilo. 
La denuncia degli abusi, delle discriminazioni in atto e la necessaria tutela delle vittime deve essere organizzata in rete attraverso un osservatorio a livello nazionale. Noi contrapponiamo l’integrità delle persone umane alla loro riduzione a merce da lavoro e a merce politica per gli imprenditori della xenofobia. 
Non accettiamo e non accetteremo mai che leggi e norme inumane violino i diritti fondamentali e difenderemo sempre i soggetti e i luoghi che ne siano minacciati. 
Il movimento dei movimenti in cui ci riconosciamo vuole che alla libera circolazione delle merci e dei capitali si anteponga la libera circolazione delle persone. 
Vuole favorire e valorizzare l’enorme arricchimento culturale di cui i migranti sono i portatori. 
Considera civiltà da difendere quella capace continuamente di contaminarsi, essere plurale, ridefinirsi sempre, in modo tale da garantire ad ognuno degli individui che la compongono eguali diritti, dignità, possibilità di realizzare il proprio futuro. 
Un’utopia nel momento in cui c’è chi chiama allo scontro tra civiltà. Ma una realtà da praticare e da costruire nei territori, giorno per giorno in nome di una visione del mondo che pretende di affrontare le disuguaglianze fra nord e sud e abolire il privilegio dei pochi costruito sullo sfruttamento dei molti. 
E’ per questo che chiamiamo il movimento dei movimenti ad una assunzione di responsabilità nel riconoscere tali questioni come centrali. 
Chiamiamo tutti i social forum territoriali che non lo hanno ancora fatto a costituire gruppi di lavoro sull’immigrazione, a rapportarsi alle organizzazioni già esistenti, a sviluppare nelle proprie città campagne di sensibilizzazione per fermare il ddl e di inchiesta sociale sul lavoro e sulle condizioni dei migranti. 
Proponiamo che il 10 novembre i migranti e i profughi aprano la manifestazione nazionale a Roma contro il Wto e la guerra, le cui forme devono assicurare la visibilità dei cento “popoli di Seattle” contro il pensiero unico e l’unica bandiera delle destre di governo, e che il giorno dopo si tenga a Roma una assemblea nazionale con tutte le forze sociali e politiche che vogliono impegnarsi contro il ddl Bossi-Fini. 
In particolare: per il diritto all’esistenza legale e all’emersione dalla clandestinità di tutti coloro che, oggi e in futuro, vivono e lavorano in Italia; per contrapporre ai trafficanti la certezza di ingressi legali per ricerca di lavoro e per asilo; per i diritti civili e politici: voto amministrativo, accesso alla cittadinanza, “civilizzazione” delle competenze per il soggiorno; per l’uguaglianza di tutti gli esseri umani, qualunque sia il loro status giuridico, nell’accesso ai diritti sociali fondamentali (salute, casa, istruzione, lavoro) e la difesa del diritto all’unità familiare; per il rifiuto dei centri di detenzione e per la garanzia in ogni caso del diritto alla difesa e al ricorso; per una legge organica che garantisca il diritto costituzionale d’asilo; per norme di tutela per la popolazione Rom. 
Su questo obiettivi chiamiamo a un confronto tutta la società civile, per opporre alla barbarie legislativa e sociale un percorso di mobilitazione che, passando attraverso iniziative di assemblea e di mobilitazione locali, i cui protagonisti siano gli stessi migranti, e attraverso la presenza e la visibilità dei migranti nelle manifestazioni sindacali delle prossime settimane, giunga ad organizzare una grande manifestazione unitaria contro il ddl Bossi-Fini e per i diritti di cittadinanza a Roma sabato 1 dicembre. 
Proponiamo in particolare che tutto il movimento assuma le compagne per il diritto al soggiorno delle centinaia di migliaia di migranti che ne hanno chiesto l’emissione o il rinnovo e per la protezione umanitaria dei profughi delle guerre passate e presenti. 

Tornate presto a visitarci... L'aggiornamento è continuo.

 I contenuti del sito sono rigorosamente NO-COPYRIGHT

E' invece auspicata la copiatura, appropriazione e diffusione, di testi, idee, concetti, fotografie. Ringraziamo tutti coloro che vorranno citarne la fonte o lincare il sito con il semplice intento di sostenere la diffusione e promozione della nostra attività.