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 MOBILITAZIONE ANTILIBERISTA
Italia, novembre 2001

Diouf: "Al giorno d'oggi si produce nel mondo una quantità di cibo sufficiente a sfamare tutti gli uomini, le donne e i bambini della terra. Se tutte le risorse alimentari del mondo potessero essere distribuite equamente tra la popolazione, ogni essere umano disporrebbe di un apporto nutritivo giornaliero di 2 760 calorie, più che sufficiente per condurre una vita sana e produttiva...... Ad oggi esistono nel mondo 800 mln di persone senza cibo, 24 mila morti per fame al giorno, 18mila dei quali sono bambini sotto i 5 anni....

Assemblea nazionale dei Social Forum
Firenze 20-21 ottobre


ailing list
Gruppo di lavoro su Fao-Wto

 

I documenti dell'Assemblea dei social forum di Firenze
20 e 21 ottobre 2001

I gruppi di lavoro dell'Assemblea:
“Gruppo economia e lavoro”

Premessa. La globalizzazione neoliberista è incompatibile con ipotesi di sviluppo o economia sostenibile. Pensiamo che sia essenziale sviluppare analisi e iniziativa su tutte le contraddizioni che la caratterizzano, capitale-lavoro, lavoro-ambiente, uso delle risorse, ecc. 
Pensiamo quindi che i forum locali non debbano essere luoghi sindacali o sindacati di sindacati, ma sviluppare un modo nuovo di fare politica sui temi in discussione. Questo significa fare movimento (proposte iniziative lotte) e cultura, utilizzando ad esempio lo strumento dell’inchiesta. L’aver infatti delegato ad esperti o presunti tali l’analisi e riflessione sulla realtà ha formato da anni quel pensiero unico a cui ci opponiamo. E’ stato fatto l’esempio dell’Università, in cui oggi il lavoro entra solo come “impresa” (es. consorzio Alenia-Università La Sapienza.) 
La critica a questa globalizzazione richiede la necessità di costruire alternative generali che non possono essere costruite a tavolino, ma realizzate in un processo di cambiamento attraverso una rilegittimazione piena del conflitto sociale (sono stati nominati ma non discussi i termini di “democrazia economica” o “economia sociale”). 
La guerra, a cui tutti ci opponiamo, è stata analizzata non solo come strumento di “governo” politico del mondo, ma anche come strumento di “governo” economico, risposta all’avanzare della recessione negli USA, attraverso l’impulso all’industria bellica, al riarmo, come fonte di aumento dei profitti e dell’occupazione. Il vasto dispiegamento militare operato per i bombardamenti in Afghanistan indica la volontà di controllo su un’area fondamentale per le risorse energetiche mondiali. 
Molti interventi si sono concentrati sul tema lavoro-reddito e sul fatto che questa globalizzazione tende a distruggere i diritti delle persone anche in questo campo e a svalorizzare sia socialmente che salarialmente il lavoro alla rincorsa di sempre minori costi per le aziende. Questo avviene sia nei paesi industrializzati, in Europa, sia nel sud del mondo. 
L’ aspetto più evidente di questo processo è la continua precarizzazione del lavoro, con l’uso sempre più esteso di lavori marginali, atipici, fino al lavoro interinale, gestito e distribuito da multinazionali, che è una estrema rappresentazione della riduzione a oggetti di uomini e donne. Questo non è un processo che comincia oggi, ma è in corso da anni ed è stata citata in esso anche la responsabilità di sinistra e confederazioni sindacali. Si tratta della più diffusa forma di lavoro che si trovano a dover accettare moltissimi giovani: esempio particolarmente significativo sono i “call center”. L’aggressione ai diritti sul lavoro si unisce alla mancanza di lavoro, anche teoricamente legittimata dalle varie ideologie sulla fine del lavoro, alla quale occorre, come hanno dimostrato ad esempio le marce europee per il lavoro, non rassegnarsi. 
Il libro bianco (meglio dire nero) del Governo è uno strumento compiuto per realizzare la distruzione di diritti fondamentali e il pieno controllo dell’impresa sulle persone, attraverso l’attacco alla contrattazione e al contratto nazionale, al diritto di sciopero, quindi alla democrazia. Nel gruppo c’è chi ritiene che esso si basi anche su un uso strumentale di alcuni punti della Carta Europea e chi pensa che ne sia la traduzione. Esso rappresenta in ogni caso l’espressione del programma della Confindustria. Il suo attacco alle condizioni sociali e di lavoro è talmente preciso e forte che si ritiene che l’opposizione a esso dovrà far parte delle giornate di sciopero già programmate per il 31 ottobre (Cobas Scuola), il 9 novembre (Cub, RdB, Slaicobas), il 16 novembre (Fiom). 
La lotta per difendere i diritti qui non può essere slegata da quella per i diritti nel sud del mondo. Anche per questo contestiamo la WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio) massima istituzione (sostenuta da Fondo Monetario e Banca Mondiale) che attraverso la totale liberalizzazione dei mercati e dei capitali, e il potere senza limiti delle multinazionali, in tutti i campi produce la distruzione di diritti e dignità umana. Importantissime quindi le scadenze di mobilitazione, previste in coincidenza con la sua apertura, dell’8, 9 e 10 novembre. 
Ma c’è un sud anche in Italia, rapinato e senza lavoro: occorre rivolgersi alle nuove soggettività e figure sociali che vogliono aggregarsi, anche inventando nuove forme di organizzazione e definendo una piattaforma sociale. Dentro ad una riflessione più ampia di realtà meridionali la rete No global ha programmato un incontro di due giorni a Napoli su questi temi, con al centro la questione della garanzia del reddito, indipendentemente dal lavoro: punto sul quale nel gruppo c’è discordanza di opinioni. 
Per la premessa fatta pensiamo che non si possa affrontare il tema di lavoro-reddito-diritti senza riferirsi più in generale alla questione di una economia sostenibile, termine che è stato ritenuto maggiormente adeguato rispetto a quello di sviluppo sostenibile: è stato infatti rilevato che la sostenibilità è in contraddizione con l’idea di uno sviluppo senza limiti e ipotizzato che i paesi industrializzati dovrebbero bloccare il Prodotto interno lordo, il che consentirebbe la possibilità di una redistribuzione delle risorse a livello mondiale. Economia sostenibile significa anche un’economia che non è per alcune sue parti governata dalla mafia e dalla criminalità. Economia sostenibile è anche l’affermazione di beni comuni globali non privatizzabili, naturali, come l’acqua e l’aria, e sociali, come la salute e l’istruzione. Per questo si è anche parlato della necessità di riappropriazione di questi servizi sul territorio. 
Il termine di economia sostenibile ha anche richiamato alla discussione il tema relativo al che cosa produrre e come, che cosa consumare e come, essendo chi lavora anche chi consuma. Per questo di consumo critico e quello di commercio equo e solidale. E’ stato inoltre affrontato il tema dell’ambiente, della limitatezza delle risorse e della necessità di un loro uso compatibile con la vita e la salute delle persone nonché di criteri legati proprio alla considerazione della loro limitatezza. 
In termini di possibili iniziative, non come opinioni di tutto il gruppo, è stato proposto il boicottaggio di alcuni prodotti di multinazionali e la legge di iniziativa popolare per la Tobin Tax, proposta da Attac. 
Si propone inoltre in ogni forum locale la costituzione di un gruppo su questi temi e la costituzione di un forum aperto su internet che colleghi i diversi gruppi tematici. 

Tornate presto a visitarci... L'aggiornamento è continuo.

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