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Assemblea nazionale
dei Social Forum
Firenze 20-21 ottobre
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Gruppo
di lavoro su Fao-Wto
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I documenti dell'Assemblea dei social forum di Firenze
20 e 21 ottobre 2001
Con lo sguardo rivolto a Porto Alegre
di Vittorio Agnoletto
L’assemblea nazionale del GSF e degli ormai numerosissimi Forum Sociali Locali, ha rappresentato un momento estremamente importante nella vita del movimento antiliberista del nostro Paese, il cui risultato positivo non era per nulla scontato.
Le difficoltà che avevamo di fronte erano molteplici e non provenivano solamente dall’esterno. Infatti vi era il concreto rischio che la prima opportunità di confronto interno “autodeterminato”, ossia non conseguente ad una scadenza impostaci dall’esterno, fosse colta da più parti come l’occasione per misurare i rapporti di forza interni al movimento stesso o per tornare ad indossare unicamente la propria specifica divisa di appartenenza. Per la verità vi è stata anche qualche tentazione (non da parte dell’unica forza politica organicamente interna al percorso dei Forum, come invece molti temevano) di utilizzare il vasto orizzonte nel quale si muove il movimento come semplice occasione per rafforzare la propria organizzazione, senza troppa attenzione alle ricadute e ai destini collettivi; ma tali episodi sono rimasti marginali e non hanno minimamente scalfito la diffusa volontà di proseguire il percorso comune, ovviamente nel rispetto delle molte differenze che sono e fortunatamente restano presenti. Rispetto che, ad esempio, mi pare sia ben presente tra coloro che hanno dato vita all’area dei “disobbedienti”, consapevoli di essere una parte, certamente importante, di un insieme più vasto, complesso ed articolato.
Non va nemmeno sottovalutata l’importanza della scelta operata da diverse associazioni nazionali, da reti e da importanti settori del sindacalismo anche confederale, di continuare la scommessa di un possibile percorso comune: gli attacchi mediatici, ma anche le critiche provenienti dall’interno stesso di tali realtà, avrebbero potuto portare a ben altre conclusioni; ma le fratture attese e auspicate da molti, come ad esempio lo sfilarsi di quella parte del mondo cristiano, cattolico e non solo, che fino ad ora ha condiviso questo percorso di contaminazione fra diversi, non si sono verificate. Anzi in una lettera aperta, rivolta all’assemblea proprio da tali aree, è giunta la proposta di organizzare un pubblico Forum sul significato e sul valore, anche teologico, di un percorso comune tra persone con differenti o assenti riferimenti religiosi. In un momento nel quale molti, da sponde diverse, chiamano alla guerra di religione tale proposta risulta ovviamente di massima importanza.
Ciò nonostante, se non fossimo ben consapevoli della fatica e dello sforzo fin qui sviluppato, potremmo dire che il difficile comincia ora. La costruzione del Forum Sociale italiano dovrà infatti essere un percorso a tappe, articolato, rispettoso delle diverse velocità delle molte realtà locali e nazionali che partecipano alla sua articolazione, capace di rappresentare anche pubblicamente le diverse aree presenti, di sviluppare la massima democrazia interna, sfuggendo ogni cortocircuito organizzativo, ma al medesimo tempo consapevole della necessità di superare tendenze autoreferenziali e minoritatarie, ancora presenti seppur in modo limitato. Per il raggiungimento di tali obiettivi sarà fondamentale il contributo dei Forum locali, a patto che sappiano sfuggire ad ogni logica di intergruppi, che sappiano essere la casa accogliente di tutti coloro che, senza altre appartenenze, condivideranno il Patto di Lavoro che insieme scriveremo e le campagne che collettivamente decideremo di organizzare.
Il Forum Sociale italiano dovrà evitare di “viversi” come un monolite onnicomprensivo: le associazioni nazionali e locali continueranno infatti ad esistere, a realizzare le loro iniziative nell’autonomia di ciascuno e rappresenteranno per ciascuno di noi una ricchezza e un’ulteriore opportunità. Sarà attorno ai principi e agli obiettivi del nuovo Patto di Lavoro che individueremo orizzonti ed azioni che renderanno evidente di volta in volta il nostro percorso comune e le diverse forme nelle quali si realizzerà: vi potranno essere campagne comuni, condivise nei minimi particolari e mobilitazioni pensate insieme ma realizzate con modalità fra loro differenti, così come abbiamo sperimentato a Genova.
Quello che ci tiene insieme, e lo abbiamo dimostrato a Firenze nella recente assemblea, è infatti ben più importante delle modalità con cui realizzare la singola scadenza: un patto contro la guerra, contro il terrorismo e per un mondo più giusto e più solidale da realizzarsi con lo spirito e la cultura che ci viene dal grande Forum di Porto Alegre dello scorso gennaio, dall’indimenticabile esperienza delle giornate di Genova. Cultura e pratica con la quale in tanti torneremo nel gennaio del prossimo anno a Porto Alegre per dire che sì, è proprio vero, anche da noi “un altro mondo è già in costruzione”.
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