La Politica Agricola Comune ha bisogno di essere cambiata: non a vantaggio dell'OMC, dei mercati internazionali o delle compagnie transnazionali, bensì per permettere all'agricoltura di adempiere il suo compito economico, sociale ed ecologico.
Ciò che Blair non dice a proposito della Politica Agricola Comune (PAC)

Tony Blair, il quale guiderà la presidenza di turno dell'Unione Europea (UE) dal 1° luglio a fine dicembre 2005, dichiara essere troppo costosa la Politica Agricola Comune (PAC) e pretende, di conseguenza, che il budget agricolo dell'UE venga drasticamente ridotto. Secondo Blair è inaccettabile che gli agricoltori, i quali rappresentano meno del 5% della popolazione dell'UE, ricevino il 40% del budget europeo, dato che 'l'agricoltura appartiene al passato'.
Budget agricolo: 40% di cosa?
Prima di tutto, se è vero che la Politica Agricola Comune (PAC) assorbe quasi il 40% del budget dell'Unione Europea, Tony Blair tuttavia omette di ricordare che il budget dell'UE rappresenta meno dell'1.2% del prodotto interno lordo (PIL) europeo (112 miliardi di euro), vale a dire una cifra infima rispetto ai budget nazionali degli stati membri. Ad esempio, il budget della Francia rappresenta il 20% del PIL nazionale, ovvero 266 miliardi di euro per il 2004.
Ad eccezione del 'fondo di coesione regionale' (che assorbe il 34% del budget dell'UE), la PAC rappresenta, fino ad oggi, l'unica politica comune attuata a livello europeo. Altrimenti detto, in materia d'agricoltura, le competenze principali sono in mano all'UE, mentre le autorità nazionali si limitano ad attuare le decisioni prese a livello europeo e a adattarle al contesto nazionale. Questa ripartizione delle competenze si riflette anche sui budget: quelli nazionali per l'agricoltura sono stati trasferiti a livello europeo.
Per misurare quindi le reali spese pubbliche in un dato settore, le spese a livello europeo vanno sommate a quelle a livello nazionale. Tale calcolo mette in evidenza che, in definitiva, la Politica Agricola Comune rappresenta solo lo 0.3% del PIL europeo (quindi EU + stati membri), contro il circa 2% speso per la ricerca e lo sviluppo. Il budget europeo della PAC corrisponde più o meno alle spese militari della Francia (40 miliardi di euro l'anno).
Affinché un domani l'UE sia in grado di prendersi a carico politiche comuni in materia di ricerca e sviluppo, industria o dei trasporti, un innalzamento del budget europeo è indispensabile. Invece, i capi di stato dei principali paesi contributori netti (Germania, Francia, Paesi Bassi, Svezia, Lussemburgo e Regno Unito) chiedono una diminuzione del budget europeo all'1% del PIL. Tutto questo nel momento in cui uno sforzo finanziario da parte dei paesi più ricchi è particolarmente necessario per permettere ai nuovi paesi membri un recupero economico e sociale.
Solo il 5% della popolazione europea beneficia della PAC?
È subdolo affermare che solo gli agricoltori beneficino delle politiche agricole. Sin dal 1962, l'obiettivo principale della PAC è stato quello di assicurare a tutti gli europei l'accesso ad un'alimentazione di qualità e in quantità sufficiente. Fino a quando gli esseri umani avranno bisogno di nutrirsi dei frutti della terra, l'agricoltura resterà un pilastro delle nostre società. L'agricoltura ha dunque un futuro roseo davanti a sé!
Per tutelare la sicurezza alimentare nell'Unione Europea, è necessario garantire a coloro che producono i nostri alimenti un reddito decente, almeno al livello del reddito minimo garantito in ogni paese. Oggi, purtroppo, gli agricoltori rappresentano, in tutti i paesi europei, la categoria socio-professionale con il reddito più basso. Ogni minuto, in Europa, sparisce una fattoria, dovuto al fatto che ormai gli introiti agricoli non bastano più per mantenere una famiglia. Date queste circostanze, possiamo veramente affermare che gli agricoltori sono privilegiati?



Eliminare i sussidi agricoli?
L'offensiva contro i sussidi agricoli da parte di Blair non è del tutto ingiustificata. I pagamenti diretti, attuati dal 1992 ad oggi, non solo vengono distribuiti in modo ineguale tra gli agricoltori, ma comportano anche una serie di conseguenze rovinose.
Prima di tutto, ricordiamo che solo il 20% degli agricoltori, e tra questi i più abbienti, riceve l'80% dei pagamenti. Interi settori di produzione sono esclusi dai pagamenti (frutta e verdura, carne suina, vino), mentre altri settori assorbono l'intero budget (grano, carne di manzo, zucchero).
Inoltre, la funzione dei pagamenti diretti è quella di permettere una riduzione dei prezzi agricoli a dei livelli ben al di sotto dei costi di produzione. Negli ultimi dieci anni, la Commissione Europea ha costantemente ridotto i prezzi garantiti per quasi tutti i prodotti agricoli: i pagamenti diretti hanno come scopo quello di compensare le perdite. Gli agricoltori europei non sono i beneficiari di questa politica, ma vengono, malgrado ciò, spesso accusati di sprecare denaro comunitario.
Questa riduzione dei prezzi agricoli comporta delle conseguenze deleterie a livello internazionale. Più del 50% dei poveri del mondo dipendono, per la loro sussistenza, dall'agricoltura: la concorrenza da parte di prodotti agricoli provenienti dall'UE, dal Brasile o dagli Stati Uniti, così come anche il calo del prezzo mondiale, minano i loro introiti. Ai loro governi non è nemmeno concesso usare l'unico strumento che i paesi poveri potrebbero permettersi: dazi sulle importazioni. L'organizzazione mondiale del commercio (OMC) lo vieta.
Questa tendenza è principalmente a vantaggio dell'industria agro-alimentare e del settore della grande distribuzione, i quali acquistano 'materie prime' a prezzi ben al di sotto del loro valore reale, per poi rivendere i loro prodotti ai consumatori a prezzi stabili, aumentando così il margine d'interesse. Tutto ciò, ovviamente, a scapito del cittadino che paga le tasse, degli agricoltori e dei consumatori.
Nonostante ciò, non tutti i sussidi agricoli devono per forza avere questi effetti negativi. L'agricoltura ha bisogno del sostegno pubblico per modernizzare le proprie strutture, per renderle più ecologiche, per permettere ai giovani d'avviare un'attività agricola, per salvaguardare la produzione agricola in zone svantaggiate, per favorire lo sviluppo di piccole unità agricole su tutto il territorio europeo … ma ciò che è ancora più importante dei fondi è la regolamentazione dei mercati agricoli e alimentari.
Cambiare la Politica Agricola Comune, SÌ, eliminarla, NO!
Al livello attuale dei prezzi agricoli, l'eliminazione dei pagamenti diretti significherebbe la fine dell'agricoltura in Europa, e quindi la fine della produzione alimentare europea. Vogliamo veramente dipendere dagli Stati Uniti, dal Brasile o dalla Cina per la nostra alimentazione? Vogliamo veramente che le nostre campagne vengano abbandonate? Vogliamo veramente perdere una decina di migliaia di posti di lavoro nel settore agricolo e agro-alimentare in Europa?
Se vogliamo salvaguardare la produzione alimentare europea e la vita delle nostre campagne, è necessario garantire agli agricoltori la sussistenza grazie a una retribuzione adeguata del loro lavoro.
La riduzione dei pagamenti diretti auspicata da Tony Blair non può che essere realizzata parallelamente a un aumento dei prezzi agricoli. Questi devono essere in grado di coprire i costi di produzione come anche assicurare un reddito decente agli agricoltori.
Le condizioni per un tale incremento dei prezzi agricoli sono le seguenti:

" prezzi garantiti a livelli corrispondenti alla media dei costi di produzione in Europa;
" una politica di controllo della produzione per evitare le eccedenze;
" dazi sulle importazioni di prodotti agricoli a basso prezzo che destabilizzerebbero il mercato interno.

La Politica Agricola Comune ha bisogno di essere cambiata: non a vantaggio dell'OMC, dei mercati internazionali o delle compagnie transnazionali, bensì per permettere all'agricoltura di adempiere il suo compito economico, sociale ed ecologico.

*Public Citizen Europa*