31/7/2004 - All'OMC, Fischler e Lamy hanno tradito i contadini europei e quelli dei paesi del Sud, a solo vantaggio delle multinazionali.

Firmato in fretta e furia in piena estate per evitare reazioni nell'opinione pubblica, l'accordo ottenuto nella OMC il 31 luglio tra i 147 paesi membri è un nuovo duro colpo per tutta l'agricoltura, sia in Europa che nei paesi del Sud. Permette ai paesi del Nord di mantenere il proprio sistema di sostegno interno disaccoppiato, sistema intoccabile, che contribuisce a far sì che il guadagno degli agricoltori dipenda essenzialmente dai contributi pubblici e non dalla vendita della loro produzione. Questo sistema rappresenta da una parte una ingiustizia nei confronti dei molti produttori europei che non beneficiano di alcun aiuto (comparto frutta, ortaggi, vino…) e dall'altra parte una ingiustizia nei confronti dei produttori dei paesi del Sud le cui produzioni sono messe in concorrenza con quelle vendute a prezzi che non corrispondono ai costi di produzione. Inoltre questo accordo è un ulteriore passo verso lo smantellamento delle barriere doganali, la sola protezione legittima, in quanto praticabile dai paesi ricchi quanto dai paesi poveri, che permetterebbe di mantenere sia i prezzi dei prodotti agricoli che il reddito ai contadini nel mondo intero.
Se questo accordo permette la ripresa del negoziato del ciclo di Doha, ironicamente nominato "ciclo dello sviluppo", fa prima di tutto trasparire la volontà dei paesi del Nord di mantenere abusivamente il proprio orientamento all'export, garantendo per mezzo del disaccoppiamento dei premi agricoli il metodo di sostegno interno, rifiutandosi di mettere in atto una vera politica di gestione dell'offerta. Si tratta prioritariamente, per i nostri dirigenti politici, di garantire alle multinazionali agroalimentari un approvvigionamento ad un prezzo illecitamente basso, e ciò con grave danno al reddito degli agricoltori.
Visto che gli scambi mondiali rappresentano meno del 10% del valore della totale produzione agricola ed alimentare, i nostri dirigenti politici vogliono che sia il commercio mondiale a determinare l'insieme delle politiche agricole! Questi accordi incoraggiano giorno dopo giorno una delocalizzazione sempre maggiore delle produzioni, l'industrializzazione della produzione agricola a detrimento dell'agricoltura contadina e degli scambi commerciali "non-equi" tra i popoli.
Come possono tali politici dichiararsi paladini dello "sviluppo durevole" quando questi orientamenti di scambi commerciali divoratori di energia e di posti di lavoro non faranno che accrescere entro un brevissimo periodo i problemi della fame e della povertà nel mondo? E come possono felicitarsi del fatto che questi accordi permetteranno di mantenere una PAC sinonimo di desertificazione delle campagne, con la scomparsa di migliaia di contadini ogni anno nella sola Europa?
La CPE ed una cinquantina di organizzazioni di tutti i continenti chiedono che la PAC riformata del 26 giugno, così come la Farm Bill americana, siano cambiate affinché il principio della Sovranità Alimentare possa essere applicato in tutto il mondo. Fischler e Lamy insieme ai governi europei si attestano sulla via della deregolamentazione benché questa si sia dimostrata già da molto tempo disastrosa per tutti i contadini del mondo. Evidentemente questi sono molto più interessati a mantenere un sistema che incrementi artificiosamente il profitto delle multinazionali dell'agroindustria, piuttosto che ridurre la disoccupazione in Europa o la fame nei paesi del Sud.
La CPE e le organizzazioni che la compongono continueranno a mobilitarsi con l'obiettivo di far fallire questi accordi, come già hanno lo hanno fatto a Seattle e a Cancun.