LA RIVOLUZIONE ECOLOGICA IN POLITICA ECONOMICA
 

Non c’è stata una sola famiglia in Italia che non abbia avuto negli ultimi anni almeno una persona cara morta per cancro dovuto esclusivamente a cause alimentari/ ambientali. Gran parte del mondo giovanile è a rischio di droga, tenuto lontano per molti anni da ogni attività utile al paese e preparato dal sistema scolastico soprattutto al lavoro dipendente inteso solo come modo per procurarsi il denaro necessario per sopravvivere. Le attività economiche che non danneggiano l’ambiente come l’agricoltura su piccola scala, l’artigianato tradizionale e tutte le attività di manutenzione sono penalizzate. La nostra terra è violentata, deturpata da attività che in molti casi aumentano l’inquinamento e la frenesia del vivere. L’Italia appare oggi un paese senza identità, senza scopo civile nel consesso dei paesi del mondo, ma solo preoccupato di non perdere terreno nell’economia dei paesi privilegiati. Solo un grande cambiamento politico, economico e sociale è in grado di migliorare la qualità della vita umana, cambiamento possibile con l’apporto di tutte quelle forze, vecchie e nuove, che capiscono la necessità di una forte inversione di tendenza in tutti i campi. L’economia dello sviluppo, adatta ad un periodo post-bellico, è diventata devastante, cambia troppo in fretta i punti di riferimento e ciò produce danni sociali, ambientali ed economici. Occorre perciò limitarla sia quantitativamente che qualitativamente e promuovere lo sviluppo solo in quei settori abbandonati negli ultimi 50 anni, come il mondo rurale, l’agricoltura non imprenditoriale e il piccolo artigianato, settori che da millenni sono la base portante della civiltà e della cultura italiana. Il fondamento di una stabilità economica, che comprenda la salute ambientale e umana come obiettivo primario, è la ricostruzione della campagna italiana, della sua autonomia insieme alla formazione di migliaia di posti di lavoro nelle attività indipendenti su piccola scala, essenziali allo sviluppo della simbiosi della società con l’ambiente naturale (artigianato di bottega, energie rinnovabili, bioedilizia, ecc.). Tale impegno politico-economico, oltre a porre il paese, fra quelli più sviluppati, all’avanguardia nell’affrontare i problemi strategici del prossimo futuro, lo pone in condizione di diventare il principale alleato dell’autonomia economica e dell’indipendenza politica dei popoli del mondo cosiddetto sottosviluppato. 

OBIETTIVI DELLA RICOSTRUZIONE DEL MONDO RURALE

  • Per ricostruire il nostro mondo rurale occorre che ad esso siano affidati dei compiti essenziali nel nuovo assetto sociale, ambientale ed economico che ci si propone di raggiungere.

  • Ricostruire l’identità culturale del paese, recuperando le capacità manuali e i mestieri di cura dell’ambiente trasmettendoli dagli anziani ai giovani e giovanissimi.- Dare alle giovani generazioni un compito fondamentale nella ricostruzione del paese con possibilità di vita e recupero delle migliori tradizioni nei territori rurali.

  • Sviluppare nuove attività economiche nei settori più funzionali alle nuove frontiere della simbiosi fra la società e la natura.

  • Aumentare la qualità della vita attraverso la disponibilità di beni d’uso in natura.

  • Aumentare l’autonomia alimentare del paese e la qualità dei suoi prodotti.
    - Abolire la chimica di sintesi e ogni forma di inquinamento dalle produzioni agricole.

  • Sviluppare le attività che non producono effetto serra.

  • Ridurre il lavoro dipendente.

  • Bonificare le falde acquifere e recuperare l’equilibrio nell’assetto idrogeologico.

  • Combattere la desertificazione, moderando i cambiamenti climatici attraverso la forestazione e la formazione di una policoltura agricola ad alta diversità vegetale.

  • Sviluppare la biodiversità ed il numero e qualità di piante alimentari.

  • Rilanciare le razze locali di animali domestici dell’agricoltura e la trazione animale con strumenti di lavorazione a bilancio energetico positivo e senza impatto ambientale.

  • Ridurre i costi dei posti di lavoro nelle attività che aumentano la simbiosi della società con la natura.

  • Sviluppare i mercati locali e il commercio internazionale per piccole partite di alta qualità saltando la grande distribuzione.

  • Costruire una nuova rete di trasporti pubblici a massima efficienza energetica, a bassi costi e capace di servire efficacemente il territorio rurale

LA RICOSTRUZIONE RURALE E ARTIGIANA

I provvedimenti legislativi per la rinascita del mondo rurale hanno carattere di eccezionalità e comportano un investimento economico e di impegno non solo pubblico ma anche dei privati la cui partecipazione dovrà essere favorita fiscalmente e burocraticamente. La crescita di un settore di attività rurali autonome dal consumo ordinario di prodotti industriali, comporterà un parziale riassetto del settore industriale di cui dovrà essere favorita e incentivata la modernizzazione intesa principalmente ed essenzialmente come riduzione dell’effetto serra con progressive restrizioni fino alla completa abolizione di tutte le attività di cui non sia accertata e accertabile l’assenza di inquinamento ed effetti nocivi per l’uomo e l’ambiente. La legislazione economica dovrà cambiare stabilendo chiaramente due zone:

a) quella delle imprese che continueranno ad essere regolate dalla legislazione attuale opportunamente modificata con l’introduzione di controlli ed incentivi ecologici

b) quella dei mestieri (o attività senza impresa), che comprendono l’artigianato di bottega in città e l’artigianato agricolo in campagna, per la quale sarà reintrodotto ed esteso il regime di esenzione a condizione che si muovano verso una progressiva indipendenza dalla grande industria e bandendo l’uso di sostanze chimiche di sintesi e ogni altra forma di inquinamento. Il regime di esenzione riguarderà anche le quote nonché le leggi sul lavoro e comporterà l’abolizione in questo settore delle leggi sull’apprendistato che verrà considerato letteralmente come scuola pubblica con assicurazione infortuni a carico dello stato. 

PROVVEDIMENTI COLLATERALI PER LA RICOSTRUZIONE DEL MONDO RURALE E ARTIGIANO

Tra i vari provvedimenti possibili ricordiamo:

  • ricostruzione di demani civici da concedere in uso a comunità frazionali e in cui insediare famiglie coltivatrici in comodato o contratto d’uso; ciò comporta il blocco di tutte le vendite di demani agricoli pubblici e l’avvio all’opposto di una politica di acquisto di terre da parte del demanio· finanziamento del volontariato in agricoltura e nell’artigianato di bottega· ritornare al maestro elementare unico e alla pluriclasse con un basso numero minimo di ragazzi per la riapertura delle scuole elementari rurali e finanziare le scuole autogestite dai genitori in zone rurali

  • introdurre in tutta la scuola dell’obbligo del paese, come materia di base, l’ecologia, comprendente manutenzione ambientale e alimentazione tipica con periodi di pratica in campagna· istituire almeno tre centri di istruzione di economia domestica rurale ( nord-centro-sud)

  • finanziamento della ricerca e sperimentazione nel campo delle piccole industrie rurali (molini a pietra e ad acqua, piccole centraline idroelettriche, eoliche, solari per l’autonomia energetica locale, piccoli frantoi, filande ad acqua, ecc.)

  • abolizione dell’autorizzazione sanitaria nel settore b) e sua sostituzione con un parere dell’ufficiale sanitario· abolizione di qualsiasi obbligo di libri contabili nella piccola agricoltura e nell’artigianato di bottega che non ha rischi d’inquinamento (settore b)

  • abolizione dell’IVA, dell’IRAP ed instaurazione di una dichiarazione dei redditi annuale unica per le attività del settore b)

  • le colture transgeniche devono essere vietate sia come coltivazione che come ricerca e commercio in tutto il territorio nazionale.
     
     
    Giannozzo Pucci
    ASCI Associazione di Solidarietà per la Campagna Italiana
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