Integrazioni

 

·       Per un’alternativa alla certificazione

Vi è sicuramente un elemento di contrasto tra i nostri principi e quelli enunciati dall’agricoltura biologica ufficiale:

loro pensano che noi non vogliamo controlli generando così confusione nei rapporti con i consumatori, vogliamo evitare l’iscrizione agli organismi di controllo solo per poter avere carta bianca in un regime di quasi anarchia.

Noi abbiamo una valida alternativa alla certificazione attuale e lo possiamo evidenziare in questi punti:

-introduzione del concetto di “chi inquina paga”

-demandare i controlli agli apparati statali già esistenti (ARPA, ASL, NAS)

-chi coltiva in modo sano e pulito non deve pagare balzelli, deve essere agevolato

-introduzione di una vera tassa (come quella sulla benzina o sulle sigarette) sui  prodotti inquinanti.

Tutto questo porta alla soppressione degli organismi di controllo (peraltro diventati apparati burocratici autogestiti, che si autocelebrano con un enorme spreco di risorse a danno dei contadini) e tende ad inchiodare lo stato sulle proprie responsabilità, non delegando a nessuno quello che deve fare lui stesso. Se solamente questi organismi vedessero il pericolo della discesa in campo dell’industria agro-alimentare che mira a fagocitare una nicchia di nuovo business, capirebbero la necessità di riunirsi tutti intorno ad un movimento contadino che non vede precedenti nella storia del paese.

Essi potrebbero riciclarsi nel ramo sindacale del movimento, a patto che capiscano la differenza tra agricoltura “pulita” contadina ed agricoltura industriale, partendo dal concetto che l’industria muove i suoi passi con il solo scopo del profitto, i cui risultati vediamo tutti i giorni anche nella grande distribuzione convenzionale. Alcuni di loro hanno avvertito il pericolo di un’invasione industriale che può essere solamente inquinante in tutti quei principi nei quali fonda le proprie radici la nostra associazione.

E’ giunto il momento di radunare tutte queste forze che, stanche e deluse e disilluse, hanno però voglia di creare un’alternativa valida aldilà degli schemi precostituiti, ovviamente secondo i principi fondanti dell’ASCI. Non saremo al traino di nessuno, proveremo anzi ad alzare la voce per elevare il livello di discussione verso la necessaria svolta che la società deve fare .

 

 

·       Osservazioni sull’agricoltura industriale

L’agricoltura industriale ha portato negli emisferi nord e sud solamente “malagricoltura”:

-nel nord del mondo monocolture intensive, allevamento intensivo, meccanizzazione  esasperata che necessitano di impieghi massicci di prodotti chimici di sintesi,  provocano la distruzione della biodiversità e l’abbandono delle campagne con le conseguenze di rendere la terra sempre più sterile (deforestazione, desertificazione), di produrre sempre più cibo avvelenato, di lasciare la produzione in mano a poche persone che non si configurano più come contadini ma praticamente alle dipendenze delle multinazionali.

-nel sud del mondo monocolture intensive, allevamento spropositato a pascolo, manodopera a basso costo,  provocano anche qui gli stessi danni con l’aggiunta di non poter avere un’agricoltura per la propria sopravvivenza e della mancanza d’acqua, con le conseguenze disastrose di eliminare interi habitat naturali e intere popolazioni locali ormai ridotte alla fame, portando al primo mondo prodotti di scarsa qualità.

Riepilogando, abbiamo visto come l’agricoltura industriale sia effettivamente in mano a poche multinazionali, le quali producono:

-inquinamento del cibo (prodotti chimici e OGM)  della terra (sterilità)  dell’acqua, dell’aria e da trasporto (cibo che viaggia ovunque )

-consumo di risorse primarie quali il territorio e l’acqua, non rinnovabili

-perdita delle biodiversità

-perdita di posti di lavoro nelle campagne con il miraggio della società industriale, per non riuscire a sostenere i costi di un’alta meccanizzazione, per finire con l’attacco ai piccoli contadini fatto da leggi assurde a livello burocratico, fiscale e sanitario

-sempre più dipendenza ai contadini del sud del mondo.

 

Oggigiorno siamo di fronte ad una iper-produzione di carne,latte,uova,formaggio.

Il problema più grande però è soprattutto sulla carne bovina, con una sovrappopolazione mondiale di animali (oltre un miliardo- J.Rifkin su “ECOCIDIO”). Nel nord del mondo vi è un altissimo consumo di carne con un surplus di proteine che danno origine alle malattie moderne del mondo occidentale, mentre nel sud del mondo si continua a morire di fame. In occidente gli animali vivono in stalle-lager, alimentati con mangimi nella migliore delle ipotesi, altrimenti con farine animali, con tutte le ricadute sulla qualità. Questi sistemi di allevamento sono i responsabili di inquinamenti delle falde acquifere, dell’effetto serra e degli enormi consumi di materie prime quali cereali  e acqua. Sappiamo delle distruzioni di interi ambienti per fare spazio a pascoli in paesi terzomondismi, con tutto quello che comprendono: foreste, fauna, persone.

Anche su questo grosso problema è possibile e necessaria una riconversione, riuscendo innanzitutto a togliere il potere decisionale dalle mani delle multinazionali del settore, riuscendo a rieducare i contadini, insomma a portare avanti con forza il discorso dell’agricoltura contadina. Occorre quindi una grande aggregazione che dall’agricoltura, quale settore primario per l’uomo e la sua sopravvivenza, passi ramificandosi in tutti i temi del sociale e del quotidiano, sul filo ovviamente della ricostruzione dei rapporti umani, della fratellanza, della solidarietà, dell’etica e dell’uguaglianza