Documento di riflessione e discussione per la nascita di un movimento contadino italiano
Nel panorama nazionale dell’agricoltura, a tutt’oggi, brillano
incontrastate le stelle dei tre sindacati di categoria, i quali hanno snaturato
il loro ruolo , cioè la protezione dei più deboli in economia agricola per
garantire la migliore qualità, linea seguita fino all’ottocento da quasi tutti
i monarchi. Da questa data in poi, c’è stata un’inversione di tendenza che ha
portato avanti solamente la salvaguardia dei più forti a favore della
produttività, inglobando i più piccoli, ingabbiandoli a dovere per poter
costruire anche su di loro il proprio incontrastato dominio.
I tre sindacati attuali non vengono meno nel seguire questa linea: di
tutti gli iscritti fanno solamente gli interessi dei più forti torchiando i più
piccoli e deboli, obbligandoli ad assoggettarsi a leggi inique con il ricatto
di servizi essenziali quali il patronato,contabilità, contributi,etc. Si
possono quindi definire i sindacati dell’agricoltura industriale. Le
conseguenze di questo agire sono la mancanza di legami con la base dei piccoli
contadini, mai difesa adeguatamente , anzi a malapena tollerata.
A Genova, in occasione del G8, è nato il coordinamento
per un’altra agricoltura, al quale l’ASCI ha
prontamente aderito, proponendo di gettare le basi per la nascita di un vero movimento contadino italiano, che
sappia raggruppare agricoltori e non, insomma tutti quei soggetti che hanno
capito il ruolo centrale e primario del mondo rurale e le sue multiformi
articolazioni ad ogni livello della società. Non dobbiamo dimenticare il ruolo
della cultura contadina nel tessuto sociale, costruito nei millenni, collaudato
nei secoli, arrivato fino a noi per essere difeso e riproposto alla modernità
quale rimedio all’avanzare di una globalizzazione che distrugge le risorse e le
sovranità locali anche in campo alimentare.
La costituzione di un movimento contadino avrebbe una doppia
importantissima valenza:
da una parte il totale abbandono della dipendenza dall’industria
porterebbe, con la riconversione di porzioni sempre più grandi di territorio,
ad un’agricoltura di tipo artigianale-contadina ed al riappropriarsi di
tecniche antiche, ma tuttora validissime soprattutto sotto il profilo
dell’impatto ambientale e dell’inquinamento
dall’altra parte tutto questo porterebbe inevitabilmente a riottenere la
sovranità alimentare e a poter scegliere il tipo di agricoltura.
La risposta alla globalizzazione in campo alimentare è sicuramente un’
agricoltura artigianale-contadina, un’agricoltura sostenibile, intesa come
riappropriazione del legame uomo-terra, il nostro cordone ombelicale, e non
come business dell’ultima ora
che mantiene carrozzoni privati da una parte e impone balzelli
dall’altra. L’agricoltura biologica può essere considerata una somma di buone
tecniche di coltivazione, ma non deve necessariamente andare nella direzione
dell’industrializzazione, del produttivismo e delle sovvenzioni senza negare se
stessa: un ostacolo alla facoltà di un popolo di poter essere sovrano in campo
alimentare.
Il neo movimento contadino dovrà perseguire due obiettivi fondamentali:
·
una linea interna atta a
salvaguardare tutto quello che ancora esiste del retaggio culturale e sociale
della ruralità del paese e prendere finalmente le difese dei piccoli e
piccolissimi contadini, proponendosi come nuovo sindacato per fare opera
diretta di sostegno e porsi cime adeguato interlocutore presso tutte le
istituzioni. A tale proposito vedi il documento la
rivoluzione ecologica in politica economica in
allegato.
·
una linea esterna diretta verso lo
scenario mondiale entrando a far parte concretamente dei movimenti
internazionali contadini (CPE,VIA CAMPESINA,MST) con il giusto peso dei numeri
e dei contenuti.
L’adesione a questo movimento nazionale sarà aperta a tutti, agricoltori
e non, per poter preparare un vero movimento d’opinione, autonomo e libero,
cioè staccato dalle logiche partitiche che ben conosciamo, per poter imporre
all’opinione pubblica un panorama effettivo a 360 gradi di quello che accade in
Italia e nel mondo. La centralità del discorso deve essere quella del ruolo
primario dell’agricoltura nella società, non solo come fornitrice di beni
necessari al sostentamento, ma come momento costituente del tessuto sociale ed
economico,di rivalutazione di valori umani, lavoro,rendita,famiglia,legame con
la terra che è l’unica strada per arrivare ad una simbiosi società-natura. Si
rivendica quindi il ruolo svolto da tutti i contadini nella salvaguardia del
pianeta sulle basi suddette, si rivendica una equa ridistribuzione delle
produzioni e della terra da coltivare, si rivendica il dovere di tutti nei
confronti dei beni primari: acqua,cibo,diritti umani; si rivendica inoltre il
diritto naturale dei popoli alla sovranità alimentare e a poter uscire dalle regole imposte dai trattati del
commercio mondiale che sono la riprova della distruzione delle economie
agricole locali.
Tre sono le pietre fondanti di questa casa:
1. una rendita adeguata e soddisfacente per i contadini
2. una minor mole di lavoro
3. che il lavoro sia meno opprimente, ma sia momento di gioia, soprattutto
quale testimone per le future generazioni.
Per poter avere voce in capitolo, riaffermo, è necessaria la
partecipazione di ogni frangia del
popolo al momento di aggregazione per portare avanti istanze sociali
considerevoli a tutto campo, nell’intreccio che il settore primario
dell’agricoltura configura nell’ambito della società. E’ altresì importante non
rimandare tutti i discorsi ai soli fattori di produzione, scambi di merci,
mercati internazionali, etc, ma dare un “cuore” al movimento, affinché possa
necessariamente staccarsi dall’inaridimento causato dal lato materialistico
della cosa: un cuore forte, pulsante, generoso che faccia della solidarietà,
dell’amicizia, dello spirito di collaborazione, della non competitività,
dell’uguaglianza il vero cavallo di battaglia dei popoli del terzo millennio.
Allora potranno sorgere realmente piccole comunità contadine sparse sul
territorio, legate fra loro da sinceri vincoli per poter smantellare lo spirito
di sopraffazione proprio delle economie capitalistiche; potranno esistere reti
di distribuzione di alimenti di alta qualità a disposizione delle città
(riavvicinamento e riequilibrio del rapporto città-campagna) in un ottica di
rispetto e dove al guadagno del coltivatore sia restituito il proprio ruolo.
Ancora si configura importante lo spirito nonviolento del movimento,
necessario per portare la propria voce in quei luoghi dove sono chiamati in
causa i popoli della terra, in uno slancio che unisca l’altruismo alla volontà
di capire la biodiversità non solo in
campo naturale, ma anche e soprattutto in seno all’umanità: solo così potranno
coesistere realtà che difficilmente dialogherebbero tra loro, tentativo
peraltro in atto nel movimento noglobal. Non abbiamo bisogno di strumentalizzazione per favorire
orizzonti futuri altrui ma abbiamo necessità della massima autonomia per
ragionare su una politicizzazione che
ci porti a considerare il nostro ruolo sociale.
L’agricoltura contadina è da considerarsi l’elemento trainante di una
reimpostazione dei sistemi economici e sociali di intere nazioni, l’unica ad
avere tutte le risposte alle esigenze degli esseri umani, dell’ambiente e della
natura. Occorre darsi dei punti di riflessione per stabilirne i confini e
l’occasione porta alla creazione del manifesto dell’agricoltura contadina.
nb: questo documento vuole essere solamente un momento di riflessione e
di ragionamento che possa servire da stimolo
per una discussione che porti alla definizione delle linee guida per la
nascita del movimento contadino. Saranno benvenuti tutti i contributi in questo
senso, affinché sia possibile la stesura definitiva di un documento unitario.