8-10 agosto 2003
in 250.000 a Larzac, con Bové e le principali organizzazioni
contro la globalizzazione neoliberista e il WTO

Bovè: che il settembre non sia caldo ma caldissimo, tutti in strada contro il Wto
di Gianni Fabbris

E' stato un peccato non poter aver inviato questa cronaca già nella giornata di sabato per dare conto dello straordinario evento di Larzac 2003, l'appuntamento promosso dalla Confederation Paysanne contro il Wto e raccolto da moltissime organizzazioni, movimenti e realtà di base francesi e da numerose presenze internazionali. Ma provate ad immaginare: oltre duecentomila persone sparse su cento ettari con un villaggio attrezzato di tendoni per le assemblee, stands di innumerevoli realtà, luoghi di incontro, ristoranti e chioschi di ogni tipo, spazi per teatro, cinema e corcerti… nessuna copertura per i cellulari per tre giorni …solo 4 linee telefoniche fisse per 250 giornalisti presenti e una linea internet assolutamente inutilizzabile. E' evidente che di fronte ad un impatto di questa dimensione tutte le previsioni di gestione logistica sono saltate e nemmeno la mia previdenza (computer portatile, collegamento internet con l'infrarosso al telefonino) ha potuto niente. Ci aspettavamo dalle cinquanta alle 80.000 presenze; le cronache di oggi (lunedì per chi legge) sui giornali francesi e sulle numerose testate internazionali che ne danno conto parlano di un inaspettato successo descritto da numeri che vanno fra i centocinquantamila alla valutazione di trecentocinquantamila presenze nei tre giorni avanzata da l'Humanitè. Sarà proprio l'Humanitè a titolare a caratteri cubitali in prima pagina e con efficacia "Larzac 1 - Cancùn 0" ma tutti i giornali di oggi devono prendere atto della sfida lanciata dal movimento "altromondialista" al Wto ed ai governi nazionali che lo sostengono. In effetti con questa prova di forza, che ancora una volta smentisce quanti vorrebbero il movimento dei movimenti in disarmo, si apre la stagione mondiale ed Europea contro il Wto che per bocca di José Bové, dovrà vedere "un septembre non pas chaud, mais brulant" (un settembre non caldo ma caldissimo).
Stando all'esperienza di Larzac, le condizioni ci sono: comincia a farsi strada la possibilità concreta che la mobilitazione contro il Wto possa essere, finalmente, il terreno su cui connettere l'esperienza della opposizione alla guerra (che trova in queste settimane tutte le ragioni per rivendicare il proseguimento della sua iniziativa di fronte al fallimento ed alle menzogne di chi ha voluto la guerra globale permanente) e le tante esperienze di resistenza sociale del mondo.
Non è solo nel valore simbolico di Larzac, antico luogo di lotte popolari contro la militarizzazione del territorio, ma anche nella composizione delle presenze di questi tre giorni che si esprime questa nuova possibilità. All'appello della Confederation Paysanne, fatto in nome delle ragioni e dello sforzo delle reti contadine di Via Campesina di tutto il mondo, hanno risposto praticamente tutte le reti dei movimenti sociali francesi. Così, a passare fra i tantissimi spazi del villaggio attrezzato, incontri le realtà del DAL, dei sans papier, i comitati di lotta per il lavoro, le reti di solidarietà con i popoli in lotta, Sud, Attac, le realtà sindacali di base (assenza da segnalare solo quella della CFDT), quelle dei migranti, quelli organizzati nella rete "no vox", chi ha condotto le battaglie contro la privatizzazione della scuola e per i diritti dei lavoratori e una innumerevole quantità dei tanti e tante diverse impegnati in piccole e grandi battaglie come quella contro il nucleare o per l'acqua. Ma quello che colpisce di più è, ancora una volta quando il movimento sa scrivere le sue pagine migliori, la straordinaria presenza di giovani non organizzati arrivati un po' dappertutto, con lo stesso spirito delle giornate di Firenze o di Annemasse contro il G8, impegnati, quando non a cercare un po' d'ombra in uno spazio disegnato per l'allevamento delle capre e delle pecore più che per un turismo ristoratore, nelle assemblee ufficiali e in tante iniziative autoorganizzate. Non è solo metafora, ma segno reale della ricerca di ogni modalità possibile del confronto anche oltre le liturgie classiche delle assemblee, se al centro del villaggio militante è stato messo in piedi un'Agorà dei greci (o, per qualcun altro, dei romani) in cui prendere liberamente la parola e spiegare le ragioni dell'essere li.
Certo, chi è arrivato su quest'altopiano duro fatto di prati e pascoli, di ragioni deve averne avute tante se ha dovuto pazientemente sopportare file di 18 chilometri di strada di montagna per oltre 7 ore e ha dovuto, alla fine, rassegnarsi a lasciare i propri mezzi parcheggiati lungo i prati e le strade a chilometri di distanza pur di arrivare a piedi al villaggio delle iniziative, Alle 5 del sabato pomeriggio su questa umanità felice di incontrarsi arrivava l'annuncio dagli altoparlanti che gli organizzatori avevano concordato con le autorità locali la chiusura delle uscite autostradali per arrivare a Larzac: impossibile muoversi e procedere con gli automezzi per tutti quelli che erano rimasti fuori dal luogo in cui, ormai, oltre duecentomila persone, in qualche modo erano riuscite ad arrivare. Per il movimento francese, è una prova importante anche in previsione del FSEuropeo di Saint Denis: come sfuggire alla sensazione che la prova di forza non è solo ad uso e consumo dei nostri avversari ma anche per far incidere i movimenti sociali in maniera conseguente alla loro crescita nella dinamica del secondo Foro Sociale Europeo e contribuire, per questa via, a scongiurare i rischi di autoreferenzialità e istituzionalizzazione che ogni tanto si riaffacciano nel nostro perorso? A dire la verità Bovè me l'aveva presentata proprio così quando a Ginevra, in occasione della mobilitazione contro il Wto di fine marzo, ha preso vita il coordinamento delle iniziative per Cancun proposto da una serie di realtà europee. Ben fatto, compagni francesi, non solo per aver saputo costruire uno spazio plurale di incontro e partecipazione dei movimenti sociali ma, anche, per il contributo di contenuto e di merito portato con le assemblee e gli incontri che si sono succeduti senza sosta. Trentadue assemblee programmate su tutti i temi collegati all'OMC ed alla fase della globalizzazione; luoghi non di puro dibattito accademico ma di reale socializzazione delle esperienze e di definizione dell'azione. Le grandi assemblee hanno sottolineato i temi centrali dello scontro: privatizzazioni e Gats, acqua, ogm, scuola e cultura, energia, nuovi temi in discussione nel Wto. Occasione per fare il punto sulla strategia disgelando la strategia del nostro avversario e le contraddizioni che sono poste sul suo cammino. Con il Wto i poteri forti mondiali hanno cercato e cercano di imporre al mondo il nuovo ordine economico e sociale del libero mercato e della competizione internazionale annunciando le progressive sorti di un'umanità regolata dalla competizione e dal libero commercio. In realtà di disordine si tratta, un disordine in cui i più forti (USA ed UE, multinazionali e lobby militari) cercano di garantirsi il diritto a esportare i propri modelli economici e sociali (anche in competizione fra loro), garantendo enormi ricchezze per le loro imprese, e proteggendosi dal tentativo dei paesi poveri del mondo di conquistarsi spazi di sopravvivenza e avanzamento economico. Le grandi contraddizioni degli apologeti di questa della nuova barbarie non possono essere più nascoste dal paravento antidemocratico delle trattative nelle stanze segrete del Wto, nemmeno dal tentativo di cooptare tecnocrazie dei paesi poveri o di comprare senza reali contropartite i governi più recalcitranti. E' vero il Wto è, oggi più che mai, esposto ai rischi delle sue bugie e delle sue contraddizioni ma al movimento che si sta preparando per settembre non basta. E' sempre più chiaro che sarà decisiva la nostra capacità soggettiva di stare in campo e di dare una spallata al Wto, e con esso al tentativo di ridefinire sulla base dei nuovi rapporti di forza garantiti dalla guerra militare, in nome di tutte le nostre lotte di resistenza sociale, ambientale, di genere e di cittadinanza. Per questo è quanto mai centrato l'appello finale di Bovè: che il settembre non sia caldo ma caldissimo, tutti in strada contro il Wto. Bovè lo ha fatto in nome di tutto il movimento francese ma anche delle tante lotte dei contadini del mondo che, proprio a Larzac, rilanciano la lotta contro gli OGM come una delle bandiere delle lotte di tutti ma anche del diritto contadino a produrre. Un diritto negato dalle regole del Wto ma anche dalle scelte concrete dei neoliberisti in tutto il mondo contro cui alzare la lotta come, per esempio e con grande forza simbolica, fa la Confederation Paysanne in una bella assemblea in cui si racconta delle occupazioni di terre in Francia in atto in questi anni e si lancia un appello a riprendere ovunque la lotta per l'accesso alla terra come primo diritto dei contadini e dei cittadini. 
A Larzac erano presenti due realtà italiane il Foro Contadino Altragricoltura e i militanti di Action del movimento dei disobbedienti impegnati nelle lotte per la casa e per i diritti urbani a Roma, una piccola parte di un grande movimento che questi anni ha saputo scrivere pagine importanti cui Larzac passa il testimone. 
Qui il tentativo si è dispiegato ma la verifica la dovremo misurare nella capacità europea di costruire la mobilitazione a Settembre. L'appuntamento di Riva del Garda (4-6 settembre) assume valore, dopo Larzac, non solo per il movimento italiano ma per tutto quello europeo e internazionale.


Comunicato di Bovè: 
"ad aprile 2004 lascio il mandato di portavoce della Confederation Paysanne"

E subito si apre in Francia la discussione sul futuro politico del leader contadino. 
In realtà mai come in questi giorni c'è stata una tale rincorsa al rapporto con Bovè in Francia. Verdi, PCF e, persino, il Partito Socialista, guardano con attenzione alla sua esperienza. Certamente è il segno di una fase e di un fermento nuovo francese dopo la batosta della sconfitta elettorale, un fermento che non può, evidentemente, guardare al movimento per rifare i conti con la politica. Bovè smentisce ogni sua intenzione e interesse a candidature per le Europee o le politiche francesi e non rinuncia a rilanciare i temi dell'autonomia del movimento e dei suoi contenuti come ha fatto, in un bagno di folla senza precedenti nella tre giorni di Larzac. A Larzac, intanto, una parte del movimento ha risposto a modo suo: una ventina di militanti del DAL ha gentilmente "smontato" lo stand del Partito Socialista spiegando ai quattro giovani presenti che loro "non avevano nulla da fare li".

G.F.
 

Interviste - corrispondenza audio da Larzac

Report completo su Larzac sul sito Monde Solidaire